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Biden non infiamma l’Europa

© Doug Peters/G7 Cornwall 2021L'arrivo di Joe Biden e della First Lady Jill Biden al G7 della Cornovaglia
L'arrivo di Joe Biden e della First Lady Jill Biden al G7 della Cornovaglia - Sputnik Italia, 1920, 10.06.2021
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Il presidente USA tra G7 e vertice Nato chiede all’Unione di seguirlo nella crociata contro Cina e Russia. Ma gli alleati fatti i conti con l’economia e con l’età dell’inquilino della Casa Bianca si chiedono se sia prudente rompere i ponti con Mosca e Pechino. “Sleepy Joe” rischia di arrivare disarmato e isolato al vertice con Putin del 16 giugno.
Chi troppo vuole nulla stringe. O per dirla in inglese “grasp all lose all”. Il primo a far i conti con il vecchio proverbio è Joe Biden. Atterrato in Europa prefigurando un’imminente “battaglia tra le democrazie nel XXI secolo e le autocrazie” sta già capendo che pochi - da queste parti -sembrano condividere appieno il grido di battaglia lanciato contro Russia e Cina.
In prima fila nel girone dei titubanti ci sono paesi come Francia, Germania e Italia dove dubbi e inquietudini, seppur sotto traccia, si fanno già sentire.
La più dubbiosa, se non apertamente ostile ai disegni di Biden, è sicuramente la Germania.
E lo dimostra la determinazione con cui sia Angela Merkel, sia Armin Laschet, suo successore alla guida della Cdu, hanno ignorato le richieste dell’amministrazione Biden di sospendere la realizzazione del Nord Stream Due, il gasdotto che moltiplicherà le forniture di gas russo aggirando i blocchi imposti in passato dall’Ucraina.
Dietro i ripetuti “nein” del principale partito di governo c’è la consapevolezza che piegarsi alle sanzioni Usa equivarrebbe a perdere l’appoggio di imprenditori e industriali.
Una consapevolezza confermata da Oliver Hermes, presidente della “Associazione tedesca per gli affari orientali” che a gennaio aveva duramente criticato le sanzioni Usa alle aziende coinvolte nel progetto definendole “un ostacolo alle relazioni transatlantiche”.
Il Nord Stream 2 è “un passo nella giusta direzione per tutta l’Europa. Ne abbiamo bisogno a causa del declino nella produzione di gas in tutta Europa” - gli aveva subito fatto eco Ludwig Möhring, presidente dell’ “Associazione federale tedesca per il gas naturale il petrolio e la geoenergia” (Bvec) .
E per capire quanto scetticismo susciti la decisa contrapposizione politica, economica e militare proposta da Biden nei confronti di Pechino basterà ricordare il tentativo - avviato a fine dicembre proprio da Berlino - di far siglare all’Unione Europea il discusso accordo sugli investimenti con la Cina. Un tentativo bloccato in extremis dagli Usa.
Sul fronte francese le perplessità nei confronti delle strategie proposte dalla Casa Bianca non sono meno diffuse.
Per Parigi il mantenimento di un dialogo e di un apertura economica con Mosca rappresenta una condizione ”sine qua non” sin dai tempi di De Gaulle.
E l’invito a Putin, ospitato da Emmanuel Macron nell’estate del 2019 nella residenza estiva di Fort de Brégançon, puntava proprio ad un ritorno al dialogo con la Russia seguito da una possibile riammissione al G8.
© Sputnik . Alexey Druzhinin / Vai alla galleria fotograficaPutin e Macron durante il loro incontro nella residenza di Fort Brégançon
Putin e Macron durante il loro incontro nella residenza di Fort Brégançon - Sputnik Italia, 1920, 10.06.2021
Putin e Macron durante il loro incontro nella residenza di Fort Brégançon
Due obbiettivi rallentati dalla crisi Bielorussa e dalla vicenda Navalny, ma non certo archiviati da un Eliseo preoccupato dal rischio che la strategia anti-russa della Casa Bianca finisca con il favorire una sempre più stretta alleanza tra Pechino e Mosca allontanando quest’ultima dall’Europa.

La posizione dell'Italia

Alle preoccupazioni franco-tedesche s’aggiungono quelle di un’Italia che, seppur riportata sui binari dell’ atlantismo dal premier Mario Draghi non può certo permettersi di rinunciare alle relazioni economiche con la Russia.
Ma alle incertezze di ordine politico ed economico si aggiungono quelle temporali. I 78 anni di Biden, la scarsa consistenza politica di una Kamala Harris chiamata eventualmente a succedergli e il persistere di un consistente sostegno popolare ai repubblicani di Donald Trump spingono molti leader europei a chiedersi se sia consigliabile puntare esclusivamente sul presidente democratico tagliando tutti i ponti con Pechino e Mosca.
Dunque più s’avvicina il summit del 16 giugno a Ginevra con Vladimir Putin più Joe Biden rischia di trovarsi alla testa di un alleanza incerta e titubante. Certo ha dietro i paesi dell’Est, ma non certo un’Europa che senza la piena adesione di Berlino, Parigi e Roma appare incerta e monca.

Le ultime mosse prima di Ginevra

Ma anche le altre strategie geopolitiche messe a punto da Biden in vista dell’appuntamento con Putin non sembrano contenere strumenti risolutivi.
Ben pochi sembrano disposti a scommettere sulla capacità di Biden di risolvere senza rotture la crisi con una Turchia di Erdogan sempre più lontana dalla Nato e pronta a rinunciare agli F35 pur di schierare i missili anti-aerei S 400 acquistati dalla Russia.
Le bizantine proposte di parcheggiare le batterie russe nella base di Incirlik controllata dagli Usa ben difficilmente verranno sottoscritte da un Cremlino poco disposto a regalare i propri segreti militari agli Usa .
E al naufragio sembra destinato anche il tentativo della Casa Bianca di tornare a giocare sullo scacchiere siriano premendo su Putin perchè imponga a Damasco l’entrata di aiuti umanitari dal confine iracheno e giordano. Una richiesta impossibile da accettare visto che quegli aiuti rischiano di risvegliare l’opposizione armata anti Assad.
Tutte debolezza ben intuite dal ministro degli esteri russo Sergey Lavrov che analizzando la posizione di Biden lo ha invitato a riflettere “sugli errori degli anni passati evitando un dialogo condotto esclusivamente da una posizione di egemonia negli affari mondiali”.
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