Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Parliamo di vendita di armi: il vero utilizzatore non è il Paese che li compra

© Sputnik . Vitaly Timkiv / Vai alla galleria fotograficaGli armamenti di bordo in dotazione agli elicotteri Mil MI-8
Gli armamenti di bordo in dotazione agli elicotteri Mil MI-8 - Sputnik Italia, 1920, 15.06.2021
Seguici su
Suonerà strano alle orecchie dei più ingenui ma, mentre nel 2020 il prodotto globale lordo è calato mediamente del 4,4% causa pandemia, la spesa militare globale dal 2019 è salita in termini reali del 2,6%. Il totale mondiale per gli armamenti è arrivato a ben 1.981 miliardi di dollari.
Quando parliamo di spese militari, non s’intende solo l’ammontare impegnato per l’acquisto di armi bensì tutto quanto riguarda l’apparato nel suo complesso: salari, spesa corrente per mantenimento e attività delle varie forze impiegate, spese operative, costruzioni connesse alle attività, ricerca e sviluppo nel settore degli armamenti, costo dell’amministrazione centrale e, infine, naturalmente, armi ed equipaggiamenti. Nel 2020 i cinque Paesi che più hanno speso al mondo per tali voci sono nell’ordine: Stati Uniti, Cina, India, Russia, Gran Bretagna. Nel 2019 prima della Gran Bretagna c’era l’Arabia Saudita a causa del forte acquisto di armi americane negoziato con Donald Trump.
La pura classifica non spiega tutta la realtà poiché tra l’uno e l’altro dei cinque Stati sopra menzionati le differenze sono enormi. Gli Stati Uniti hanno speso nel 2020 circa 778 miliardi di dollari con un incremento del 4,4% sul 2019. Da soli, rappresentano il 39% di tutte le spese militari internazionali e il 2020 è stato il terzo anno consecutivo di crescita dopo sette anni in cui la spesa era stata costantemente ridotta anno su anno.
Al secondo posto: la Cina che vi ha investito ben 252 miliardi di dollari raggiungendo così il 76% in più di valore rispetto alla decade 2011/2020. Per Pechino il 2020 è il ventiseiesimo anno consecutivo d’incremento della spesa per le forze armate. India, Russia e Regno Unito, pur investendo ciascuno di loro dal 2% al 3,5 del proprio prodotto nazionale lordo, spendono “solamente” poco più di sessanta miliardi ciascuno. Fuori classifica e cioè attorno ai cinquanta miliardi (o poco meno) ci sono Germania, Giappone e Sud Corea.
Coordinatore nazionale della rete italiana per il disarmo Francesco Vignarca - Sputnik Italia, 1920, 21.11.2020
Armi sì, sanità no. Neanche il Covid ferma le spese militari
Le classifiche cambiano (ma solo in parte) se consideriamo chi sono i maggiori produttori ed esportatori di armi verso il resto del mondo. I Paesi che guidano questa “gara” sono, in ordine, Stati Uniti, Russia, Francia, Germania e Cina. Questi cinque Paesi insieme rappresentano il 76% di tutte le esportazioni di armi nel mondo. Nel periodo 2015/2020 il Paese cha ha più aumentato la vendita della propria produzione militare a Paesi terzi è stata la Francia (+44%), seguita dalla Germania (+21%) e dagli Stati Uniti (+15%). Cina e Russia hanno visto invece diminuire le proprie esportazioni, anche se la Russia ha incrementato la propria vendita di armamenti proprio verso la Cina.

L’Italia è solo decima nel commercio mondiale delle armi ed è stata superata anche da Israele e Corea del Sud. La nostra quota sul totale di questo mercato era, fino al 2015, di circa il 2,8% mentre oggi siamo al 2,2%. I migliori clienti per il nostro Paese sono la Turchia, l’Egitto e il Pakistan. L’Egitto è anche un ottimo cliente per la Russia, insieme all’Algeria, mentre tra i migliori clienti degli americani ci sono l’Arabia Saudita, il Marocco e, naturalmente, tutti i Paesi Nato e i potenziali candidati a entrare nell’Alleanza.

Se andiamo a guardare quali siano le 25 maggiori industrie al mondo, scopriamo che in totale hanno avuto ricavi per circa 400 miliardi di dollari e le prime cinque sono tutte americane: Lockheed Martin, Boeing, Northrop Grumman, Raytheon, e General Dynamics. Le cinque, insieme, fatturano il 61% delle prime venticinque aziende. Subito dopo ci sono due aziende cinesi: Avic e CETC e, al nono posto, la sempre cinese Norinco Group. Tra gli europei la prima è la britannica BAE Systems e la seconda è la nostra Leonardo che finisce con l’essere la dodicesima società al mondo nel mercato delle esportazioni di questi prodotti. Le francesi Thales e Dassault Aviation Group sono rispettivamente quattordicesima e sedicesima (la Dassault è quella che produce gli aerei da caccia Rafale). Le società europee tutte insieme rappresentano il 18% delle vendite delle 25 maggiori industrie d’armi mondiali.
Le aziende russe più importanti sul mercato internazionale sono Almaz-Antey e United Shipbuilding Corp.. La novità dal 2019 è che al ventiduesimo posto c’è perfino un’industria di armamenti degli Emirati Arabi Uniti, la EDGE.
Il cacciatorpediniere USA Stethem - Sputnik Italia, 1920, 09.06.2021
“Tutto è cambiato”: basi militari USA all’estero ora indifese
Merita una nota particolare chiedersi quale sia la destinazione finale delle armi vendute poiché, a volte, il vero utilizzatore non è chi compra. Ufficialmente esistono accordi internazionali che prevedono la verifica sulla destinazione degli armamenti e, solitamente, è proibita la “deviazione” non autorizzata di materiale bellico dai Paesi acquirenti verso Paesi terzi.
Ad esempio, a tutti i Paesi Nato è proibito vendere armi a Stati che si trovino in situazioni di guerra ma è risaputo che sono frequenti i casi in cui, non sempre alla luce del sole, tali impegni sono aggirati dagli acquirenti. A volte ciò accade per ragioni di carattere politico, altre per pure motivazioni economiche. Tra gli esempi: carri armati ucraini, artiglieria, armi leggere e munizioni acquistate dal Kenya si è saputo essere state inviate in Sud Sudan; in Libia è notoriamente proibita la fornitura di armi ma, nonostante il blocco navale, si sa che i turchi ne hanno fornite ai miliziani di Bengasi mentre gli Emirati Arabi Uniti, tramite l’Egitto, hanno contribuito ad armare le truppe del generale Haftar. E così via.
Per la vendita di armi la maggior parte dei Paesi prevede contrattualmente un’attività d’ispezione da parte del venditore che possa verificare che la destinazione finale sia proprio quella dichiarata. Anche l’Italia ha creato addirittura un ente (UAMA - Unità per le Autorizzazione dei Materiali di Armamento) di competenza del Ministero degli Affari Esteri con il compito di “controllo sulle fasi precedenti e successive all’esportazione di beni militari”. Tuttavia, l’UAMA non esegue ispezioni in loco nei Paesi terzi e le verifiche si basano soltanto su rapporti e informazioni raccolte attraverso le ambasciate, le organizzazioni internazionali o gli istituti di ricerca. Così come da noi, anche altri Paesi, pur avendone contrattualmente il diritto, ben raramente fanno ispezioni e verifiche sul posto e il commercio finisce con l’essere molto spesso al di fuori di ogni controllo.
Tutti i dati sono tratti da www.SIPRI.org
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала