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Biden arriva in Europa, tutte le diplomazie si muovono

© ©Karwai Tang/G7 Cornwall 2021Joe Biden al G7
Joe Biden al G7 - Sputnik Italia, 1920, 13.06.2021
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Il nuovo Presidente americano ha varcato l’Oceano, iniziando un viaggio in Europa dal quale si attendono indicazioni chiare sulla postura degli Stati Uniti dopo il quadriennio di Trump. Il tour è appena cominciato, ma alcuni elementi di un certo interesse stanno già emergendo.
Giunto in Gran Bretagna dove era in programma il Summit del G7, infatti, Biden ha incontrato il Primo ministro inglese Boris Johnson, con il quale ha sottoscritto un documento politico importante, la Carta Atlantica, che già nel nome reca evidente l’intenzione di Stati Uniti e Regno Unito di confermare il proprio rapporto nella funzione di asse portante della comunità occidentale.
L’intitolazione non è stata certamente scelta a caso, evocando un testo firmato a largo di Terranova da Roosevelt e Churchill durante la Seconda guerra mondiale, nel quale i leader delle due maggiori potenze anglosassoni avevano delineato esattamente 80 anni fa le principali caratteristiche dell’ordine che sarebbe dovuto scaturire dalla sconfitta dei nazisti.
Per molti, quell’incontro suggellò lo scambio di consegne tra americani ed inglesi, con i secondi che abdicavano definitivamente al loro primato mondiale per costruire assieme ai primi un sistema internazionale diverso, senza il concorso dell’Unione Sovietica, malgrado Mosca fosse già impegnata in una lotta mortale contro il Terzo Reich che l’aveva appena attaccata e Washington non combattesse ancora.
© Doug Peters/G7 Cornwall 2021L'arrivo di Joe Biden e della First Lady Jill Biden al G7 della Cornovaglia
L'arrivo di Joe Biden e della First Lady Jill Biden al G7 della Cornovaglia - Sputnik Italia, 1920, 13.06.2021
L'arrivo di Joe Biden e della First Lady Jill Biden al G7 della Cornovaglia
Ad alcuni osservatori è parso strano che proprio Johnson abbia accettato o voluto il richiamo a quel precedente proprio nel momento in cui il Carrier Strike Group 21 guidato dalla portaerei britannica Queen Elizabeth sta cercando di dare concretezza al progetto della Global Britain.
In realtà, tuttavia, una logica c’è: Londra sta rinnovando la propria candidatura ad assumere il ruolo di junior partner di un’America che vuol alleggerire la propria presenza in alcuni teatri, evidentemente puntando a recuperare almeno parte dell’antica influenza laddove gli Stati Uniti vorranno assumere un profilo più basso.
D’altra parte, alla grande missione aeronavale che condurrà la Royal Navy fino al Giappone partecipano con proprie navi ed aerei anche la Marina ed il corpo dei Marines degli Stati Uniti.
La nuova Carta Atlantica pare quindi concepita proprio per suggellare la riconfigurazione di questa alleanza anglo-americana e ribadirne non solo l’implicito carattere anti-russo ed anticinese, ma anche la sua sovra-ordinazione effettiva rispetto al rapporto che Washington intrattiene con il resto d’Europa.
In Gran Bretagna si sta inoltre svolgendo il Summit annuale del G7 al quale si è concordato di invitare anche Australiani, Sud Africani, Sud Coreani ed Indiani. Era un’idea che aveva accarezzato anche Trump, che tuttavia desiderava associare all’esercizio pure la Federazione Russa, per renderla in qualche modo partecipe di un blocco diretto al contenimento di Pechino.
Da Carbis Bay sta giungendo invece un ulteriore segnale di forte contrapposizione tra un Occidente ricompattato dalla Casa Bianca, da un lato, ed un blocco eurasiatico per la verità ancora in embrione dall’altro.
Come capita tradizionalmente in questi casi, peraltro, i vertici contano non soltanto per quanto vi viene esplicitamente dichiarato dalle delegazioni che vi partecipano, ma anche e forse soprattutto per i numerosi incontri bilaterali che si tengono al margine dei colloqui.
© Palazzo ChigiIncontro Draghi-Biden
Incontro Draghi-Biden - Sputnik Italia, 1920, 13.06.2021
Incontro Draghi-Biden
In Italia, naturalmente, c’era molto interesse per quanto si sarebbero detti tra loro Joe Biden e Mario Draghi, anche se appare assai improbabile che possano divenirne di pubblico dominio gli elementi più importanti.
L’attuale premier italiano è molto vicino agli ambienti americani che hanno espresso l’attuale Presidente: basti ricordare che nelle sue memorie l’ex Segretario al Tesoro di Obama, Timothy Geithner, ha rivendicato ad un accordo tra gli Stati Uniti e la Germania il merito della nomina di Draghi alla testa della Bce.
Ciò nonostante, è difficile che l’Italia possa approfittare di questa circostanza per assumere un peso geopolitico superiore a quello al quale la sua attuale debolezza la condanna.
A Roma, tuttavia, gli Stati Uniti potrebbero affidare qualche delicato obiettivo diplomatico, ad esempio nei confronti della Turchia, di cui a Washington si vuole prevenire il temuto scivolamento nella sfera d’influenza della Russia.
All’America, Erdogan interessa anche nella prospettiva della ricucitura con l’Islam Politico, dopo gli anni di Trump, che erano stati contrassegnati da un’aperta ostilità.
In questo esercizio, tra l’altro, sta probabilmente cercando di ritagliarsi uno spazio anche il Regno Unito, che proprio sulla Queen Elizabeth alla fonda nel porto siciliano di Augusta ha ospitato un trilaterale con turchi ed italiani al livello dei ministri della Difesa.
Nell’intento di migliorare la propria posizione, il leader turco visiterà a breve persino il premier greco, mentre il presidente egiziano al Sisi ha già provveduto a sfumare la propria intransigenza nei confronti del mondo prossimo all’islamismo, anche per poter assumere un ruolo di mediazione nel conflitto che oppone Hamas ad Israele.
Del resto, dal canto suo, anche Mohammed bin Salman sta cercando in qualche modo di riposizionarsi. E in Israele sta cambiando la maggioranza.
Un’ulteriore cartina di tornasole saranno le risultanze della prossima riunione del Consiglio Nord Atlantico, massima istanza politica della Nato, al margine della quale Biden ed Erdogan dovrebbero avere il loro primo faccia a faccia e verrà tracciata la linea comune alla quale gli alleati dovranno attenersi, prevedibilmente la stessa che è emersa nell’ambito del G7 allargato.

Il vertice con Putin

Poi sarà la volta, il 16 giugno, il vertice ginevrino russo-americano. Un appuntamento delicato, al quale Stati Uniti e Federazione Russa giungono al punto di minimo delle loro relazioni in questo millennio, con Biden che vi arriverà dopo aver ricompattato gli alleati sulla sua agenda.
Le incognite sono tante. La Russia è riuscita ad allentare le tensioni nel Mar Nero ricorrendo ad una versione aggiornata della strategia della dissuasione che assicurò la pace durante la Guerra Fredda.
Sta però emergendo una più diffusa consapevolezza della necessità di assicurare una governance più efficace alla sicurezza internazionale, malgrado la strada verso un accordo di sistema basato sul reciproco rispetto appaia lunga ed impervia.
Non è escluso che Biden intenda davvero far qualcosa per migliorare le cose, ma potrebbe non essere in grado di farlo per ragioni non troppo diverse da quelle che hanno fermato Trump.
A questo proposito, fa molto riflettere quanto l’ambasciatore americano a Mosca, John Sullivan, avrebbe detto nei giorni scorsi ad un gruppo di parlamentari del Congresso, mettendo in guardia il Presidente rispetto alle possibili conseguenze di concessioni offerte alla Russia senza contropartite nel tentativo di realizzare un vero reset.
Si tratta di un altro segnale negativo, che dimostra quanto angusti siano gli spazi entro i quali si svolgeranno i colloqui. All’imminente appuntamento sarà quindi meglio accostarsi con realismo, sperando che il summit tra Biden e Putin migliori il clima dei rapporti, ma senza coltivare illusioni eccessive.
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