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Cosa potrebbe esserci dietro l’improvviso interesse per gli UFO

UFO - Sputnik Italia, 1920, 08.06.2021
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Stanno succedendo cose strane, che per il momento la maggior parte degli osservatori derubrica a poco più di un fenomeno di costume.
Tra gli sviluppi più singolari in atto si segnala certamente la nuova attenzione che alcuni governi stanno apparentemente riservando agli Ufo, adesso convenientemente ribattezzati Uap, ovvero fenomeni aerei non identificati.
La possibilità che l’uomo non sia l’unica forma di vita intelligente esistente nell’Universo è stata spesso dibattuta. Tra gli scienziati sono spesso emerse aperture al riguardo, nella maggior parte dei casi legate a considerazioni di natura probabilistica.
Sono stati anche finanziati dei programmi finalizzati all’esplorazione dello spazio profondo, per lo più orientati alla ricerca di pianeti in grado di ospitare degli esseri viventi simili a quelli che abitano la Terra.
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Il 16 novembre 1974 il potente radiotelescopio portoricano di Arecibo inviò un complesso messaggio codificato verso l’ammasso globulare di Ercole – praticamente verso l’ignoto - senza ottenere alcun riscontro prima di cadere a pezzi.
Alcune sonde americane che stanno uscendo dal sistema solare analogamente recano a bordo dei messaggi, che somigliano molto a quelli che venivano inseriti nelle bottiglie lanciate in mare.
Anche le personalità più aperte nei confronti dell’ipotesi di vite aliene sono state tuttavia abbastanza concordi nel ritenere improbabili forme di contatto ravvicinate, principalmente a causa dell’enormità delle distanze da coprire, incompatibile con le tecnologie attualmente conosciute e a disposizione dell’umanità.
I tragitti da percorrere non sarebbero infatti esprimibili in migliaia di chilometri, ma in anni luce (addirittura 25mila nel caso dell’ammasso di Ercole puntato da Arecibo), ed esigerebbero conseguentemente mezzi in grado di muoversi nel cosmo a velocità per noi inconcepibili.
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In questo dibattito non erano mai entrati gli avvistamenti degli oggetti volanti non identificati, che vennero invece relegati ad ambiti marginali, abbandonati al monopolio di individui generalmente poco credibili e piuttosto inclini ad abbracciare teorie cospiratorie della più varia natura.
Quanto sta accadendo costituisce quindi motivo di stupore sotto più di un profilo. In piena campagna elettorale, lo scorso anno il presidente Trump ordinò all’intelligence americana la compilazione di un rapporto dedicato agli avvistamenti degli Ufo che dovrebbe essere consegnato al Congresso il prossimo 25 giugno.
È proprio lo spirare di questo termine ad aver messo in moto il processo che stiamo osservando. Improvvisamente, prima ancora che i contenuti del documento dei servizi Usa venissero conosciuti a larghe linee, il Pentagono ha preso a rilasciare video di presunti “incontri” registrati dalle Forze Armate americane, garantendone l’autenticità.
I filmati hanno suscitato viva sensazione e sono stati guardati da molti frequentatori dei social media. Quindi sono arrivate le anticipazioni delle conclusioni della relazione ordinata da Trump, di cui meritano di essere ricordati i passaggi salienti.
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Le autorità americane non si sono spinte fino al punto di definire apertamente di origine aliena i velivoli osservati, ma hanno significativamente escluso che potessero appartenere agli Stati Uniti.
In pratica, così facendo, il rapporto commissionato da Trump e del quale Biden si accinge ad autorizzare la pubblicazione ha infatti dischiuso la porta a due differenti possibilità.
La prima concerne l’eventualità che potenze rivali dell’America possiedano - da decenni! - mezzi straordinariamente più avanzati di quelli a disposizione degli Stati Uniti. La seconda, invece, aprirebbe la via al riconoscimento della natura extraterrestre dei velivoli avvistati.
Le implicazioni sono notevoli in entrambi i casi. Nel primo, infatti, verrebbe meno la certezza della superiorità tecnologica americana, peraltro più volte incrinata dai successi colti nella corsa allo spazio dall’Unione Sovietica ed oggi apertamente contestata dalla Repubblica Popolare Cinese in alcuni delicati settori.
Qualcosa però cozza contro il buon senso: mai, infatti, neanche nelle fasi più critiche della Guerra Fredda, si ebbe la sensazione che un paese rivale degli Stati Uniti fosse in possesso di strumenti drasticamente più avanzati e performanti di quelli posseduti dal governo di Washington.
Se furono i sovietici a mandare la prima sonda e poi il primo uomo nello spazio, dopotutto gli americani avrebbero inviato i propri astronauti sulla Luna.
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Provare ad accreditare questa pista, tuttavia, potrebbe consentire ai militari americani di chiedere ulteriori risorse con le quali alimentare i loro programmi più ambiziosi nel campo delle tecnologie aerospaziali, esigendo al contempo una maggiore collaborazione da parte dei paesi alleati nei confronti delle potenze sospettate di aver acquisito mezzi di nuova generazione.
L’altra strada, quella delle tecnologie aliene, comporterebbe invece l’ammissione dell’esistenza di un nuovo fattore di rischio a livello globale, qualcosa che sarebbe suscettibile di porre in discussione il carattere assoluto della sovranità umana sulla Terra. Non è cosa da poco.
Anche in questo caso, risulterebbe potenziato l’impulso a chiedere nuove risorse per finanziare programmi volti alla militarizzazione dello spazio, ma gli si affiancherebbe una spinta molto decisa alla collaborazione tra le maggiori potenze, che dovrebbero intensificare la propria cooperazione per far fronte ad una minaccia ritenuta effettivamente comune.
L’accordo tra Stati Uniti e Giappone sullo scambio di informazioni concernenti gli avvistamenti degli Ufo è compatibile con entrambe le ipotesi. Il fatto che anche i cinesi abbiano apparentemente dedicato attenzioni allo stesso fenomeno osservato in America dà invece maggior forza alla seconda.
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In pratica, mentre neppure la pandemia è riuscita ad aver ragione della risorgente rivalità internazionale, rendere credibile l’idea che il nostro pianeta è frequentato da civiltà molto più progredite di quella umana potrebbe servire a smorzare le tensioni in aumento tra le grandi potenze, a prescindere dall’effettiva pericolosità dei fenomeni osservati.
In effetti, l’esposizione ad una minaccia condivisa è normalmente il modo migliore di forgiare solide alleanze. Né la globalizzazione economica né l’emergenza climatica, fortemente cavalcate dai democratici americani, sono riuscite ad avvicinare di un millimetro l’umanità alla prospettiva di una convivenza pacifica ed armoniosa.
Quanto al Covid-19, è diventato addirittura un ulteriore terreno di competizione. Parlare seriamente di alieni potrebbe allora servire a riannodare alcuni rapporti. E questa ondata di rivelazioni acquistare un significato politico. Chissà che non se ne parli anche in occasione del prossimo summit russo-americano a Ginevra.
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