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Bombe NATO all'uranio impoverito, ufficiale jugoslavo chiede risarcimaento di 300mila euro alla NATO

© AFP 2021 / ANDREJ ISAKOVICA man walks past the building of former federal military headquarters in Belgrade on March 24, 2010, destroyed during the 1999 NATO air campaign against Yugoslavia.
A man walks past the building of former federal military headquarters in Belgrade on March 24, 2010, destroyed during the 1999 NATO air campaign against Yugoslavia. - Sputnik Italia, 1920, 11.06.2021
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Il primo ricorso giudiziale da una persona fisica dalla Serbia nei confronti della NATO per l'uso dell'uranio impoverito nei bombardamenti del 1999 non è stato ancora consegnato all'Alleanza atlantica, ha riferito un portavoce della Corte suprema di Belgrado a Sputnik.
Lo scorso 20 gennaio in Serbia la NATO è stata per la prima volta citata in giudizio da una persona fisica colpita dall'uso nei bombardamenti della NATO nel 1999 dell'uranio impoverito, si tratta di un ufficiale dell'esercito jugoslavo, il cui nome non viene reso noto negli interessi della causa.
L'avvocato Srdan Aleksic, che per diversi anni si è occupato della raccolta di prove, ha affermato che ricorsi giudiziali simili saranno presentati in altre città serbe, quali Novi Sad, Kragujevac, Nis e Vranje.
Le persone colpite sono soldati e poliziotti della Repubblica di Jugoslavia che morirono o si ammalarono in servizio nel Kosovo nel 1999.

"Attualmente è in corso la procedura per la consegna del ricorso giudiziale, che ha un carattere complesso, considerando il luogo di permanenza della parte convenuta", hanno dichiarato a Sputnik nella Corte.

Come aveva spiegato precedentemente Aleksic, una volta che la NATO riceve il ricorso giudiziale, inizia il periodo di 30 giorni in cui l'Alleanza è tenuta a rispondere se accettare la causa, respingerla oppure esercitare la propria immunità.
L'avvocato ha osservato che la legislazione serba consente alla Corte suprema di Belgrado di emettere un verdetto contro la NATO, indipendentemente dalla partecipazione dell'Alleanza atlantica al processo, se quest'ultima non risponderà alla causa.

Risarcimento di 300mila euro

Come nel caso dei militari dell'Europa occidentale che hanno ricevuto una dose elevata di radiazioni durante il loro servizio nella NATO vicino a munizioni radioattive e nei luoghi del loro utilizzo, Aleksic intende fare in modo che ciascuna delle vittime serbe ottenga un risarcimento per un importo di almeno 300mila euro.
Il legale serbo nella sua opera è coadiuvato dall'avvocato italiano Angelo Fiore Tartaglia, che ha rappresentato con successo gli interessi dei soldati italiani e ha ottenuto oltre 185 decisioni giudiziarie già entrate in vigore in Europa.
Secondo i dati di Tartaglia, in Italia il numero dei militari che si sono ammalati di cancro ammonta a 7.600, 400 di loro sono deceduti. L'avvocato rappresenta gli interessi di 500 persone.
Si tratta di malattie provocate dall'uso dell'uranio impoverito in militari italiani impegnati nelle missioni nei Balcani, dalla Bosnia ed Erzegovina, dove la NATO ha usato l'uranio impoverito per la prima volta, al Kosovo e Metochia.
Avvocato Angelo Fiore Tartaglia - Sputnik Italia, 1920, 09.06.2021
Tartaglia e bombardamenti Nato in Serbia: mai sostenuto dalla politica italiana
Una buona base per questi ricorsi è la decisione del tribunale distrettuale di Belgrado nel 2001, con la quale alti ufficiali della NATO, come il generale statunitense Wesley Clark e l'ex segretario generale della NATO Javier Solana, sono stati giudicati colpevoli di crimini di guerra contro la popolazione della Serbia. I materiali del caso elencano con precisione le date e le posizioni dell'uso di proiettili all'uranio impoverito da parte degli aerei dell'Alleanza atlantica.
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