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La dimensione della pupilla potrebbe essere un indice di intelligenza secondo studio americano

© Sputnik . Alessio TrovatoOcchio di ragazza
Occhio di ragazza - Sputnik Italia, 1920, 07.06.2021
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Uno studio del Georgia Institute of Technology sostiene che esista una correlazione diretta tra dimensione della dilatazione delle pupille e intelligenza. Test cognitivi sui partecipanti agli esperimenti degli scienziati indicherebbero che i soggetti con pupille maggiormente dilatate a parità di condizioni, avrebbero anche maggiori capacità.
Le pupille sono quei fori situato al centro dell'iride, di diametro variabile, che permettono l'entrata della luce all'interno del bulbo oculare. Le loro dimensioni sono regolate, in base all'intensità luminosa ambientale, da un sistema di muscoli che dipendono dal sistema neurovegetativo. Come per il diaframma delle macchine fotografiche, all’aumentare della luce devono restringersi, per farne passare meno e non ‘bruciare la pellicola’, mentre al diminuire della luce devono dilatarsi, per migliorare la ricezione.
Ma le pupille non rispondono solamente alla luce. Reagiscono anche a interesse, eccitazione, concentrazione, sforzo psicologico dilatandosi, o ad esempio esaurimento mentale restringendosi. Secondo il lavoro condotto dai laboratori del Georgia Institute of Technology di Altlanta, e pubblicato sull’American Scientific, sarebbero anche un indicatore di intelligenza.
I ricercatori americani hanno reclutato più di 500 volontari di età compresa tra i 18 e i 35 anni nella comunità di Altlanta e ne hanno prima di tutto misurato le dimensioni delle pupille utilizzando un dispositivo, chimato eye tracker, che cattura il riflesso della luce sulla cornea utilizzando una fotocamera e un computer ad alta potenza. La misurazione è avvenuta per tutti i partecipanti alle stesse condizioni – al buio, di fronte lo schermo vuoto di un computer e a riposo.
Successivamente ai volontari è stato chiesto di eseguire una serie di test cognitivi progettati per misurare quella che viene chiamata ‘l'intelligenza fluida, cioè la capacità di risolvere problemi attraverso il ragionamento, la ‘capacità della memoria di lavoro’, cioè la capacità di ricordare informazioni per il periodo di tempo necessario e il ‘controllo dell'attenzione’, la capacità di focalizzare l'attenzione in mezzo a distrazioni e interferenze.
I dati raccolti mostrano che una maggiore dimensione della pupilla, rilevata inizialmente, era correlata ad una maggiore intelligenza fluida, controllo dell’attenzione e, in misura minore, anche alle capacità della memoria di lavoro. La ridondanza dei dati fa pensare che tutto ciò non possa essere una coincidenza ma debba per forza esserci una correlazione diretta.

L’occhio è lo specchio … dell’intelligenza?

In effetti, spiegano gli stessi scienziati, non è difficile capire per quale motivo l’occhio possa essere effettivamente lo specchio dell’anima, anzi, in questo caso, dell’intelligenza.
La dilatazione della pupilla è in effetti correlata all'attività nel locus coeruleus, detto anche punto blu per via della sua colorazione tendente all’azzurro, dovuta ai granuli di melanina al suo interno.
Si tratta di una piccola sezione del cervello situata nella parte superiore del tronco cerebrale con connessioni neurali di vasta portata al resto del cervello. Il locus coeruleus rilascia noradrenalina, che funziona sia come neurotrasmettitore che come ormone nel cervello e nel corpo, e regola processi come la percezione, l'attenzione, l'apprendimento e la memoria. Aiuta anche a mantenere una sana organizzazione dell'attività cerebrale in modo che regioni cerebrali distanti possano lavorare insieme per svolgere compiti e obiettivi impegnativi. Tutti questi compiti ‘organizzativi’ sono estremamente importanti ma anche gravosi per il nostro cervello che vi dedica una grande quantità di energia anche a riposo.
Ecco quindi spiegato il meccanismo secondo la tesi dello studio: le persone con un locus coeruleus più attivo ricevono impulsi maggiori da questa area del cervello, persino quando sono a riposo. Questi impulsi arrivano anche alle pupille che quindi risultano più dilatate a parità di condizioni con gli altri soggetti.
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