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Germania chiede abolizione dei veti di politica estera dell'UE

© Sputnik . Grigory Sysoev  / Vai alla galleria fotograficaIl ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas
Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas - Sputnik Italia, 1920, 08.06.2021
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Il ministro degli Esteri tedesco ha affermato che i singoli Stati membri dell'UE non dovrebbero essere in grado di bloccare le misure di politica estera. I suoi commenti arrivano dopo che l'Ungheria ha posto il veto su una serie di azioni auspicate da quasi tutti gli altri membri.
Lunedì, il ministro degli Esteri Heiko Maas ha affermato che l'Unione Europea non può più essere "tenuta in ostaggio" nella sua politica estera da singole nazioni che esercitano i loro diritti di veto, citato dal Deutsche Welle.
Le sue osservazioni sono state viste come un rimprovero rivolto all'Ungheria, che negli ultimi mesi ha bloccato diverse misure di politica estera concordate da quasi tutti gli altri Stati membri.
Parlando a una conferenza degli ambasciatori tedeschi a Berlino, Maas ha dichiarato: "Non possiamo lasciarci tenere in ostaggio dalle persone che troncano la politica estera europea con i loro veti: se lo facciamo, prima o poi si rischia la coesione dell'Europa. Il veto deve essere rimosso, anche se significa essere messi in minoranza".
I suoi commenti arrivano dopo che il ministro degli Esteri tedesco, Miguel Berger, ha criticato su Twitter l'Ungheria per aver bloccato una serie di misure e ha chiesto "un dibattito serio su come gestire il dissenso".
In aprile, l'Ungheria ha bloccato una dichiarazione dell'UE che criticava la nuova legge cinese sulla sicurezza a Hong Kong, che molti paesi hanno visto come una limitazione delle libertà nell'ex colonia britannica.
Sotto il Primo ministro Viktor Orbán, l'Ungheria ha cercato legami più stretti con Pechino, accettando anche la costruzione di un nuovo campus a Budapest per ospitare una grande università cinese, nonostante diffuse proteste interne.
Budapest si è inoltre rifiutata di recente di ratificare un nuovo accordo commerciale e di sviluppo dell'Unione europea con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico e di sostenere la richiesta di un cessate il fuoco durante il recente conflitto tra Israele e Hamas palestinese.
L'anno scorso, l'Ungheria si è unita alla Polonia nel minacciare di porre il veto a un fondo di recupero del coronavirus perché alcuni pagamenti dei fondi erano legati a condizioni di stato di diritto, un'area in cui entrambi i paesi si sono scontrati con il blocco.
L'Italia ha più volte usato il diritto di veto, anche se riguardo la politica interna dell'Europa, per bloccare proposte e leggi dell'UE, principalmente in relazione ai temi dei migranti.
Nel corso degli anni, infatti, il paese si è avvalso del veto per spingere i Paesi del blocco a fornire la necessaria assistenza per regolare e gestire il flusso di migranti, soprattutto quelli provenienti dall'Africa, bloccando ad esempio l'istituzione sul territorio di hotspot (es. veto sul regolamento di Dublino del 2018), chiedendo ulteriori fondi all'Ue e cercando di accordarsi per maggiore sostegno da parte di tutti i paesi nello smaltimento e controllo dell'immigrazione illegale (es. veto sul bilancio UE del 2017).
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