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Greco (Cts): con il richiamo eterologo la risposta immunitaria è superiore

© REUTERS / Clodagh KilcoyneIl vaccino AstraZeneca
Il vaccino AstraZeneca - Sputnik Italia, 1920, 18.06.2021
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L’epidemiologo difende la scelta di cambiare siero per la seconda dose degli under 60. E invita a non abbassare la guardia perché la pandemia non è finita e ce ne saranno altre.
La seconda dose con un vaccino diverso dal primo genera ancora più anticorpi, secondo Donato Greco, epidemiologo, consulente dell’Oms e componente del Cts che parla alla Stampa. Ma dovrebbe essere consentito a chi ha fatto la prima dose con AstraZeneca e voglia fare il richiamo con lo stesso siero, di farlo se accuratamente informato.
“Ho qui davanti a me nove studi che dimostrano che con l’eterologa la risposta immunitaria è uguale o superiore”.
Per Greco, “se avessimo avuto solo AstraZeneca a disposizione non avremmo avuto dubbi a somministrarlo a tutti, ma avendo delle alternative per un principio di massima cautela si è preferito usare quelle”.

L’immunità di gregge si allontana?

Secondo l’epidemiologo anche dopo il fallimento del vaccino Curevac, la campagna vaccinale e gli obiettivi di immunità non si allontano.
“Il generale Figliuolo va fortissimo e sono in corso negoziati a livello europeo per aumentare le forniture”.
Per raggiungere l’obiettivo dell’immunità di gregge “bisognerà sicuramente vaccinare più dell’80% della popolazione”.
Ma l’obiettivo primario resta ridurre la circolazione del virus e delle varianti e quindi bisogna “vaccinare anche i più giovani che sono i maggiori trasmettitori di contagio”.

Via le mascherine “a poco a poco”

Per Greco lo stop all’obbligo di mascherina all’aperto, già realtà in Francia, non deve avvenire in modo repentino, ma “progressivamente”.
“L’emergenza non è finita e durerà almeno fino a quest’inverno”.

Prepararsi per altre pandemie

Per l’esperto, c’è un altro punto fondamentale da non perdere di vista, “prepararci a livello globale” a possibili future pandemie, che “avremo sicuramente” e “non più limitarci a una sola risposta sanitaria”.
Il governo e gli esperti stanno lavorando “a un Piano di sicurezza nazionale che coinvolga tutti, Regioni, Stato, ministeri ed esercito. Per agire subito, sapendo quali attività economiche e sociali fermare e quali no”.
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