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Autostrade, Cabras a Sputnik: “No ad accordo capestro, i responsabili devono pagare i danni”

© Foto : @pinokabrasPino Cabras, membro della Commissione Affari Esteri alla Camera dei Deputati
Pino Cabras, membro della Commissione Affari Esteri alla Camera dei Deputati - Sputnik Italia, 1920, 17.06.2021
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L’Alternativa c’è ha convocato per venerdì una mobilitazione davanti alla prefettura di Genova per fermare la transazione onerosa delle quote Aspi da Atlantia allo Stato, chiedendo la revoca delle concessioni e azioni giuridiche nei confronti del concessionario. Alla manifestazione ha aderito l’associazione dei familiari delle vittime.
Non sarà una revoca ma una transazione onerosa dal valore di quasi 8 miliardi di euro a riportare la gestione di Autostrade per l’Italia nelle mani dello Stato. L’accordo, raggiunto tra Atlantia e Cassa Depositi e Prestiti, prevede inoltre una ripartizione tra pubblico e privato degli eventuali risarcimenti per il crollo del Ponte Morandi.
L’epilogo lascia l’amaro in bocca ai familiari delle vittime, che hanno definito la vendita “una delle pagine più scandalose della Repubblica”, ma non piace neanche ad alcune forze politiche, come il gruppo parlamentare L’Alternativa c’è, che ha convocato per domani pomeriggio una manifestazione davanti alla prefettura di Genova per chiedere al governo di impedire la transazione e intraprendere nei confronti del gestore autostradale ogni azione utile a ottenere i risarcimento per i familiari e per lo Stato. Durante il presidio i manifestanti consegneranno un documento al prefetto. Sputnik Italia ha raggiunto telefonicamente l’onorevole Pino Cabras per un’intervista.
Domani l’Alternativa c’è manifesterà a Genova contro un accordo che definite capestro. Perché?
— Perché consente a coloro che hanno gestito le autostrade per decenni, senza fare una adeguata manutenzione e causando anche un danno enorme come il crollo del Ponte di Genova, di uscirne puliti, senza azioni da parte dello Stato. Addirittura oltre 2 miliardi di euro rimpingueranno le casse dei Benetton, mentre ci sarebbe da far pagare fino in fondo tutti i danni arrecati. Allo Stato, invece, toccherà gestire le tante e sistematiche manutenzioni che non sono state fatte dal privato. E stiamo parlando di almeno 8-9 miliardi di euro.
L’accordo prevede l’attribuzione di una parte dei risarcimenti a Cassa Depositi e Prestiti. Voi invece cosa chiedete?
— Noi chiediamo che non venga usato il vecchio criterio del privatizzare i profitti e socializzare le perdite. I danni devono essere pagati dai reali responsabili del disastro. Soprattutto perché la partita delle autostrade, oltre ad essere un dovere di risarcimento per i familiari per i familiari delle vittime, è anche una questione strategica per l’Italia. Nei prossimi anni le autostrade diventeranno una struttura iperconnessa su cui si faranno decine di miliardi di investimenti e sottrarre a questi investimenti delle risorse che invece dovrebbero essere pagate dai responsabili è un’ulteriore beffa.
Atlantia dovrebbe risarcire anche lo Stato, oltre ai familiari delle vittime?
— Questo veniva chiesto anche da molte forze politiche, durante i precedenti governi. Evidentemente si sono rimangiate questa posizione.
Il Movimento 5 Stelle inizialmente chiedeva la revoca della concessione. Poi cos’è successo?
— C’è una linea complessiva che porta il M5S ad assecondare qualsiasi decisione del governo e questo lungi dall’essere un elemento di vigilanza sull’operato dell’esecutivo, come era stato promesso all’inizio, sta diventando un’opera di cessione se non di complicità.
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Il governo guidato da Draghi non è riuscito ad imporsi o non ha voluto imporsi su Atlantia?
— Va ricordato che Draghi era la persona che curava molti dossier di privatizzazione negli anni ’90. Non ha cambiato ideologia, tutti i consulenti di cui si sta circondato sono di matrice neoliberista. Non ha di sicuro intenzione di disturbare un certo tipo di oligarchia parassitaria, del capitalismo italiano e anche con qualche favore agli investitori stranieri. È assurdo che i partiti si pieghino a questa politica che non fa gli interessi della Repubblica Italiana.
Quali saranno i punti principali del documento che presenterete domani?
— Chiederemo che si fermino le trattative, indipendentemente dal fatto siano andate molto avanti, e si torni al punto che chi ha sbagliato scientemente per tutti questi anni debba pagare. Occorrerà un accordo in cui lo Stato non va a perdere.
Per fare una sintesi chiedete che le autostrade tornino al pubblico, senza nessun pagamento da parte dello Stato?
— In mano pubblica sicuramente dal punto di vista delle scelte di fondo. Si potrebbero accogliere anche gli investitori privati, purché siano partner industriali all’interno di una cornice saldamente in mano pubblica. Invece si sta coinvolgendo un partner finanziario come Maquarie, che è un fondo non europeo che lavora sulla speculazione finanziaria.
Perché dite no ai partner finanziari?
— Semplicemente perché non curano gli interessi strategici dell’Italia. Ad esempio se si fa un sistema interconnesso in cui le autostrade diventano parte di una grande infrastruttura, di una grande rete pubblica italiana, che sarà integrata anche con il mercato dell’automotive, non sarà indifferente scegliere dei partner con interessi che restino in Italia.
Che adesioni avete ricevuto alla manifestazione di domani?
— Soprattutto associazioni, come quella dei parenti delle vittime, associazioni che si battono per la tutela dei beni comuni. Poi ci sono rappresentanti politici come Sansa, consigliere regionale dell’opposizione in Liguria e altre formazioni. Abbiamo messo una griglia per le adesioni che è quella di sottoscrivere un documento che non abbia delle ambiguità. Non accoglieremo sul palco di domani dei politici che vogliono fare passerella.
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