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Ora gli ambientalisti fanno causa al governo: "Non fa nulla per i cambiamenti climatici"

© AFP 2021 / Fadel SennaЧлены всемирной конференции ООН по вопросам изменения климата с макетом Земли
Члены всемирной конференции ООН по вопросам изменения климата с макетом Земли - Sputnik Italia, 1920, 06.06.2021
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A fare ricorso contro lo Stato italiano sono 203 tra individui e associazioni, che chiedono al governo politiche più efficaci per il contrasto ai cambiamenti climatici e la riduzione delle emissioni di CO2.
La difesa dell’ambiente e la sostenibilità sono diventate una priorità per la maggior parte degli italiani. Tanto che, secondo un recente sondaggio di Swg, commissionato da Bluenergy Group, per il 54 per cento la difesa dell’ecosistema sarebbe un tema prioritario anche rispetto all’aumento dell’occupazione.
Secondo alcuni a far crescere l’attenzione su questo tema, oltre agli scioperi per il clima lanciati da Greta Thunberg, ci sarebbe anche la pandemia. Non a caso, è proprio sui rischi per la salute collettiva che dipendono dai cambiamenti climatici che si concentra la prima causa intentata in Italia contro lo Stato da un gruppo di associazioni ambientaliste.
L’accusa alle istituzioni, ed in particolare alla presidenza del Consiglio dei Ministri, è quella di non aver attuato finora politiche utili a contrastare l’emergenza climatica.
A fare ricorso sono in 203, tra individui, di cui 17 minorenni rappresentati dai genitori, e associazioni, incluse A Sud e Società Meteorologica Italiana. “Giudizio Universale”, questo il nome con cui è stata ribattezzata l’azione legale, secondo Marica Di Pierri, portavoce della prima organizzazione, intervistata dal Fatto Quotidiano, è un mezzo "per fare pressione sullo Stato affinché moltiplichi i suoi sforzi nella lotta al cambiamento climatico”.
Il team di avvocati che ha dato vita al ricorso spiega, infatti, allo stesso giornale che l’obiettivo è quello di “obbligare la politica ad agire” per assicurare il diritto dei cittadini ad un “futuro vivibile”. Finora, sempre secondo i legali, lo Stato non avrebbe fatto abbastanza, provocando la “violazione di numerosi diritti fondamentali”. Tra questi, ricordano, c’è quello ad un “clima stabile e sicuro”.
La richiesta, quindi, è quella di “abbattere le emissioni di gas serra per portarle ad un livello compatibile con il raggiungimento dei target fissati dall’Accordo di Parigi”, ovvero del 92 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli calcolati nel 1990.
Un obiettivo che, secondo i calcoli delle associazioni, oggi sarebbe dir poco utopistico. Se proseguisse il trend attuale, infatti, il nostro Paese riuscirebbe ad abbattere le emissioni di CO2 soltanto del 26 per cento entro i prossimi dieci anni. Per questo l’appello delle associazioni ambientaliste è a mettere in campo politiche che possano invertire questa tendenza.
Ma l’Italia non è l’unico Paese dove la questione climatica è arrivata nelle aule di tribunale. Nel mondo sono almeno quaranta gli Stati in cui sono stati presentati ricorsi contro le istituzioni, accusate di restare immobili davanti a quella che viene percepita da sempre più persone come una vera e propria emergenza.
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