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Ministro del Lavoro libico: il mercato del lavoro nel Paese offre già grandi opportunità

© Sputnik . Andrey SteninBandiera libica
Bandiera libica - Sputnik Italia, 1920, 15.06.2021
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Il ministro libico del Lavoro Ali Alabed Rida ha rilasciato un’intervista esclusiva a Sputnik in cui racconta come riprenderanno le attività del Ministero dopo il lungo periodo di fermo dovuto alla guerra.
Il ministro ha parlato anche delle strategie di creazione di nuovi posti di lavoro per i giovani, delle possibilità di accogliere manodopera straniera e delle necessità del mercato del lavoro libico oggi.
— Quali obiettivi sono per il Ministero oggi di primaria importanza? E quali sono i maggiori elementi che ne ostacolano il conseguimento?
— L’obiettivo più importante per il Ministero al momento è lanciare le attività degli uffici di collocamento, coordinare le attività con gli altri ministeri e commissioni del governo libico, nonché sistematizzare il processo lavorativo nel suo complesso. Questo ovviamente risponde a quanto posso in essere dal governo temporaneo.
In realtà, ostacoli e difficoltà nell’operato dei ministeri libici sono più o meno simili: criticità nella ripartizione delle risorse a disposizione, comunicazione e collaborazione, criticità accumulatesi nel corso degli anni. Inoltre, si noti che ancora oggi i rapporti tra i vari ministeri e le istituzioni regionali sono ancora deboli. Nelle ultime settimane ho visitato personalmente i comuni di Misurata, Derna, Bengasi, Sebha e altre città per verificare l’avvenuto avviamento dei diversi processi.
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— Esistono statistiche affidabili sul numero di lavoratori stranieri presenti in Libia?
— La situazione in Libia è tale per cui ad oggi non è ancora possibile fare affidamento su dati e numeri. Stiamo raccogliendo proprio in questi mesi tutti i dati possibili: infatti, per lungo tempo il Ministero non aveva affatto accesso alle statistiche. Quindi, ora è necessario modernizzare e di fatto ricreare il sistema di raccolta dati. Della raccolta di dati e informazioni si occuperanno in loco gli uffici regionali di collocamento. I dati saranno poi conservati dal Ministero.
— Verrà risolto in qualche modo il problema degli irregolari in Libia? È prevista l’adozione di un qualche provvedimento?
— Ribadisco che non siamo in possesso ad oggi di dati, nemmeno su questo tema. Abbiamo dovuto organizzare una indagine speciale per monitorare gli immigranti irregolari e censirli. Questo è parte del piano delle attività del Ministero del Lavoro. Ad esempio, a inizio marzo è stata emessa una circolare con la quale si impone a tutti gli irregolari di registrarsi e si consente loro di diventare in regola senza che vengano applicate sanzioni di alcun tipo.
— Pare che Egitto e Libia abbiano negoziato per attirare expats egiziani in Libia. Si è riusciti a giungere a una decisione in questo senso?
— Di recente ho incontrato il ministro del Lavoro egiziano e abbiamo siglato un memorandum d’intesa. Al momento ci stiamo occupando della creazione di un comitato che lavorerà alla implementazione del progetto.
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— Il tema è oggetto di discussione anche con altri Paesi?
— Chiaramente sì. Del resto il mercato del lavoro libico è molto ampio. Superata la prima fase di ripresa post-bellica, l’economia libica sarà estremamente allettante per gli investitori e gli imprenditori stranieri. Molte società straniere e multinazionali potrebbe aprire una sede in Libia e portare qui i loro professionisti. Proprio questo tema è oggi al vaglio durante le nostre discussioni.
— Cosa intende fare il Ministero per i giovani? Cosa è già stato fatto in questo senso?
— Abbiamo in previsione di riqualificare chi sta cercando attivamente un lavoro e di reintegrare nella società gli ex combattenti. In verità, si tratta di progetti in fase di ultimazione: stiamo adattando i programmi di formazione alla nuova situazione interna del Paese e alla effettiva domanda di mercato.
Del resto capiamo bene che il divario tra la domanda di mercato e le competenze che dà la scuola sia molto significativo. Mi sono recato in visita da diversi artigiani a Sirte, in uno stabilimento metallurgico a Misurata, nelle raffinerie di Ras Lanuf. Tutte queste imprese sono in grado di formare in autonomia il personale. È proprio sulla base di questa esperienza che intendiamo mettere a punto i nostri programmi di formazione e riqualificazione professionale. Purtroppo, però, abbiamo un budget limitato, quindi ci muoveremo lentamente.
— Riuscirà la Libia a garantire la sicurezza necessaria ai lavoratori stranieri dal momento che si dice già pronta ad accoglierli? È stato tenuto in considerazione il fattore sicurezza nelle discussioni sul tema?
— Chiaramente stiamo valutando i rischi connessi con gli organi di sicurezza nazionale. Ma la questione è legata alla situazione politica in cui versa il Paese: il governo temporaneo ha portato una certa stabilità nel Paese. E più forte sarà il governo, più stabile sarà la situazione generale. Pertanto, siamo ottimisti.
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— È stata risolta la crisi legata al pagamento degli stipendi in Libia? Quali passi sono stati posti in essere?
— Si tratta di un gravissimo problema del quale in parte mi sto occupando personalmente. Il decreto ministeriale 58 ha stanziato 100 milioni di dinari per quelle imprese che si sono trovate impossibilitate alla corresponsione degli stipendi ai propri dipendenti. Al momento continuiamo a raccogliere comunicazioni di ritardi nei pagamenti. È un problema che va chiarito.
— Lei ha menzionato che il Ministero si occuperà della riqualificazione degli ex combattenti. Ci può spiegare più nel dettaglio come si prevede di integrare queste figure nel mercato del lavoro? Vi sono dati sul numero di ex combattenti giovani oggi in Libia?
— La riabilitazione professionale e la riqualificazione degli ex combattenti è uno dei punti principali del nostro programma. Stiamo lavorando a questo punto insieme al direttore del Dipartimento di industrializzazione militare del Ministero della Difesa in quanto anche loro hanno necessità di personale già qualificato. Pertanto, stanno partecipando alla messa a punto dei programmi di formazione. Se queste figure non vorranno riprendere in mano le armi, saremo pronti con piacere a offrire loro dei posti di lavoro in fabbrica, in ufficio o anche in PMI.
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