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Covid, nel 2020 record di bimbi in povertà assoluta

© AP Photo / Alessandra TarantinoLezione in una delle scuole a Roma dopo la riapertura, Italia
Lezione in una delle scuole a Roma dopo la riapertura, Italia - Sputnik Italia, 1920, 07.06.2021
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Sono i dati che emergono dall'ultimo dossier di Save the Children sulla povertà educativa digitale.
La crisi economica prodotta dalla pandemia lo scorso anno ha fatto sprofondare nella povertà assoluta 200mila bambini e adolescenti. Sono i dati contenuti nell’ultimo rapporto di Save The Children. La ricerca, intitolata Riscriviamo il Futuro, mette in luce come nel 2020 il 13,6 per cento dei minorenni in Italia, e cioè 1 milione 346 giovani, si siano trovati senza “mezzi sufficienti per acquistare beni e servizi essenziali”.
Nonostante gli ammortizzatori sociali la recessione innescata dal Covid ha travolto come uno tsunami migliaia di famiglie italiane. E a farne le spese, secondo le stime dell’organizzazione, sono stati soprattutto i più piccoli. I numeri registrati dall’Istat nel 2020, infatti, sono i più alti mai rilevati dal 2005, quando si è iniziato a misurare il livello di povertà tra bimbi e ragazzi.
Nel giro di dieci anni, sottolinea Save the Children, i ragazzi in difficoltà economica sono aumentati del 10 per cento, fino ad arrivare al picco dello scorso anno, in cui 345mila genitori hanno perso il lavoro o hanno visto diminuire drasticamente le proprie entrate a causa del Covid.
Si tratta di famiglie che oggi hanno difficoltà non solo a pagare le bollette o ad andare in vacanza, ma anche a poter garantire ai propri figli una corretta alimentazione.
“In questo quadro, - si legge nel rapporto dell’associazione - la mensa a scuola rappresenta un elemento primario per garantire un’adeguata nutrizione e sviluppo fisico di molti minori”. “Purtroppo, - continua però il dossier - dagli ultimi dati disponibili si evince che solo meno della metà delle scuole offre un servizio di refezione con forti differenze regionali”.
Un altro aspetto da tenere in considerazione è quello della “povertà educativa”, con la crisi che rischia di limitare le possibilità delle famiglie di “investire nell’educazione dei figli”.

I dati pubblicati nella relazione parlano del 12,3 per cento dei minori tra i 6 e i 17 anni che durante la pandemia non ha avuto a disposizione computer o tablet per seguire la didattica a distanza.

E la situazione, secondo Save the Children, potrebbe peggiorare nel 2021 a causa degli strascichi di lockdown e chiusure.
Per questo l’organizzazione ha lanciato una campagna per sensibilizzare politica ed opinione pubblica sulla condizione dei giovani, che devono essere “protagonisti della ricostruzione del tessuto sociale del Paese”.
“Non possiamo perdere l’occasione del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, - sottolineano da Save the Children - che deve mettere al centro il diritto all’educazione di qualità per tutti, portando a sistema le migliori esperienze realizzate sul campo e che tenga conto della trasformazione digitale in atto”.
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