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Dietro la finanza del terrore l’ombra lunga del Qatar

© flickr.com / JuanedcBandiera del Qatar
Bandiera del Qatar - Sputnik Italia, 1920, 07.06.2021
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L’Alta Corte di Londra apre un procedimento che rischia di mettere sotto accusa un ex premier dell’emirato, due banche del regno e numerosi esponenti di primo piano della dinastia reale sospettati di aver trasferito centinaia di milioni di dollari sui conti di Al Nusra, la filiale siriana di Al Qaeda.
La decisione del tribunale, a un anno dall’apertura a Doha dei campionati mondiali di calcio, rischia di trasformarsi in un’imbarazzante caso internazionale.
Venir accusati di finanziare il terrorismo alqaedista non è mai un bel biglietto da visita. Ma lo è ancora meno se al centro delle accuse vi sono gli esponenti di governo e le istituzioni d’un paese pronto ad ospitare i campionati mondiali di calcio.
E’ esattamente quel che sta accadendo al Qatar, l’emirato dove, nel 2022, si svolgerà una Coppa del Mondo su cui si sono già addensati pesanti sospetti riguardo la procedura d’assegnazione della manifestazione e l’intollerabile sfruttamento delle maestranze impegnate nella costruzione di stadi e impianti sportivi. Accuse e sospetti a cui l’Alta Corte di Londra potrebbe aggiungere il marchio infamante del finanziamento ad Al Nusra, la succursale siriana di Al Qaeda che ancora oggi controlla vasti territori della provincia siriana di Idlib. Una provincia in cui il gruppo terrorista va reiterando massacri e crimini compiuti durante i dieci anni e passa di guerra civile siriana.
Dei presunti legami tra l’emirato di Doha e il terrorismo internazionale si era già parlato fin dall’11 settembre. Accuse nate anche a seguito del ruolo di grande protettore e finanziatore della Fratellanza Musulmana svolto dall’Emirato. Ma fin qui si era sempre trattato di sospetti basati su fonti di intelligence o su transazioni finanziarie difficilmente verificabili.
Mercoledì 2 giugno, invece, l’Alta Corte di Londra accogliendo le denunce sporte da un gruppo di nove cittadini siriani ha aperto un procedimento giudiziario che potrebbe concludersi con la formale messa sotto accusa di personalità e istituzioni dell’Emirato. Tra i sospettati per il trasferimento di centinaia di milioni di dollari nelle casse dei terroristi vi sono l’ex primo ministro Hamad bin Jassim al-Thani, nipote dell’emiro fondatore del Qatar, e suo fratello Nawaf bin Jassim al-Thani, responsabile, fino al marzo di quest’anno, di una divisione del fondo sovrano dell’Emirato con partecipazioni in svariate compagnie internazionali. Con loro verrà sentito anche Abdulhadi Mana al-Hajri, fratello di una delle mogli dello sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, attuale emiro del Qatar. Famoso per aver sborsato, nel 2020, 800 milioni di sterline per mettere le mani sul Ritz Hotel di Londra, uno degli alberghi di lusso più esclusivi del mondo, Tamim bin Hamad è sospettato di aver contribuito alla creazione dei fondi illegali destinati alla filiale siriana di Al Qaeda.
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Ma a rispondere ai magistrati inglesi saranno chiamati anche i responsabili della Qnb (Qatari National Bank), la banca sponsor ufficiale dei campionati del mondo di calcio, e la Doha Bank già coinvolta, precedentemente, in un altro caso di finanziamenti illeciti. Gli avvocati dei sospettati - pur smentendo qualsiasi coinvolgimento dei loro assistiti - dovranno vedersela con le accuse - assai dettagliate - depositate dai legali di nove siriani che - oltre a inestimabili perdite economiche - hanno subito, per mano di Al Nusra, torture fisiche, detenzioni arbitrarie e ininterrotte minacce di esecuzione sommaria.
Secondo l’accusa i fondi destinati ai terroristi siriani venivano creati facendo lievitare i costi di alcuni contratti di acquisto e di costruzione o moltiplicando gli importi dei pagamenti destinati ai migranti siriani in Turchia. Gestiti grazie alla mediazione della Fratellanza Musulmana i fondi così creati venivano spartiti tra i capi Al Nusra e di altri gruppi jihadisti in base alle indicazione fornire durante degli incontri organizzati in Turchia da esponenti delle istituzioni qatariote. Tra i principali accusatori vi è un uomo d’affari cristiano la cui vicenda - secondo Ben Emmerson, responsabile della squadra di legali dello studio King & Spalding a cui è affidata l’istanza d’accusa - ben spiega le modalità con cui avvenivano i trasferimenti di denaro ai terroristi.
L’uomo d’affari cristiano dopo aver vinto l’appalto per la costruzione d’un importante ospedale finanziato da un’organizzazione di beneficenza qatariota si sarebbe sentito proporre di fatturare una somma molto più alta di quella a contratto bonificandone la parte eccedente su un conto turco utilizzato per i trasferimenti ad Al Nusra. Al centro di tutte queste operazioni vi sarebbe stato l’Amiri Diwan, ovvero l’agenzia statale, cuore amministrativo del Qatar, che opera alle dirette dipendenze del primo ministro e dell’emiro del Qatar.
I documenti dell’Alta Corte di Londra illustrano il caso come una possibile cospirazione guidata da “alti esponenti dell’élite di governo del Qatar” decisi ad “appoggiare e facilitare direttamente” i terroristi di Al Qaeda impegnati in Siria garantendo loro i finanziamenti necessari. In tutto questo un ruolo centrale viene attribuito anche ai vertici della Qatari National Bank e della Doha Bank i cui conti e i cui strumenti finanziari sarebbero stati utilizzati per far transitare i fondi diretti ai terroristi. E con le banche avrebbero strettamente collaborato Moutaz e Ramez al-Khayyat due fratelli siriani con cittadinanza qatariota pronti a metter a disposizione i conti della propria azienda di costruzioni internazionali per distribuire gli importi destinati ai terroristi. Insomma una gran brutta vicenda che impone - se anche solo in parte provata - due seri interrogativi.
Il primo è se sia accettabile far svolgere la Coppa del Mondo di Calcio in un paese accusato di aver finanziato il terrorismo. Il secondo è se sia giusto mantenere nel consesso internazionale un paese che finanziando un gruppo alqaedista ha contribuito alla morte di centinaia di migliaia di siriani e di tante altre vittime del terrore nel resto del mondo.
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