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La bolla delle criptovalute

© Sputnik . Evgeny Biyatov / Vai alla galleria fotograficacriptovalute
criptovalute - Sputnik Italia, 1920, 08.06.2021
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Ci mancava la bolla delle criptovalute! Negli anni passati abbiamo sperimentato gli effetti devastanti delle bolle finanziarie di tutti i tipi, dalle “piramidi” agli “schemi Ponzi” tradizionali fino a quelle organizzate intorno a titoli e prodotti “esotici” e di difficile comprensione.
Le criptovalute rappresentano un rischio potenzialmente maggiore: combinano gli effetti di una finanza ad alto rischio e fuori controllo con quelli monetari destabilizzanti. In altre parole, in caso d’implosione delle bolle monetarie, non ci sarebbero soltanto bancarotte a catena ed eventuali bail out con soldi pubblici, ma anche potenziali situazioni caotiche dei mercati delle valute.
Prima di tutto è opportuno sfatare alcune false teorie. La prima è quella del teorema “somma zero”. Esso dice che non vi è alcun problema, persino rispetto alle speculazioni più sfrenate, poiché in ogni operazione finanziaria una parte guadagna mentre l’altra perde. In altre parole sarebbero “fatti loro”. La realtà è ben altra, quando le dimensioni in gioco sono tali da essere “sistemiche”. Quando, cioè, le perdite e i fallimenti mettono in discussione la tenuta dell’intero sistema. Ciò è emerso in modo prepotente nella Grande Crisi del 2008-9, quando le banche, le compagnie di assicurazioni e i fondi finanziari “too big to fail” hanno messo a rischio il sistema globale, costringendo i governi e le banche centrali a intervenire per coprire i buchi.
La seconda teoria è quella secondo la quale i capitali usati nelle operazioni finanziarie e monetarie, soprattutto quelle speculative, sarebbero limitati e contenuti, in rapporto ai fondi veramente in possesso degli operatori. Da molto tempo, con il “leverage” questo assioma non vale più. Piccole disponibilità finanziarie di partenza possono mettere in moto un ammontare di operazioni che può superare di centinaia di volte il sottostante in garanzia. Anche in questo caso si presume che non sarà mai il nominale a essere chiamato a rispondere ma si dovranno saldare soltanto i risultati netti delle transazioni finanziarie. Anche questo teorema non regge in caso di una grave crisi. Recentemente, lo si è visto, in piccolo, nel fallimento del fondo hedge Archegos Capital Management.
Bitcoin - Sputnik Italia, 1920, 24.05.2021
Bitcoin e criptovalute, si scatenano gli acquisti: ETH (+25%), BNB (+32%), ADA (+29%)
Nelle settimane passate abbiamo assistito a una pericolosa volatilità dei valori legati alle criptovalute, in primis quelli relativi al bitcoin e all’ether. Dall’inizio del 2021 i valori del bitcoin erano saliti in modo precipitoso, spinti anche dalla quotazione a Wall Street di Coinbase, la prima piattaforma al mondo per la negoziazione delle monete digitali. La valutazione iniziale di quest’ultima, infatti, è stata di quasi 100 miliardi di dollari, molto più di grandi banche e corporation internazionali da tempo nei listini di borsa.
Il bitcoin, per esempio, nello scorso mese di aprile aveva raggiunto il picco massimo di 65.000 dollari. Un aumento del 450% dall’inizio del 2021. Poi, in una giornata turbolenta di maggio era sceso a 30.000 dollari. Da un po’ di tempo viaggia sempre sotto i 40.000 dollari.
Tali repentine variazioni sono un sintomo di una grave malattia. A differenza di qualsiasi altro titolo, le criptovalute non hanno un valore intrinseco. Le azioni o le obbligazioni, per esempio, riflettono un determinato valore reale nella forma di infrastrutture e di produzioni sottostanti. Le azioni, sotto un determinato prezzo, diventano “attraenti” per altri investitori. Il valore delle criptomonete, invece, dipende soltanto dai comportamenti interessati e dalle decisioni di coloro che le possiedono o che vorrebbero commerciarle.
Esse, da qualche tempo, rappresentano un serio problema per i governi e per le banche centrali poiché sono fuori dal loro controllo e operano, di fatto, in modo non regolamentato. L’intero mercato delle criptovalute è arrivato a 2.200 miliardi di dollari di capitalizzazione. E’ già una cifra impressionante.
Negli Usa, il Dipartimento di Stato avrebbe in programma importanti interventi di controllo dopo che, sembra, alcune criptovalute sarebbero state utilizzate da importanti istituzioni finanziarie in operazioni di riciclaggio di denaro. Il nuovo direttore dell’agenzia “Office of the Controller of the Currency” ha annunciato una rivisitazione della politica di regolamentazione delle criptomonete. Egli ha appena sostituito il suo predecessore, nominato da Trump, che proveniva, guarda caso, dalla Coinbase. In questo contesto, per ragioni ancora da comprendere, anche Elon Tusk proprietario della corporation tecnologica Tesla, che aveva dapprima accettato pagamenti in bitcoin per i suoi veicoli, ha improvvisamente cambiato idea.
Elon Musk - Sputnik Italia, 1920, 06.06.2021
Elon Musk e Bitcoin, ormai è guerra aperta: divorzio in vista?
Per conto della Banca centrale europea, Isabel Schnabel, membro dell’esecutivo, in una recente intervista al settimanale tedesco Der Spiegel, è stata molto chiara: “A nostro avviso, è sbagliato descrivere il bitcoin come una valuta, perché non soddisfa le proprietà di base della moneta. Esso è un asset speculativo senza alcun valore sottostante riconoscibile ed è soggetto a massicce oscillazioni di prezzo… La preoccupazione è che la fiducia nelle criptovalute possa evaporare rapidamente, causando perturbazioni nei mercati finanziari. È un sistema molto fragile.”. Già in precedenza, Christine Lagarde, presidente della Bce, aveva affermato: "È imperativo che un'attività simile al denaro, svolta da un attore privato, sia soggetta alle stesse regole e agli stessi meccanismi di controllo" dell’euro.
People’s Bank of China, la banca centrale cinese, sta approntando delle norme per regolamentare e sorvegliare le criptomonete, anche per “impedire che la speculazione su di loro possa provocare grandi rischi finanziari”. Gli istituti bancari cinesi rifiuterebbero i pagamenti in criptovalute. Ciò vale anche per le stable coin, le criptomonete che dovrebbero avere un corrispettivo in valuta tradizionale, come il dollaro o lo yuan, e che vorrebbero diventare dei nuovi strumenti di pagamento alternativi.
Monete d'oro - Sputnik Italia, 1920, 09.02.2021
Le stablecoin: monete private senza controllo?
In Argentina, all’inizio di aprile, la Banca centrale ha richiesto a tutte le banche private del Paese di comunicare i nomi dei cittadini che hanno conti in criptovalute o che le utilizzano per operazioni di acquisto e di vendita. Le autorità di Buenos Aires stanno cercando di bloccare la fuga di capitali e le criptovalute sarebbero diventate un nuovo strumento per simili operazioni. Alcune criptovalute sono diventate anche un surrogato dell’oro in cui investire in modo anonimo per mettere al riparo i capitali dall’inflazione e dalla svalutazione della moneta nazionale.
Anche la Turchia, fino a poco tempo fa sostenitrice delle monete digitali, è intervenuta attraverso la Banca centrale di Ankara, mettendo al bando le criptovalute come strumento di pagamento.
In definitiva, tutti i governi e le loro banche centrali, buoni o cattivi che siano, sono confrontati dalla sfida più grande dopo la creazione dello Sato nazionale. Questo vale anche per l’Unione europea. La sovranità monetaria resta in mani pubbliche oppure sarà soppiantata da interessi privati? Per i governi lasciare ai privati il controllo delle monete avrebbe delle conseguenze peggiori della mancanza di controllo sulla finanza. Si possono e si devono fare molte critiche riguardo ai comportamenti passati troppo permissivi delle banche centrali ma, si ricordi, restano sempre i prestatori e i garanti monetari di ultima istanza. Quello che le criptovalute non saranno mai.
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