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Perché a Venezia tornano le grandi navi?

© Foto : comitatonograndinavi / InstagramLa protesta contro le grandi navi a Venezia
La protesta contro le grandi navi a Venezia - Sputnik Italia, 1920, 18.06.2021
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Nonostante l'approvazione del decreto che vieta il passaggio delle grandi navi nel cuore di Venezia, dopo 17 mesi di stop, a causa della pandemia di Covid-19, nella Laguna tornano i grattacieli del mare.
Il 5 giugno la Msc Orchestra è salpata dalla Stazione Marittima con circa mille passeggeri a bordo, passando per il canale della Giudecca, poi nel bacino di San Marco e infine è uscita dalla laguna passando per la bocca di porto del Lido, con destinazione Grecia. La nave è stata accompagnata lungo il suo percorso da diverse barche del movimento “No Grandi Navi” contrario al passaggio delle grandi navi nel centro di Venezia, che hanno manifestato il proprio dissenso con bandiere e megafoni.
Nell’ultima stagione prima della pandemia erano state 530 le navi ad attraversare Venezia. Quest’estate, da fine giugno, sono previsti tre passaggi alla settimana. Venezia sarà di nuovo invasa dalle grandi navi o si può ancora fare qualcosa per prevenire questa drammatica situazione? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Tommaso Cacciari, leader del Comitato “No Grandi Navi”.
— Tommaso, le grandi navi da crociera continuano a passare da Venezia, nonostante il governo avesse promesso che sarebbero state dirottate a Marghera e ci sia una legge già approvata. Come mai la situazione è rimasta identica a quella di prima? Mancano ancora le alternative?
Perché le autorità italiane sono riuscite a confezionare una bugia, una fake news globale e istituzionalizzata con la quale il governo Draghi ha ingannato non solo i cittadini veneziani ma anche le media internazionali.
Il Decreto si è trasformato in una legge il 1 aprile 2021, che sembra un pessimo “pesce d’aprile”. Questo documento contiene uno statement politico assolutamente condivisibile quando dice che le navi devono stare fuori dalla laguna e le soluzioni per il loro approdo devono essere trovate fuori dalle acque della laguna di Venezia. È quello che il nostro comitato sostiene da quasi 10 anni.
Ma al fianco a questa dichiarazione il governo compie due passi falsi. Il primo, che citava lei, che riguarda “le soluzioni provvisorie a Marghera”. Chiunque pronunci questa frase sta mentendo sapendo di mentire. La “soluzione Marghera” è totalmente non realizzabile per una serie di motivi. Il canale, conosciuto anche come “canale dei petroli”, che queste navi dovrebbero percorrere per arrivare a Marghera è troppo stretto ed è non è abbastanza profondo. Ovvero, le navi da crociera non possono transitare in quel canale perché è troppo piccolo. Quindi per raggiungere questo obiettivo il governo dovrebbe compiere uno scavo e adeguare il canale alle dimensioni delle navi. Solo che si tratta di uno scavo immane, immenso di 24 km dentro della laguna di Venezia. Ma la realizzazione di questa operazione, tralasciando l'impatto ambientale, l'equilibrio idro-morfologico della laguna, è semplicemente contro la legge. C’è una legge nazionale, una legge speciale per Venezia, che vieta ogni scavo in laguna. Poi c’è un'altra legge che si chiama il Decreto Seveso che vieta il transito civile vicino alle aree ad alto rischio di incidente industriale. Per arrivare a Marghera le navi da crociera dovrebbero costeggiare interamente tutti gli impianti petrolchimici del porto che sono definite “aree ad altro rischio di incidente industriale”. Quindi, ci sono due leggi dello stato che impediscono lo spostamento delle grandi navi.
In più, costruire un porto per flusso di passeggeri non è un'impresa semplice. Dove lo faranno? Le aree del canale nord non sono di proprietà dello Stato, non sono del demanio. E poi ci sono tante domande: Chi comprerà questo spazio? Chi farà questo porto? Con quali soldi - del governo, della regione o delle compagnie di crociera? È tutto molto fumoso… Quindi, la cosiddetta “soluzione Marghera” è volatilizzata un minuto dopo che l'hanno annunciata perché semplicemente non è fattibile.
Inoltre, come soluzione definitiva il governo propone di fare un bando di idee per costruire il porto offshore. Costruire un vero porto per le navi da crociera non il tema da concorso di idee, non è un saggio di fine anno del corso di yoga, è una cosa molto seria! Servono anni, anni di studio e centinaia di migliaia di euro.
Il bello però è che non serve fare nessun bando, perché sul tavolo dei Ministeri dell'Ambiente e dei Trasporti ci sono già dei progetti. In particolare, ce n'è uno che è in stadio molto avanzato. Ci sono anni che si lavorano! Per cui se il governo vuole davvero andare verso quella soluzione, doveva semplicemente tirare fuori dal cassetto i progetti che già ci sono.
— Se il governo abbia a disposizione, come sostiene Lei, tutti gli strumenti perché non li utilizza? E perché tutta questa vaghezza? Ha una spiegazione?
Questa domanda bisogna indirizzare al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. Posso esprimere solo il mio parere personale.
Le multinazionali finanziarie (la svizzera MSC, l'americana la Costa Crociere) sono le lobby potentissime che fanno tutto il possibile per mantenere il passaggio in centro di Venezia. Non c'è un governo, non c’è un partito politico che abbia il coraggio di contrastare la volontà di queste multinazionali e rispettare gli interessi dei cittadini e della città. Questo è l'unico vero motivo.
Si mettono di traverso le compagnie di crociera con i loro interessi miliardari che riescono a determinare le politiche del governo. Un esempio su tutti – lo scorso ministro dei trasporti Del Rio, che è quello che dopo decenni ha rinnovato il piano portuale nazionale. Il tecnico che ha scritto per conto del ministro Del Rio questo piano, dopo aver consegnato il documento, è stato quasi subito assunto dal MSC…
— Il vostro comitato è stato creato nel 2012 e tutti questi 9 anni parlate con tenacia e dedizione dell’impatto ambientale delle navi da crociera che contribuiscono alla devastazione dell’equilibrio idrodinamico della laguna. Adesso, dopo l’episodio con la MSC Opera, vi sentite “traditi”?
Mi hanno deluso? Ci credevo? Dico sinceramente che ci speravo… ma io non amo la categoria del tradimento, perché per tradire bisognerebbe che prima ci fossimo sposati e invece noi non abbiamo mai avuto fiducia nei governi che ci hanno rappresentato istituzionalmente fino adesso e non abbiamo mai avuto alleati politici. Abbiamo avuto tanta solidarietà, tanta partecipazione della gente, tanta amicizia, tanto affetto e tanta vicinanza da parte della cittadinanza veneziana e non solo, ma non abbiamo mai avuto un singolo referente politico al nostro fianco.
— Dall’altro lato della barricata, invece ci sono le persone (crocieristi e operatori portuali) per le quali il ritorno delle navi è motivo di speranza perché possono finalmente tornare a lavorare. È difficile per voi mettersi nei loro panni?
Ci mancherebbe. Per la nostra cultura politica noi saremo sempre dalla parte di chi ha perso il lavoro e reclama reddito per sé e per le proprie famiglie. Bisogna però stare attenti per non commettere un errore fatale. Un conto è domandare lavoro vero, non precario. Un contro invece è difendere questo modello di sfruttamento della città e di turismo di massa che è il vero nemico del lavoro.
Venezia ogni mese subisce la fuga dei propri cittadini perché la città purtroppo è desertificata da questa economia che non salva ma uccide il lavoro o meglio i lavori. Venezia vive solo ed esclusivamente di turismo. Ecco perché la nostra città ha sofferto così tanto durante la pandemia. Se invece Venezia fosse stata piena di residenti, il lavoro avrebbe seguito la domanda dei cittadini… Una città vive perché ha una pluralità di lavori, di economie, vive per una biodiversità di professioni. È quello che rende una città tale ed è quello che rende un territorio forte.
E se il territorio ha un solo lavoro (turismo), diventa debole. Purtroppo Venezia ha espulso tutti gli altri lavori. No ci sono più i falegnami, non ci sono più gli artigiani, i pittori, non ci sono più i negozi di alimentari o non c’è più i macellai, ecc.
— Quest’estate, da fine giugno, sono previsti tre passaggi alla settimana dei grandi navi. L’ultima manifestazione del Comitato ha fatto il giro del mondo e ha attirato tanta attenzione. Pensate di continuare la vostra “battaglia navale”? Non avete paura di perderla?
No, siamo sicuri di vincerla perché sta nell’ordine delle cose che queste navi siano una assurdità. La storia determinerà il fatto che le grandi navi debbano stare fuori dalla laguna. Il problema è come velocizzare i tempi della storia.
Negli 60 qualcuno tra Cuba e Argentina disse che l’unica battaglia che si perde è quella che non si combatte. Si chiamava Che Guevara…
Ovviamente non ci paragoniamo con il rivoluzionario cubano, però quello che non si può negare è che già oggi è cambiata l’antropologia di Venezia. Cioè, ci siamo inventati le manifestazioni con le barche che ha fatto il giro per il mondo e oramai fanno parte della vita della nostra città. Ho 43 anni e una manifestazione con la partecipazione di 10 mila persone, come quella che ha conquistato due anni fa la Piazza San Marco, io non ho mai vista. Queste persone condividono i valori del Comitato “No grandi navi esprime”, che, al di là della avvertenza specifica, sono i valori di comunità, di mantenere una città viva, accogliente, diversificata e non schiacciata sulla monocultura turistica e sugli affari ad ogni costo. Sono dei segni che, a prescindere dal passare delle grandi navi, non andranno mai via. Quando vado a prendere mio figlio dall’asilo e vedo che i suoi compagni guardando alla nave da crociera cantano lo slogan del Comitato “Fuori le navi dalla Laguna!”, mi rendo conto che questi bambini sono cresciuti nelle nostre manifestazioni, nelle nostre battaglie. Quindi è una lotta che non si perde, anzi l’abbiamo già vinta!
Continueremo senza dubbio a manifestare anche perché ad ogni manifestazione le migliaia di persone che scendono in strada si sentono più vicine, si da un senso di comunità, di città, di unione. Con ogni manifestazione la nostra città diventa più forte!
— Dieci star dello spettacolo mondiale - da Mick Jagger a Francis Ford Coppola - lanciano intanto un appello per salvare la città e si schierano contro grandi navi. Il loro sostegno vi può aiutare in qualche maniera? Secondo Lei, la loro voce verrà ascoltata?
Venezia è una città del mondo, è un patrimonio di tutto il Pianeta. Venezia vive anche della sua globalità. Però è importante che il suo essere globale non sia solo il sinonimo di sfruttamento e di consumo della città da parte delle masse. Se ci sono personalità del mondo dello spettacolo e della cultura che dico la loro, siamo ovviamente contenti. Ci serve senz'altro il loro sostegno!
Veniamo spesso denunciati, processati e condannati per le nostri manifestazioni. Hanno provato a fermarci con una sanzione da 40 mila euro durante il lockdown, siamo stati anche impediti a fare delle iniziative per raccogliere i soldi. Però la solidarietà da parte della gente e degli attori, dei cantanti, dei personaggi del mondo della cultura, che hanno anche materialmente contribuito al nostro fondo di difesa legale, ci ha aiutato molto e ci mantiene in grado di continuare la nostra battaglia.
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