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Portale tra 2 mondi: entrare nel sogno di un'altra persona

Sonno - Sputnik Italia, 1920, 07.06.2021
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Un recente studio ha dimostrato che un soggetto dormiente non soltanto reagisce a segnali esterni e ricorda le domande che gli vengono poste, ma segue anche istruzioni ed esegue semplici operazioni matematiche. Questa condizione corporea è stata definita di sogno interattivo.
Sputnik approfondisce per voi quali potrebbero essere i vantaggi pratici derivanti da tale scoperta.

Un passaggio verso il subconscio

Passiamo a dormire circa un terzo della nostra vita e la scienza ancora non sa in che modo cambi il funzionamento del cervello nelle due fasi, di veglia e di sonno. Ancora ci chiediamo se il soggetto dormiente rimanga se stesso durante il sonno, se conservi un qualche rapporto con la realtà oppure se venga totalmente portato nel mondo dei sogni.
La teoria scientifica ad oggi maggiormente condivisa ipotizza che il sonno sia una condizione inconscia durante la quale il cervello è occupato nell’analisi e nella selezione dei ricordi e delle emozioni. Si pensa che sia impossibile stabilire un contatto bilaterale con il dormiente: infatti, gli stimoli esterni o lo fanno svegliare o si riflettono a livello inconscio sotto forma di immagini trasformate.
Per capire quanto profondamente si possa penetrare nei sogni altrui, gli scienziati stanno conducendo esperimenti con soggetti che si trovano nel cosiddetto stato di sogno cosciente. Il dormiente capisce che sta sognando e, alla luce di questa consapevolezza, interpreta quanto accade nel sogno. Per la prima volta questo fenomeno fu descritto dal filosofo greco Aristotele che visse nel IV secolo a.C.
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Stando alle indagini condotte, una persona su due almeno una volta nella vita ha fatto dei sogni coscienti e circa il 10% della popolazione fa questo genere di sogni una volta al mese o anche più spesso. Secondo gli scienziati, la possibilità di gestire i sogni apre un ampio spettro di applicazioni pratiche: dallo studio mentre si dorme alla psicoanalisi.

Sonno veloce e sonno lento

Il dormiente attraversa due fasi: sonno lento (profondo) e veloce (superficiale). Inizialmente prevale la prima fase, quella lenta, mentre prima del risveglio si presenta quella superficiale. Quest’ultima è anche chiamata fase REM (rapid eye movement, movimento oculare rapido). Il tratto maggiormente distintivo di questa fase sono i movimenti quasi impercettibili delle palpebre legati a movimenti delle pupille e un aumento della frequenza respiratoria e cardiaca.
Solitamente la fase REM compone il 20-25% del sonno notturno, ossia circa 90-120 minuti nel complesso. Una fase dura 10-20 minuti e viene intervallata da periodi “lenti”. La maggior parte del sonno è composta da 4-6 cicli di questo tipo i quali durano 80-100 minuti ciascuno. Durante il sonno veloce si registra un aumento dell’attività cerebrale con conseguente comparsa di sogni e sensazioni da essi provocati (preoccupazione, irritazione, allucinazioni).
Pertanto, non sorprende che la maggior parte degli studi sperimentali siano dedicati all’indagine del funzionamento cerebrale nella fase REM. E anzitutto questi studi sono condotti su soggetti in grado di controllarsi durante il sonno, ossia di entrare in uno stato di sogno cosciente. Tra l’altro, sostengono gli scienziati, questa capacità può essere allenata.

“Conversare” durante il sonno

Ad oggi le ricerche si sono limitate a monitorare sull’encefalogramma i segnali di risposta a stimoli esterni. Ma di recente gli scienziati hanno dimostrato che con un soggetto in stato di sogno cosciente è possibile instaurare una comunicazione bilaterale piuttosto complessa “entrando” nel suo sogno.
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Per corroborare i risultati ottenuti, l’esperimento è stato condotto in 4 laboratori indipendenti l’uno dall’altro dislocati in Francia, Germania, USA e Olanda. Gli scienziati hanno selezionato 36 volontari tra cui figuravano sia soggetti in grado di gestire sogni coscienti sia soggetti non capaci di farlo. Una volta addormentati, i partecipanti allo studio venivano monitorati nella fase di sonno veloce: i parametri oggetto di controllo erano il movimento oculare e le contrazioni dei muscoli facciali. L’attività cerebrale veniva monitorata con l’ausilio di caschi EEG dotati di elettrodi.
Per la prima volta gli scienziati non solo hanno trasmesso a soggetti dormienti degli stimoli luminosi, acustici e tattili, ma hanno anche “conversato” con loro, hanno somministrato loro delle semplici operazioni matematiche. Si noti che i partecipanti non avevano avuto accesso durante la fase di training a nessuna delle domande poi sottoposte.
Per rispondere, i sognatori utilizzavano segnali che erano stati loro insegnati durante il sogno: sorridevano o mettevano il broncio. Invece, per indicare un numero, muovevano gli occhi da una parte all’altre tante volte quante il numero da comunicare oppure utilizzavano un modello dell’alfabeto Morse.
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In tutto i ricercatori hanno posto ai volontari 158 domande. Il 18,6% delle risposte era esatto, il 3,2% non era esatto, il 17,7% non è stato identificato né come corretto né come sbagliato, il 60,8% delle domande è rimasto senza risposta. Secondo gli autori dello studio, questi risultati si distinguono in maniera significativa da una ripartizione casuale e sono sintomo del fatto che durante il sonno l’uomo può ricevere complesse informazioni dall’esterno ed elaborarle.

Da un lato della realtà

Altrettanto interessante è stato appurare la forma in cui i segnali esterni sono veicolati al dormiente. Pertanto, dopo una risposta corretta i partecipanti venivano svegliati e si chiedeva loro di raccontare il sogno.
Talvolta gli stimoli si stratificavano sul sogno in corso, altre volte venivano percepiti come parte integrante del sogno. Ad esempio, uno dei partecipanti ha condiviso con i ricercatori che la domanda “Quando fa 8 meno 6?” nel sogno era stata emessa da una autoradio. Un altro volontario raccontava di essere a una serata quando all’improvviso da un altoparlante qualcuno ha chiesto “Parlate spagnolo?” e lui ha risposto “no”.
Gli autori dello studio sperano che la tecnica messa a punto possa essere impiegata anche a fini terapeutici per contrastare i disturbi del sonno, le fobie, i traumi psicologici, l’ansia, la depressione, ma anche a fini formativi. Ma è importante che sia presente proprio uno stato di sogno cosciente, altrimenti v’è il rischio di confondersi tra sogno e realtà. E in soggetti instabili mentalmente questo potrebbe generare disturbi gravi come la schizofrenia.
di Vladislav Strekopitov
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