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Amichevole e affidabile, ma impegnato per la sicurezza di Israele: chi è il nuovo capo di Mossad?

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Logo Mossad - Sputnik Italia, 1920, 14.06.2021
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David (Dadi) Barnea è diventato il tredicesimo capo della nota agenzia di servizi segreti Mossad sostituendo l’uscente in maggio Yossi Cohen. Barnea terrà questo incarico per 5 anni e dovrà affrontare un gran numero di temi in materia di sicurezza, incluse la questione Hamas nel sud del Paese e quella Hezbollah nel nord.
È passata una settimana da quando Yossi Cohen, l’ex capo di Mossad, ha abbandonato il suo incarico. Si vocifera che ora si stia rivolgendo al mondo politico cercando un ruolo all’interno del partito Likud di Netanyahu oppure creando un suo partito, una volta terminato il periodo di buffer di 3 anni.
Probabilmente Cohen sarà ricordato come una delle migliori guide di Mossad. Proprio durante il suo mandato, nel 2018, una spia di Mossad si è infiltrata in una struttura iraniana e ha rubato mezza tonnellata di documenti in materia di nucleare.
C’era Cohen a guidare Mossad quando Israele riuscì a ottenere milioni di mascherine, tamponi e altri materiali necessari per far fronte all’imperversante coronavirus mentre altri Paesi faticavano a reagire. E fu Cohen a svolgere un ruolo chiave nel favorire la normalizzazione degli accordi tra lo Stato ebraico e diverse nazioni musulmane nel 2020.
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Amichevole, ma deciso
Ora il grattacapo della sicurezza israeliana passerà nelle mani di un’altra persona. David (Dadi) Barnea è il cinquantaseienne padre di 4 bambini che dal 2019 è il vice di Cohen.
Proprio come i suoi predecessori, non si sa molto dell’uomo che guiderà una delle più note organizzazioni di servizi segreti al mondo.
Da giovane prestò servizio nell’unità Sayeret Matkal delle Forze di difesa israeliane. Al tempo venne lodato per la sua abilità di agire rapidamente e di pensare fuori dal coro.
Dopodiché studiò e lavorò come dirigente senior in una banca di investimenti israeliana. E soltanto nel 1996 entrò in Mossad dove fu inizialmente responsabile della raccolta prove.
Da qui ebbe garantita la strada verso il successo. Secondo i rapporti, Barnea fu notato da Meir Dagan, un ex capo di Mossad, il quale fece in modo di favorirne la promozione in diverse posizioni all’interno dell’organizzazione. Fu Dagan che spostò Barnea al Tsomet, ossia l’unità preposta all’arruolamento e alla gestione operativa delle spie di Mossad.
Anche il successore di Dagan, Tamir Pardo, fu colpito da Barnea e lo promosse rapidamente a capo di quel dipartimento. Durante la leadership di Barnea il dipartimento ricevette 4 premi, un traguardo mai conseguito prima di allora.
Barnea è una persona socievole e amichevole che dimostra rispetto per chiunque. È un uomo orientato all’innovazione, aperto al cambiamento e che predilige l’azione.
Ma quando si tratta del suo lavoro e della sicurezza di Israele, è noto per essere deciso, non incline al compromesso e sempre pronto con “un coltello tra i denti”.
Minacce alla sicurezza di Israele
Barnea avrà diverse sfide da affrontare. Nell’area meridionale del Paese imperversa Hamas, un gruppo islamico che controlla la striscia di Gaza.
Durante la più recente operazione militare del Paese, Guardiano delle mura, che è stata avviata in esito a un attacco missilistico di Hamas diretto contro Israele. Durante l’operazione sono stati distrutti chilometri di infrastrutture e un gran numero di strutture militari.
Il Mossad, insieme ad altre agenzie di sicurezza, dovrà assicurarsi che Hamas non riesca a rimpolpare il proprio arsenale, operazione che solitamente gli riesce arrivando in Egitto tramite la penisola del Sinai.
Nell’area settentrionale del Paese Mossad dovrà affrontare la crescente minaccia rappresentata da Hezbollah, una milizia sciita collegata all’Iran.
La Repubblica islamica ha anche dato allo Stato ebraico una ragione per preoccuparsi, in particolare dopo l’assassinio di Mohsen Fakhrizadeh, uno scienziato iraniano di alto profilo rimasto vittima alla fine del 2020 in un attacco attribuito a Mossad.
Barnea è a conoscenza di queste e delle altre sfide che il Paese sta affrontando. Secondo la legislazione israeliana Barnea non può rilasciare intervista o esprimere il proprio punto di vista sulle strategie operative che intende implementare per affrontare questi temi. Ma quando il primo ministro Netanyahu decise di nominarlo per questa posizione, sapeva che sarebbe stato adatto all’incarico.
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