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Pensione od Opposizione: uno sguardo sul futuro del leader israeliano Netanyahu

© AFP 2021 / JACK GUEZ Benjamin Netanyahu
Benjamin Netanyahu - Sputnik Italia, 1920, 07.06.2021
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Se il segretario di Yesh Atid, Yair Lapid, finirà per creare una coalizione con il leader di Verso Destra, Netanyahu sarà costretto a decidere cosa fare dopo. E un suo ex consigliere sostiene che probabilmente sceglierà di sedere tra i seggi dell’opposizione e aspettare per un momento propizio in cui i suoi avversari politici saranno indeboliti.
In Israele si sta tentando di creare una coalizione in grado di costringere il primo ministro Benjamin Netanyahu a lasciare il suo ruolo.
Al momento, le sorti del Paese sono in mano a Naftali Bennett, l’uomo che dovrà sostituire il primo ministro più longevo di Israele e che dovrà convincere tutti i membri del suo partito del fatto che unirsi a un governo che conta anche sul supporto di un partito politico arabo è la scelta giusta da fare. Sebbene nulla sia già stato deciso, gli esperti credono che ci sia un’elevata probabilità che si venga a creare un governo Bennett-Lapid e i media israeliani parlano già di alleanza storica perché pone fine alla “era Netanyahu” durata 12 anni consecutivi.
Yair Lapid - Sputnik Italia, 1920, 02.06.2021
Israele, trovata l'intesa per il governo di coalizione senza Netanyahu
Una lotta ancora aperta
Ma secondo Aviv Bushinsky, ex consulente di Netanyahu, la corsa alla carica di primo ministro “non è finita finché non è finita”. Bushinsky ritiene che il primo ministro israeliano possa ancora avere degli assi nella manica, in grado di ostacolare la formazione del nuovo governo.
Il primo ministro israeliano crede che le pressioni esercitate sui nuovi politici per la formazione del nuovo governo giocheranno a suo favore consentendogli di mantenere la sua carica.
Ma, se questo non accadesse e il nuovo governo venisse creato, Bushinsky è certo che Netanyahu non rimarrebbe certo in disparte.
“Potrebbe anche dare le dimissioni, girare il mondo e tenere discorsi che gli farebbero guadagnare molto denaro. Ma potrebbe anche rimanere in politica e diventare il nuovo leader dell’opposizione”.
Netanyahu non è nuovo all’opposizione. Negli anni ’90 era all’opposizione dell’allora primo ministro Yitzhak Rabin che portò avanti una battaglia contro gli storici Accordi di Oslo del 1993. Ora potrebbe decidere di fare lo stesso e alcuni membri del suo partito Likud hanno già dichiarato che faranno sentire la loro voce all’opposizione scatenando le reazioni della coalizione di governo.
All’opposizione
Per Netanyahu stare all’opposizione è una scelta logica, secondo Bushinsky. Anzitutto, questa posizione gli continuerà a dare il potere necessario per contrastare le diverse battaglie legali in cui è implicato. E in secondo luogo gli consentirà di restare sulla scena politica, influenzare importanti processi decisionali e aspettare un eventuale momento propizio.
La manifestazione nella città si Lod - Sputnik Italia, 1920, 31.05.2021
Dopo Gaza, Israele volta pagina e archivia Netanyahu?
Nel turbolento panorama politico israeliano, è difficile capire quando questo “momento propizio” arriverà ma gli esperti politici israeliani già predicono che la coalizione Bennett-Lapid non avrà lunga vita.
Il motivo risiede nelle opposte ideologie della coalizione e nell’incapacità di trovare un accordo su diversi temi scottanti come la separazione tra Stato e religione, l’approccio nei confronti della comunità LGBTQ e quello verso i palestinesi.
“Netanyahu sa che questo governo è fragile e che non durerà a lungo. Se crollerà, molti di questi politici saranno morti politicamente, quindi Netanyahu tornerà da vincitore”.
Tuttavia, sbarazzarsi degli avversari politici non gli garantirà il ritorno alla carica più ambita del Paese. Perché questo accada, dovrà prima fare in modo di vincere le primarie con Likud. In questo potrebbe essere ostacolato da un paio di avversari come Yisrael Katz o Nir Barkat. E dovrà altresì assicurarsi che il popolo israeliano continui a supportarlo.
Il primo ministro israeliano ha una solida base di supporto che nell’ultimo turno di elezioni gli ha garantito 30 seggi su 120 alla Knesset. Sebbene questo numero sia diminuito nel tempo, è possibile che la popolarità di Netanyahu cresca ancora durante il suo periodo all’opposizione.
È quello che gli è già successo in passato. Nel 1999, quando lasciò la presidenza, molti in Israele furono contenti. Molti, infatti, gli rimproveravano il fallimento degli Accordi di Oslo e l’assassinio di Rabin. Ma quando gli attacchi terroristici tornarono a imperversare in Israele, il desiderio del popolo di un leader forte e impavido si fece nuovamente sentire e Netanyahu tornò al potere con rinnovata forza 10 anni dopo.
Bandiera Israele - Sputnik Italia, 1920, 30.05.2021
In Israele sempre più vicino nuovo governo senza Netanyahu
Questa volta la storia potrebbe ripetersi. I prossimi mesi potrebbero rivelarsi difficili per Bennett il quale potrebbe sostituire Netanyahu già la settimana prossima. Bennett dovrà fare i conti con l’elevato tasso di disoccupazione del Paese, le crescenti sperequazioni tra ricchi e poveri e le perduranti preoccupazioni in materia di sicurezza della striscia di Gaza, Libano e Iran.
Se Bennett riuscirà a migliorare la vita degli israeliani, Netanyahu potrebbe cadere nel dimenticatoio ma, secondo Bushinsky, è altresì possibile che le cose non vadano così, soprattutto in virtù della diffusa credenza secondo cui “Netanyahu sia l’unica persona in grado di guidare un Paese così complesso come Israele”.
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