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Graziani: “Gli ucraini possono essere sacrificati in uno scontro tra Nato e Federazione Russa”

© Sputnik . StringerIl presidente ucraino Zelensky
Il presidente ucraino Zelensky - Sputnik Italia, 1920, 10.06.2021
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Il presidente ucraino ha presentato al parlamento il ddl sui popoli autoctoni dell'Ucraina. I milioni di russi che vivono ancora sul territorio del Paese, non sono stati inclusi in questo elenco.
Secondo il disegno di legge elaborato da Zelensky, un popolo indigeno è considerato “una comunità etnica autoctona che si è formata sul territorio dell'Ucraina, è portatrice di una lingua e di una cultura originali, ha organi tradizionali, sociali, culturali o rappresentativi, è consapevole di per sé come un popolo indigeno dell'Ucraina, costituisce una minoranza etnica nella sua popolazione e non ha una propria istruzione statale al di fuori del Paese”.
Inoltre, il documento elenca anche i popoli indigeni dell'Ucraina in Crimea: i tartari di Crimea, ed i popoli turchici di fede ebraica Caraiti e Krymchaki.
I popoli indigeni hanno diritto all'autodeterminazione, alla pari protezione legale, al loro status politico nel quadro della Costituzione e delle leggi del paese, alla definizione dei loro simboli nazionali, nonché al libero sviluppo economico, sociale e culturale.
A che cosa è dovuto questo passo di Zelensky e che conseguenze avrà? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Tiberio Graziani, Chairman di Vision&Global Trends.
-Dott. Graziani, i russi sono il secondo più grande gruppo etnico dell’Ucraina (circa 8 milioni persone). Ciò nonostante, il presidente ucraino Vladimir Zelensky ha presentato al Parlamento ucraino il ddl sui "popoli autoctoni" escludendo i russi da questa categoria. A Suo avviso, a che cosa è dovuto questo passo? E perché Zelensky fa questa mossa adesso?
-Il tema è molto ampio. Pur nella brevità di un’intervista, sono necessarie alcune precisazioni. Al di là di questa specifica questione che interessa le popolazioni che attualmente abitano l’Ucraina, infatti, il tema della cittadinanza – che è squisitamente politico - come quello più generale dei caratteri che connoterebbero l’identità dei popoli si ripropone, anche con forza, nella storia, ogniqualvolta che il quadro internazionale è sconvolto da cambiamenti d’ordine geopolitico. I cambiamenti d’ordine geopolitico interessano, generalmente le ridefinizioni delle frontiere, la creazione di nuove entità statali, il riposizionamento degli Stati in nuove alleanze politiche, economiche militari, la nascita di nuove sfere d’influenza ed anche lo spostamento e la migrazione di intere popolazioni. Come sappiamo, il crollo dell’Unione Sovietica ha creato un vuoto geopolitico che è stato prontamente riempito dagli Stati Uniti a livello globale, mentre su quello regionale dall’Unione Europea che, con l’inclusione dei Paesi dell’Europa orientale, ha attuato una politica di continua erosione del cosiddetto estero vicino russo e di contenimento/respingimento/riduzione della sfera d’influenza della Russia attuale. Questo processo, questa “marcia verso est” dell’Occidente non sembra essere ancora terminato, nonostante l’intero sistema internazionale si sia arricchito negli ultimi anni di nuovi attori globali.
© Sputnik . Стрингер / Vai alla galleria fotograficaUcraina, smantellamento di un monumento sovietico a Leopoli
Ucraina, smantellamento di un monumento sovietico a Leopoli - Sputnik Italia, 1920, 10.06.2021
Ucraina, smantellamento di un monumento sovietico a Leopoli
Ora, nel caso in questione, la non citazione della minoranza russa tra i popoli “indigeni” dell’Ucraina potrebbe costituire una premessa giuridica per limitare di fatto lo sviluppo culturale e la partecipazione politica dei cittadini ucraini di origine russa. Il DDL sui “popoli autoctoni” sembra inserirsi, ad un tempo, sia in quel processo di cui parlavamo prima, poiché tende a limitare, celare e trascurare la componente russa nella società dell’Ucraina attuale, presupponendo implicitamente che i Russi di Ucraina costituirebbero una “quinta colonna” della Federazione russa in territorio ucraino, sia nel processo di costruzione di un'identità nazionale dell'Ucraina post-sovietica più conforme ai dettami cosiddetti “occidentali”.
In filigrana, il DDL sembra essere un dispositivo giuridico finalizzato alla costruzione di un neo-identitarismo quale asse portante dello Stato ucraino, invece che un decreto volto alla salvaguardia delle minoranze e dei popoli autoctoni.
-Condivide l’interpretazione del presidente russo Vladimir Putin, secondo il quale “la divisione delle persone in categorie indigene, non indigene e di altro tipo è simile alla politica della Germania nazista? Come si può distinguere il “vero ucraino” da quello che non entra in questo gruppo?
-Effettivamente ci sono similitudini con le politiche attuate dal Nazionalsocialismo, ma il quadro è completamente diverso. Tanto per dire, il Terzo Reich non si nascondeva dietro una facciata “democratica”. Le discussioni sul “vero ucraino”, qualora proseguissero nel dibattito giuridico e politico, potrebbero provocare circuiti politici e culturali non facilmente gestibili: c’è il rischio di entrare in ambiti irrazionali, in una spirale difficile da spezzare. Tuttavia, Putin ha ragione quando afferma che lo Stato ucraino è una conseguenza del periodo sovietico.
-Non pensa che un atteggiamento del genere inevitabilmente spingerà centinaia di migliaia o addirittura milioni di abitanti dell’Ucraina (non solo i russi ma anche i moldavi, gli ungheresi e i polacchi) ad andarsene per non essere considerate persone di seconda classe?
-Esiste questo rischio, come peraltro esiste il rischio che i Governi di Stati, già appartenenti alla sfera d’influenza sovietica, possano emanare, sull’esempio di Kiev, simili dispositivi giuridici tesi a occultare la presenza “civile” delle diaspore russe colà presenti o di altre minoranze. Il DDL in tal caso agirebbe da dissuasore.
-Si tratta della pura violazione del diritto umanitario? Come reagirà o dovrebbe reagire la comunità internazionale a questa norma legislativa?
-Ogni volta che si tocca l’argomento relativo all’identità di un popolo si entra, giocoforza, almeno per antitesi, nella dialettica, nella contrapposizione tra i diritti relativi ai popoli e quelli dell’uomo. Non penso che la cosiddetta comunità internazionale reagisca. In realtà dovrebbe farlo, almeno pro forma!
-A Suo avviso, come inciderà il ddl e la possibile adesione dell’Ucraina alla NATO rapporti tra la Russia e l’Ucraina che, come sappiamo, sono lontani dall'essere ideali?
- È verosimile prevedere che il DDL non faciliterà i rapporti tra gli ucraini “veri” e quelli di origine russa. Come è parimenti verosimile che questo decreto, in quanto implicitamente antirusso, si muove nella direzione di rassicurare i Paesi membri della NATO relativamente alla vocazione transatlantica dell’Ucraina attuale, nella prospettiva di una futura adesione.
Comunque, in riferimento alla NATO, quest'ultima assegna all’Ucraina il ruolo di una testa di ponte lanciata contro la Federazione russa. Ne sono testimonianza le varie esercitazioni congiunte, seppur nel quadro di operazioni multilaterali.
© Sputnik . Стрингер / Vai alla galleria fotograficaSoldati della NATO nel corso delle esercitazioni Rapid Trident in Ucraina
Soldati della NATO nel corso delle esercitazioni Rapid Trident in Ucraina - Sputnik Italia, 1920, 10.06.2021
Soldati della NATO nel corso delle esercitazioni Rapid Trident in Ucraina
-Prevede uno scontro armato con la Russia, visto l'attività militare straniera in Ucraina che stiamo notando negli ultimi mesi?
- L’affermazione riguardo all’ “autodeterminazione dei popoli” contenuta nel DDL è un esplicito, quanto, a mio avviso inconsapevole, atto di fede ai principi universalistici del presidente statunitense Wilson, vale a dire il presidente che ha inaugurato impegno americano nel Vecchio Continente in seguito alla Prima Guerra mondiale.
L’autodeterminazione dei popoli, infatti, al di là della retorica “libertaria”, nella sua applicazione pratica è stato utilizzato ad arte al fine di creare fratture all’interno di entità geopolitiche multinazionali proprio dagli Usa. Un ultimo esempio in ordine di tempo della teorizzazione di tale principio e della applicazione è dato dal progetto del Grande Medio Oriente, ove la frammentazione lungo divisioni etnoculturali e confessionali ha reso il Vicino e Medio Oriente una polveriera.
L’esacerbazione che potrebbe verificarsi tra i vari gruppi etnoculturali presenti in Ucraina con l'introduzione del DDL, insieme alla militarizzazione del Paese in funzione antirussa asservirebbero Kiev ancora ancora di più alle indicazioni provenienti da Washington.
Gli Ucraini, invece di utilizzare al meglio la loro posizione geografica, vero ponte tra la Federazione Russa e il resto dell'Europa occidentale, ad esempio nel quadro di una neutralità armata, potrebbero essere sacrificati nello scontro politico, economico e persino militare tra la Nato e la Federazione Russa.
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