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Mix vaccinale, l'assessore alla Sanità del Lazio: "Non possiamo obbligare chi si rifiuta"

© REUTERS / Clodagh KilcoyneIl vaccino AstraZeneca
Il vaccino AstraZeneca - Sputnik Italia, 1920, 17.06.2021
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La regione guidata da Zingaretti ha chiesto al ministero della Salute un parere sulla possibilità di poter somministrare la seconda dose con Astrazeneca agli scettici sul mix di vaccini. L'assessore D'Amato: "Sono il 10 per cento, non possiamo obbligarli".
“Riceviamo fiumi di lettere da cittadini informati, di livello culturale medio alto, specie insegnanti e docenti universitari tra 50 e 60 anni, che vorrebbero non cambiare vaccino e mantenersi su Vaxzevria in quanto non sono convinti che il mix sia sicuro. Non si possono trascurare le loro obiezioni”. È quanto afferma l’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, in un'intervista al Corriere della Sera, a proposito del mix vaccinale.
Il problema nasce dallo stop del governo alla somministrazione del vaccino prodotto da Astrazeneca agli under 60, dopo la morte della diciottenne di Sestri Levante, Camilla Canepa, a seguito di una trombosi sviluppata dopo la somministrazione della prima dose di Vaxevria.
Per questo ora circa un milione di italiani si ritroveranno a dover effettuare il richiamo con Pfizer o Moderna. Gli esperti, citando gli studi disponibili al momento, uno inglese e uno spagnolo, rassicurano sull’efficacia e la sicurezza della pratica.
Ma non mancano gli scettici. Nel Lazio, secondo l’assessore, sarebbero circa il “10 per cento dei vaccinandi”. Per queste persone D’Amato si sente di escludere l’obbligo ad effettuare il richiamo con un vaccino diverso. “È un errore”, spiega alla giornalista.
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Per questo ieri l'Unità di crisi della Regione Lazio ha fatto sapere di aver chiesto al ministero un parere sulla possibilità di fare una deroga al divieto di somministrazione di Astrazeneca sotto i 60 anni attraverso uno specifico consenso informato.

“Meglio – spiega dare una doppia dose di Vaxzevria a chi la chiede, dietro la sottoscrizione di uno specifico consenso informato, che negare la seconda dose, azzardo oltretutto pericoloso visto che se la profilassi non viene completata c’è il rischio di essere infettati dalla variante Delta, la cosiddetta indiana”.

Molte di queste persone, infatti, potrebbero non presentarsi all'appuntamento per ricevere la seconda dose del vaccino. Sono tanti, a quel punto, i problemi che si aprirebbero: “Potremmo essere accusati di non aver garantito adeguata protezione a chi, vaccinato a metà, si è preso il virus e ne ha riportato danni”. “E poi ci sono i diritti dei medici” che, va avanti D’Amato, “hanno paura di essere denunciati se dispensano un tipo di vaccino diverso da quello richiesto”.
La soluzione, secondo l’assessore della giunta Zingaretti, risiederebbe nella determina di Aifa, più “possibilista” rispetto alla circolare del ministero. “Basta leggere bene l’articolo 2: non esclude che il medico possa decidere in scienza e coscienza quale tipo di vaccino somministrare avvalendosi del meccanismo dell’off label”.
Insomma, il Lazio non vuole essere “disallineato”, chiarisce D’Amato, ma, incalza, “vogliamo siano dissipati tutti i dubbi”. “Al primo posto – spiega ancora l’assessore va messo il raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo posti, immunizzare la popolazione nel più breve tempo possibile".
“Continuiamo a non cercare il conflitto col governo", assicura, ma chiede di sapere dalle autorità "cosa rispondere a chi sta nel limbo”.
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