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Covid, per la task force a febbraio 2020 il virus non circolava in Italia. Verbali on line

© AP Photo / Alessandra TarantinoCoppia di anziani sul balcone con la bandiera dell'Italia con la scritta "Andrà tutto bene" a Roma
Coppia di anziani sul balcone con la bandiera dell'Italia con la scritta Andrà tutto bene a Roma - Sputnik Italia, 1920, 10.06.2021
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Pubblicati sul sito del ministero della Salute i verbali delle riunioni della task force tenute tra il 22 gennaio e il 21 febbraio per l'emergenza coronavirus. Lo ha disposto il Tar del Lazio. Il ministero farà ricorso.
"Oggi in Italia non c'è circolazione del virus". Lo sosteneva l'Iss il 7 febbraio 2020. La pubblicazione dei verbali della Task Force, consultabili sul sito del ministero della Salute, ha permesso di ricostruire il lavoro degli esperti messi in campo dal governo nei 30 giorni precedenti la scoperta del paziente 1 di Codogno.
La pubblicazione della documentazione inerente il lavoro della Task Force relativa al periodo 22 gennaio-21 febbraio è stata disposta da una sentenza del Tar del Lazio dello scorso 7 maggio, con cui è stato accolto il ricorso del deputato di Fratelli d'Italia, Galeazzo Bignami, a cui era stato negato l'accesso agli atti.

La formazione della Task Force ministeriale

Era l'inizio dell'emergenza e l'infezione da Sars-CoV-2 non era ancora stata chiamata Covid-19. La Task Force ministeriale era stata istituita con il compito di "coordinare ogni iniziativa relativa al Coronavirus 2019-nCoV", come si legge nel verbale della seduta del 21 gennaio.
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Era composta dalla direzione generale per la prevenzione, dalle altre direzioni competenti, dai Carabinieri dei Nas, dall'Iss, dall'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, dagli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, dall'Aifa, dall'Agenas e dal consigliere diplomatico. Era operativa in modo permanente e si riuniva quotidianamente.

Cosa dicono i verbali

Dai documenti si apprende che per gli esperti, agli inizi di febbraio, la pandemia appariva come una possibilità remota perché si riteneva circoscritta alla Cina. Il "virus non circola in Europa", si legge nelle carte.
Inoltre si ipotizzava che il contagio potesse avvenire soltanto fra pazienti sintomatici. Il 6 febbraio l'Iss rilevava che "non c'è trasmissione del virus prima della comparsa della sintomatologia e, quindi, il contagio può avvenire al più contemporaneamente al verificarsi della sintomatologia stessa".
Allo stesso tempo suggeriva di predisporre "un piano per implementare i posti di terapia intensiva nell'eventualità che ci fosse un'epidemia nel nostro Paese".
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La caccia alle mascherine

Subito dopo la proclamazione dello stato d'emergenza era iniziata una vera e propria caccia alle mascherine. Dal verbale del 2 febbraio emerge che il Governo era alla disperata ricerca dei dispositivi medici ma sulle mascherine "non arrivano celermente informazioni" e "al momento sono state ricevute informazioni da una ditta che sembra abbia in stock circa 800mila mascherine chirurgiche e prevede di averne altre 400mila in dieci giorni".

Il piano pandemico

A metà febbraio era emersa la possibilità di aggiornare il piano pandemico. Nella riunione del 15 febbraio l'allora direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Francesco Paolo Maraglino, aveva suggerito la necessità di aggiornare il piano pandemico messo a punto per la pandemia di influenza del 2009.
"Il dottor Maraglino -si legge nel verbale della riunione - evidenzia la necessità di procedere ad un aggiornamento del Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale, risalente al 2009".
Il giorno successivo Maraglino informa "che il tavolo di lavoro per l'aggiornamento del Piano pandemico si riunirà il 18 febbraio e lavorerà in sottogruppi per accelerare i lavori".
Il 21 febbraio il ministro Speranza chiedeva "precauzioni più severe" per evitare la diffusione del virus. Ma era troppo tardi. Lo stesso giorno, con la scoperta del primo caso a Codogno e i successivi tracciamenti, l'Italia diventava il primo Paese in Europa colpito dall'epidemia di nuovo coronavirus.

Il ricorso

Secondo quanto riferisce AdnKronos il ministero della Salute impugnerà la sentenza del Tar Lazio, anche se la pubblicazione dei documenti è già avvenuta.
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