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La protesta contro il trasferimento del parroco: sindaco e fedeli fanno lo "sciopero" della messa

© Sputnik . Giorgio Perottino / Vai alla galleria fotograficaDei fedeli in una chiesa a Torino
Dei fedeli in una chiesa a Torino - Sputnik Italia, 1920, 14.06.2021
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Succede a Carlantino, piccolo centro del foggiano, dove la decisione del vescovo di trasferire il parroco, don Stefano Mercurio, ha provocato una vera e propria rivolta.
A Carlantino, piccolo paesino in provincia di Foggia, la decisione del vescovo di trasferire il parroco, don Stefano Mercurio, ha provocato una vera e propria rivolta.
È stato il sindaco, Graziano Coscia, nei giorni scorsi, a lanciare lo “sciopero” delle celebrazioni, annunciando, assieme ai cittadini, di non voler più partecipare alle funzioni religiose per protesta, finché il vescovo non tornerà sui suoi passi.
Ma andiamo con ordine. Venerdì scorso, come riferiscono i quotidiani locali, monsignor Giuseppe Giuliano, vescovo della diocesi di Lucera Troia, ha protocollato una serie di nomine, tra cui quella di don Ivan Clemente come nuovo parroco di Carlantino, decidendo di spostare don Stefano Mercurio a Roseto Valfortore, altro borgo del Foggiano.

Ma, mentre nel paesino di 900 anime la notizia dell’arrivo di don Stefano è stata accolta con gioia, a Carlantino la decisione del vescovo ha sollevato un vespaio di polemiche.

Tanto che sul caso è intervenuta anche l’amministrazione comunale che parla di “fulmine a ciel sereno”. “Don Stefano in questo poco tempo non è stato solo un sacerdote per la comunità di Carlantino ma è stato un “costruttore” di speranza”, si legge sui profili social del comune. “Ha riavvicinato uomini, donne e bambini alla Chiesa. Ha dato nuova speranza a questo Popolo privo da troppo tempo di una guida spirituale”, continua il post.
“Sono stati messi in campo tanti progetti condivisi anche con l’amministrazione comunale. Ora tutto cambia, cosi all’improvviso”, protesta il sindaco. “Un vescovo – accusa - prende decisioni per la nostra comunità non pensando a quelli che sono i sentimenti di questa comunità”.
“Il vescovo è libero di fare le sue scelte ma anche noi siamo liberi di fare le nostre”, scrive ancora il primo cittadino annunciando lo “sciopero” della messa a partire da domenica.
A seguirlo, sono decine di cittadini, pronti a tutto per evitare la partenza dell’amato sacerdote. Tanto che il caso è finito anche sui media nazionali, facendo salire la piccola comunità all’onore delle cronache.

L’addio di don Stefano alla cittadinanza è previsto per il prossimo primo luglio. Ma il sindaco non si arrende. “Il vescovo o chi per esso non può trattarci come semplici numeri o nomi sulla cartina geografica della diocesi”, incalza sempre Coscia via Facebook.

Una protesta, la sua, che è passata dalle parole ai fatti, quando ieri, come riferisce l’Agi, in pochissimi hanno presenziato alla Messa per la festa di Sant’Antonio, che inizialmente doveva celebrarsi nella piazza principale del piccolo comune, ed è stata poi spostata all’interno della chiesa.
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