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La nuova guerra di Kim all'Occidente: carcere per chi indossa i jeans e guarda film stranieri

© REUTERS / KCNAIl leader nordcorenano Kim Jong Un
Il leader nordcorenano Kim Jong Un  - Sputnik Italia, 1920, 07.06.2021
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Secondo i media sudcoreani la nuova legge prevede la reclusione fino a 15 anni nei campi di lavoro per chi guarda film stranieri e addirittura la pena di morte per chi viene trovato in possesso di un quantitativo importante di materiale multimediale.
Non solo missili e armi nucleari. La guerra all’Occidente di Kim Jong Un passa anche per la lotta a film, moda e abitudini simbolo della cultura d’Oltreoceano. Nei giorni scorsi, come riferiscono i media di Seul, il leader nordcoreano ha introdotto una nuova legge che punisce con la reclusione fino a 15 anni nei campi di lavoro chi viene pescato a guardare film stranieri.

Non solo. Per chi venisse trovato in possesso di un numero importante di contenuti media provenienti da Corea del Sud, Usa, o Giappone è prevista addirittura la pena di morte.

Ma la battaglia contro la cultura occidentale non si ferma qui. In una lettera inviata ad un’emittente statale Kim ha invitato la Lega della Gioventù Socialista, l’unica organizzazione giovanile del Paese, a reprimere qualsiasi comportamento “sgradevole, individualista e anti-socialista” tra i ragazzi.
Tra questi c'è lo “slang” acquisito dall’estero, ma anche tagli di capelli e abbigliamento simbolo della cultura europea e americana, come i jeans, considerati come “veleni pericolosi”.
Secondo il Daily Nk, quotidiano sudcoreano, almeno tre adolescenti sarebbero già stati spediti in un campo di rieducazione per aver sfoggiato un taglio di capelli simile a quelli delle star del pop di Seul e per aver arrotolato i pantaloni sopra le caviglie.
Lee Sang Yong, caporedattore dello stesso giornale, che ha pubblicato il contenuto della nuova legge, intervistato dalla Bbc ha spiegato che nel caso in cui fosse un lavoratore ad essere trovato in possesso di materiale compromettente potrebbe essere punito anche il suo datore di lavoro. Allo stesso modo, se ad essere inquisito fosse un ragazzino, a pagare sarebbero anche i genitori.
Una vero e proprio giro di vite, insomma, che punta a reprimere qualsiasi attrazione dei giovani per la vicina Corea del Sud.
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Secondo gli analisti sentiti dall’emittente britannica il governo di Pyongyang punta ad evitare che le informazioni che arrivano dall’esterno, ed in particolare dai ricchi vicini del Sud, raggiungano la popolazione in un momento in cui la vita, anche a causa della recessione causata dalla pandemia, sta diventando sempre più difficile.
Dopo aver sigillato i propri confini per contrastare il Covid, infatti, il Paese, che dipende quasi totalmente dagli scambi con la Cina, è isolato da mesi. Le conseguenze sull’economia sono state disastrose, per ammissione dello stesso Kim.
“A livello psicologico, guardare un film sudcoreano con la pancia piena è un passatempo, ma quando non hai cibo e lotti quotidianamente per la sopravvivenza le persone iniziano a provare rancore”, spiega Choi Jong-hoon, dissidente che lo scorso anno è riuscito a lasciare il Paese.
Secondo quanto rivela alla Bbc, oltre il 50 per cento dei giovani detenuti nei campi di lavoro sarebbe lì proprio per aver visionato media stranieri. Eppure, secondo un giovane ex detenuto, intervistato dalla stessa emittente britannica, in molti continueranno a guardare film importati di contrabbando dalla vicina Corea del Sud.
“Nessuno – spiega il ragazzo – può sconfiggere la nostra curiosità. Vogliamo sapere che cosa accade nel mondo esterno”.
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