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L’allarme dell’Ocse sui debiti bancari deteriorati

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Grafico  - Sputnik Italia, 1920, 12.06.2021
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Un recente Rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), “The Covid-19 crisis and banking system resilience”, evidenzia che alcuni effetti economici della pandemia hanno determinato nei Paesi membri un forte aumento delle insolvenze debitorie delle imprese e delle famiglie.
I dati si riferiscono al 2020 e, com’è noto, la situazione è peggiorata nei primi mesi del 2021. Ciò starebbe erodendo anche la qualità degli attivi delle banche. Queste ultime potrebbero dover far fronte a un aumento importante del numero dei crediti deteriorati, i cosiddetti non performing loans (npl).
Secondo il Fmi si ha un npl quando per 90 giorni non si sono pagati gli interessi sul debito in questione, quando gli interessi sono stati capitalizzati e rifinanziati oppure quando il creditore abbia buone ragioni per dubitare della capacità del debitore di onorare il credito ricevuto.
Secondo il Rapporto, alla fine del 2019 la percentuale di npl sul totale dei crediti alle imprese era circa il 7% per le economie emergenti, poco meno del 6% per l’Europa e circa l’1,5% per la regione del Nord America. Si tenga presente che l’Europa si basa maggiormente sui crediti bancari mentre negli Usa la maggior parte dei finanziamenti alle imprese è fatta attraverso il mercato dei capitali.
Per quanto riguarda gli Usa, la Fed di Saint Louis, che ha anche il compito di ricerca e analisi su svariate situazioni economiche, ammette un notevole peggioramento dei non performing loans. Certo non si è nella situazione del 2010 quando il loro ammontare era di 375 miliardi di dollari, ma l’aumento registrato nel terzo quadrimestre del 2020 rispetto all’anno precedente è stato del 30%, portando il totale a 108 miliardi.
L’Ocse stima che, se solo il 25% dei crediti deteriorati oggi considerati “sospesi per gli interventi fiscali dei governi” diventasse npl, l’aumento per gli Stati Uniti sarebbe di ben 216 miliardi di euro.
In Europa la situazione è molto variegata. I due Paesi più esposti in npl sono la Francia con 126 miliardi di euro e l’Italia con 119 miliardi. Per quanto riguarda, invece, quelli considerati “sospesi”, la Francia ne conta 254 miliardi e l’Italia 156.
Euro - Sputnik Italia, 1920, 23.05.2021
Le 161 banche dati che l’Agenzia delle Entrate usa per monitorare gli italiani
Quando il sostegno dei governi sarà gradualmente eliminato, la recessione indotta dal Covid potrebbe far aumente i prestiti in sofferenza per le banche. Infatti, si calcola che il 35% dei nuovi prestiti bancari ha giovato delle misure di sostegno fiscale alle imprese. Perciò, anche le "imprese zombie", sopravvissute al 2020, potrebbero così far aumentare ulteriormente i crediti deteriorati.
Di conseguenza, le banche saranno costrette ad accrescere le riserve e gli accantonamenti per le possibili perdite sui crediti. Inoltre, un tale deterioramento della qualità degli attivi bancari e della loro performance reddituale potrebbe limitare la capacità delle banche di assorbire in futuro maggiori perdite, andando a influenzare negativamente sulla loro capacità di intermediare il credito per sostenere la ripresa.
Si teme che una ripresa economica più debole del previsto o la fine prematura delle misure di sostegno monetario e fiscale, insieme alle crescenti vulnerabilità del settore privato non finanziario, possano far lievitare ancor di più il numero dei crediti bancari deteriorati. Pertanto, suggerisce il Rapporto, le autorità finanziarie di diversi Paesi dovrebbero prendere in considerazione nuove misure per monitorare la qualità dei prestiti e intervenire tempestivamente.
In alcuni Paesi dell’Ocse anche i tassi di insolvenza dei mutui immobiliari e commerciali sono aumentati notevolmente con implicazioni potenzialmente dannose per la qualità degli attivi dei portafogli di prestiti bancari.
Il documento esamina con preoccupazione due scenari, quello di un rallentamento della ripresa e quello, doppiamente più grave, con l’aggiunta di una recrudescenza della pandemia e afferma che solo ampie misure di sostegno monetario e fiscale ridurrebbero la gravità dell'impatto della crisi.
In generale, le banche dei paesi Ocse hanno mantenuto un coefficiente di riserva abbastanza alto. Nel 2029 è stato tra 2 e 8 punti percentuali al di sopra del requisito minimo regolamentare. L'aumento più elevato è stato registrato dalle banche europee, con un coefficiente patrimoniale di vigilanza di quasi 19%.
Fabbrica di automobili - Sputnik Italia, 1920, 01.12.2020
Istat, previsioni Pil al ribasso per il terzo trimestre 2020: +15,9. Ocse: la ripresa nel 2021
Il Rapporto invita le banche a utilizzare dette riserve, al fine di evitare il rischio di deleveraging bancario, cioè di una riduzione nella concessione del credito, che potrebbe appunto limitare l'intermediazione creditizia all'economia reale durante la ripresa.
Le maggiori vulnerabilità bancarie sono dovute al peggioramento della redditività dopo la Grande Crisi finanziaria. Le banche in Europa, nelle economie di mercato emergenti e nella regione dell'Asia Pacifico hanno registrato nel 2019 il calo più netto del loro ritorno sul capitale (ROE) dal 2007 in poi.
Livelli così bassi di redditività delle banche evidenziano che, rispetto al passato, esse sono entrate nella crisi della pandemia con meno reddito disponibile per compensare le perdite.
Il settore delle imprese non finanziarie è stato il primo a essere colpito, con un brusco e repentino deterioramento della qualità del credito causato dall'arresto dell'economia globale. Secondo lo Standards & Poor’s Global Rating per il 2021, negli Stati Uniti i tassi di insolvenza societaria di livello speculativo dovrebbero salire al 9% a settembre 2021 rispetto al 6,3% di dodici mesi prima. Nello stesso periodo in Europa si avrebbe un aumento dal 4,3% all'8%.
Euro - Sputnik Italia, 1920, 05.05.2020
Agenzie di rating, mercati e stabilità finanziaria
Gli interventi monetari senza precedenti da parte delle principali banche centrali e l’ampio sostegno fiscale in molte economie avanzate ed emergenti potrebbero mitigare le insolvenze nel breve termine, dice il Rapporto. Tuttavia, l'impennata registrata nel 2020 delle emissioni di debito societario va ad aggravare la già elevata leva finanziaria. In un momento in cui i ricavi si stanno riducendo, i costi, invece, aumentano. Ciò potrebbe portare a un periodo prolungato di grandi default.
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