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L’Italia è pronta ad uscire dalla “Via della Seta”? Parola a Marco Ricceri (Eurispes)

© Foto : Palazzo Chigi/YoutubeFirma del Memorandum Via della Seta
Firma del Memorandum Via della Seta - Sputnik Italia, 1920, 18.06.2021
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Durante la conferenza stampa al termine del G7 di Carbis Bay, in Cornovaglia, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha ribadito il posizionamento euroatlantico e non ha escluso una revisione dell’intesa sulla Via della Seta firmata dal governo gialloverde con la Cina nel marzo 2019.
L’accordo che fece dell’Italia il primo Paese dei Sette grandi ad aderire al progetto cinese “non è stato mai menzionato, nessun accenno” durante il G7, ha spiegato il presidente Draghi ma ha aggiunto che “per quanto riguarda l’atto specifico, lo esamineremo con attenzione”.
Dobbiamo aspettare una svolta in politica estera di Draghi nei confronti della Cina? L’Italia dirà addio alla “Via della Seta”? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Marco Ricceri, Segretario generale dell'Eurispes.
Dott. Ricceri, con gli alleati del G7 gli Stati Uniti hanno lanciato un nuovo piano di investimenti per contrastare la “Via della Seta” considerato dagli americani fin dall'inizio “cavallo di Troia” e “strumento di espansione globale dell'influenza cinese”. L'iniziativa alternativa Build Back Better World (B3W) è di fatto un contrattacco di Washington?
— Obiettivamente la proposta B3W è ancora tutta da verificare, nella sua portata concreta e nelle sue implicazioni. A mio avviso, bisogna essere molto attenti nell'usare termini che hanno un significato soprattutto di tipo militare, come contrattacco, avversario, etc.; sono parole che possono generare equivoci pericolosi, aumentare le tensioni invece di ridurle. Con la nuova proposta B3W siamo nell’ambito della competizione economica globale: questo è il dato vero da approfondire.
— Comunque, valutando i risultati dell'ultimo vertice G7, si può dire che oggi il vero “avversario” del mondo occidentale del XXI secolo è la Cina?
— Non userei, ripeto, la parola “avversario”. Può generare effetti negativi, al di là di ogni buona intenzione. Piuttosto parlerei di “competitor”. Ma questo non è una novità. Tutti gli esperti riconoscono il grande balzo in avanti compiuto dalla Cina nella scena economica mondiale.
— L’Italia è l’unico paese occidentale a siglare, nel marzo del 2019, il Memorandum sulla “Via della Seta”. Come dobbiamo leggere le parole del premier Draghi che in conferenza stampa al termine del G7 ha promesso di “riesaminare con attenzione l’accordo con la Cina”? A Suo avviso, l’Italia sarà pronta a rivedere o addirittura a rinunciare la “Belt and Road Iniziative” (Bri)?
— I pilastri della posizione internazionale dell’Italia sono da sempre l’europeismo e l’atlantismo, come in modo semplice e chiaro ha ben ricordato anche il Premier Draghi. Possiamo aggiungere che dalla fondazione della Repubblica ad oggi nessun organo istituzionale ha mai messo in discussione questa fondamento. Ciò non toglie che l’Italia parli col mondo, costruisca collaborazioni finalizzate a diffondere sviluppo economico diffuso e progresso scientifico e culturale pacifico. Come stato fondatore dell’Unione europea, l’Italia partecipa al grande accordo preliminare per gli investimenti reciproci per un totale di 650 miliardi di euro che l'UE ha firmato il 30 dicembre 2020 con la Cina, alla presenza, tra l’altro, dei Presidenti von der Leyen, Xi Jinping, Macron, la cancelliera Merkel.
Il 26 novembre 2020, nel celebrare a Milano il 50° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i Italia e Cina, il Vice ministro degli Esteri, Marina Sereni, ha confermato che “La collaborazione tra Roma e Pechino è intensa in tutti i settori”; che “la collaborazione – tra i due paesi – è e sarà fondamentale nel rilancio dell’economia globale. Abbiamo l’opportunità di lavorare insieme per costruire un’economia più equilibrata e sostenibile”. È in questo quadro di collaborazioni europee e nazionali che potrebbe inserirsi un’azione di riesame volta, possiamo immaginare, a ridisegnare meglio gli impegni ed i vantaggi reciproci.
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— Dal punto di vista economico e strategico, quale di due progetti – la Bri o la B3W – è il più attraente per l’Italia?
— È davvero difficile immaginarlo nelle attuali condizioni. L’Eurispes ha sempre sostenuto con il suo Presidente Gian Maria Fara che la cooperazione economica cosiddetta “hard”, basata sugli scambi di beni e servizi, dovrebbe essere integrata da una cooperazione “soft”, che riguarda gli ambiti culturali, scientifici, sociali, i rapporti tra le comunità, i territori, le città, in modo da far emergere i valori positivi che sono alla base delle strategie di co-sviluppo. I grandi progetti devono sempre essere fondati su grandi valori. Quando gli americani liberarono l’Italia dal fascismo, nelle monete e nei francobolli indicavano chiaramente le quattro libertà per cui operavano: libertà di parola, religiosa, dal bisogno, dalla paura. Il grande piano di ricostruzione dell’Italia fu ispirato da questi principi. Lo stesso deve valere oggi di fronte alle sfide comuni come la sostenibilità, la qualità dello sviluppo.
I progetti come Via della Seta o B3W avranno forza se faranno emergere con chiarezza questi valori fondanti. Solo in questo modo il confronto e la competizione assumeranno un significato positivo.
— Cosa accadrà se Roma combinerà la sua politica estera verso Pechino e la Cina, usando il titolo di un film, non sarà più così vicina?
— È il processo di globalizzazione che sta cambiando, non la posizione dell’Italia. Una globalizzazione che si sta articolando sempre più a livello regionale, come dicono gli esperti, che ha bisogno di essere guidata da un nuovo sistema di governance e indirizzata da nuove politiche in grado di affrontare i grandi squilibri mondiali che affliggono tutti.
Bandiera italiana - Sputnik Italia, 1920, 08.03.2019
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— E quale invece quale potrebbe essere, a Suo avviso, il costo politico diplomatico se l’Italia non prenderà in considerazione il parere degli USA?
— Stiamo vivendo tutti un momento di grande contraddizione esasperato da molteplici fattori – i cosiddetti megatrend – come la crisi pandemica, la rivoluzione digitale, la crisi climatica, etc. Da un lato, ciò esaspera tensioni, chiusure, protezionismi.
Dall’altro lato, in alternativa, sempre più approfondite e intense sono le collaborazioni tra gli Stati nelle piattaforme comuni, nelle istituzioni internazionali (UN), nei coordinamenti informali (G20), dove si assumono impegni ben precisi, ad esempio per uno sviluppo economico diffuso. L’Italia non può che continuare a valutare con grande attenzione sia gli orientamenti USA, sia gli indirizzi che si definiscono di comune accordo in queste piattaforme internazionali comuni. E la presidenza italiana del G20 in questo 2021 è una grande opportunità per trovare un punto di equilibrio tra competizione e collaborazione, nell'interesse di tutti.
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