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Il primo faccia a faccia tra Joe Biden e Vladimir Putin. Gli indizi

© AFP 2021 / Mikhail Metzel / SPUTNIKПрезидент РФ Владимир Путин и президент США Джо Байден во время встречи в Женеве на вилле Ла Гранж
Президент РФ Владимир Путин и президент США Джо Байден во время встречи в Женеве на вилле Ла Гранж - Sputnik Italia, 1920, 18.06.2021
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Al termine di mesi di tensioni crescenti, controllate con una certa fatica, Joe Biden e Vladimir Putin si sono finalmente incontrati a Ginevra lo scorso 16 giugno. Il summit russo-americano si è articolato in due fasi: la prima circoscritta ai due Presidenti assistiti dai capi delle rispettive diplomazie e la seconda in un formato più largo.
Il vertice è durato poco più di due ore, tre secondo altre fonti, contro le quattro-cinque che ad un certo punto si erano pronosticate. Agli incontri hanno fatto seguito due conferenze stampa distinte, che si sono svolte in successione ed in ambienti diversi. Il primo ad esprimersi e raccogliere le domande dei giornalisti è stato Putin.
È ovviamente difficile tracciare a caldo un bilancio di quanto il Presidente americano e quello russo si sono detti, anche perché è normale che rimangano riservati i contenuti più sensibili delle conversazioni intrattenute a quei livelli.
Si può tuttavia sempre procedere per indizi, proprio a partire da quanto Putin e Biden hanno pubblicamente dichiarato dopo essersi parlati e dal testo che i due Capi di Stato hanno sottoscritto.
L’impressione complessiva è che i colloqui si siano improntati all’apprezzamento realistico degli interessi che Russia e Stati Uniti ancora condividono, ferme restando le divergenze sui numerosi dossier che contrappongono le due potenze.
L'incontro tra Putin e Biden a Ginevra - Sputnik Italia, 1920, 17.06.2021
Putin e Biden, nemici come prima
Innanzitutto, Mosca e Washington hanno confermato di ritenere indispensabile la loro concertazione nella gestione degli equilibri geostrategici globali ed è precisamente nel campo del controllo degli armamenti che dal summit sono giunte le notizie più positive.
Biden e Putin hanno infatti firmato una dichiarazione congiunta il cui si riafferma solennemente “il principio secondo cui una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta”.
Il Presidente americano ha inoltre ammesso che con Putin sono state condivise “responsabilità uniche nel rapporto tra due colossi”: non poco, se si considerano l’importanza che la Russia giustamente attribuisce al riconoscimento del proprio status e la ritrosia ad esprimerloche gli Stati Uniti hanno dimostrato sin dai tempi del crollo del Muro di Berlino.
Nel corso della propria conferenza stampa, Biden ha anche rivelato l’esistenza di una convergenza russo-americana sulla necessità che l’Iran non pervenga a dotarsi di armi nucleari.
Tra gli sviluppi potenzialmente positivi va altresì annoverato l’avvio del dialogo sulla sicurezza cibernetica, che è da tempo una sorgente di attriti tra Stati Uniti e Russia. Tanto Biden quanto Putin hanno inoltre convenuto sull’importanza di parlarsi, riconoscendosi reciprocamente la legittimità d’interlocuzione: un fatto non scontato, dati i recenti precedenti.
A quanto si è saputo, Biden ha chiarito il senso dell’accusa rivolta a Putin di essere un killer, mentre dal canto suo il Presidente russo ha riconosciuto a quello degli Stati Uniti di essere una persona esperta, prendendo le distanze da Trump.
Президент РФ Владимир Путин и президент США Джо Байден во время встречи в Женеве на вилле Ла Гранж - Sputnik Italia, 1920, 17.06.2021
Putin: non vera l'immagine di Biden sui media
Che le cose siano andate complessivamente bene lo prova anche la circostanza che il Presidente Putin abbia annunciato il prossimo ritorno degli ambasciatori russo ed americano nelle loro sedi istituzionali di Washington e Mosca.
Naturalmente, tutto quanto precede non implica affatto che tutto vada bene o che i motivi di tensione siano improvvisamente scomparsi. Al contrario, nel corso del vertice e delle successive conferenze stampa sono stati affrontati anche gli argomenti più divisivi. E le distanze tra le parti sono emerse in tutta la loro ampiezza.
Il Presidente Putin ha ad esempio rimproverato all’attuale Amministrazione americana il fatto di considerare la Russia come un nemico e di aver assicurato il proprio sostegno agli oppositori del governo russo, mentre Biden ha riaperto il dossier dei diritti umani e ribadito l’attenzione con la quale gli Stati Uniti seguono il caso Navalny.
Putin, d’altro canto, ha rilevato come la prigione di Guantanamo non sia stata ancora chiusa, osservando altresì che il rischio di essere uccisi è in America più alto che in Russia.
Negando di ritenere la Federazione Russa uno Stato nemico, ma sottolineando la propria determinazione a perseguire gli interessi nazionali americani, Biden ha ribadito a sua volta il proprio sostegno alla sovranità dell’Ucraina, mentre Putin ha evidenziato come gli Stati Uniti ritengano ancora possibile risolvere la crisi in atto secondo le procedure negoziali del cosiddetto “processo di Minsk” e sia stato affrontato anche il tema dell’ingresso di Kiev nella Nato.
Militia checkpoint in Debaltseve, Donetsk Region - Sputnik Italia, 1920, 11.04.2021
Accordi di Minsk "inutili", Cremlino si rivolge a Francia e Germania: "devono essere sconcertate"
Parlando con i giornalisti, Putin ha peraltro anche posto in rilievo come un fatto positivo la recente crescita dell’interscambio commerciale russo-americano, non senza denunciare il rischio che l’imposizione di nuove sanzioni possa bloccare questa tendenza.
Nulla si è detto, almeno nel corso delle due conferenze stampa, a proposito della Cina, che è stata a tutti gli effetti il vero convitato di pietra del summit.
La circostanza, naturalmente, non è sorprendente, considerata l’estrema delicatezza del tema ed il fatto che le ambizioni della Repubblica Popolare siano diventate rilevanti anche per l’Alleanza Atlantica.
Solo il tempo, evidentemente, potrà chiarire se rientri o meno nei programmi di Biden favorire un processo politico che distanzi Mosca da Pechino e la riavvicini all’Occidente. Per il momento, come ha affermato Putin, sono stati soltanto aperti degli spiragli alla fiducia, che dovranno trovare conferme ulteriori.
La sensazione complessiva è che il vertice abbia dimostrato tutte le potenzialità e i limiti attuali del rapporto russo-americano. Dopo la crisi nel Mar Nero dei mesi scorsi, nell’attuale Amministrazione statunitense è cresciuta la consapevolezza che sul piano politico-strategico la forza militare di Mosca è un fattore dal quale non si può prescindere.
Le divergenze tra i rispettivi interessi debbono quindi essere gestite in modo tale che le eventuali crisi future possano essere controllate ed evitato lo scoppio di guerre catastrofiche.
Le tensioni latenti, tuttavia, rimangono. Anche perché, a differenza di quanto accadeva ai tempi di Trump, con Biden gli Stati Uniti sono tornati a sentirsi investiti del compito di promuovere attivamente nel mondo alcune caratteristiche del loro sistema politico in nome dei valori che farebbero parte del loro Dna.
In sintesi, a Ginevra sono stati realizzati progressi importanti ma non definitivi per la stabilità globale e la sicurezza internazionale. Per ora, non si poteva pretendere di più. Ed il rischio di un fallimento era molto significativo.
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