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Il tesoro della Roma imperiale sequestrato in un bar grazie all'intuizione di un archeologo - Video

© Foto : Polizia di Stato / ScreenshotIl tesoro della Roma imperiale sequestrato in un bar grazie all'intuizione di un archeologo
Il tesoro della Roma imperiale sequestrato in un bar grazie all'intuizione di un archeologo - Sputnik Italia, 1920, 06.06.2021
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L'esperto, seduto al tavolino di un bar nel quartiere Tuscolano, ha notato i reperti che venivano scaricati da un furgone ed ha subito avvertito la polizia.
"Cercavamo oggetti di arredo per esterni e li abbiamo acquistati on line". Si sono giustificati così un barista e un ristoratore romani che stavano scaricando da un furgone anfore, statue e capitelli. Tutti oggetti risalenti all’epoca della Roma imperiale, che dovevano essere utilizzati, secondo la versione fornita alla polizia, come “arredi da esterno”.
Peccato che si trattasse di reperti archeologici di pregio, tra cui anche oggetti in marmo verde, basamenti e frammenti di sculture. A segnalare l’attività che stava andando avanti all’esterno di un bar di via Frascati, nel quartiere Tuscolano di Roma, non lontano dal Parco dell’Appia Antica, è stato un archeologo, che stava consumando un cappuccino all’interno del locale.
L’esperto ha riconosciuto immediatamente il valore degli oggetti che venivano man mano tirati fuori dal furgone ed ha subito avvertito, tramite il numero unico delle emergenze, il vicino commissariato di polizia Appio.
Gli agenti sono intervenuti subito dopo sequestrando gli oggetti. L’intuizione dell’archeologo non era sbagliata: i manufatti, come si legge su Repubblica, sono stati periziati da due tecnici del ministero dei Beni Culturali del parco dell’Appia Antica e classificati come “reperti storici” di “elevato pregio”.
Il gestore del bar e il ristoratore si sono difesi dicendo di non conoscere il reale valore della merce, e di averla acquistata sul web da una donna di 76 anni. Una volta contattata dalla polizia, la signora ha dato però un’altra versione, affermando di averli regalati ai due ignorando che si trattasse di resti di epoca romana. Poi ha mostrato agli agenti altri reperti che aveva in casa, sostenendo di ignorarne l’importanza.
Per i poliziotti, però, evidentemente la spiegazione è stata poco credibile, visto che i tre sono stati tutti denunciati per ricettazione e “impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato”.
Il ristoratore di 64 anni, infine, è stato incriminato anche per “resistenza e minaccia a pubblico ufficiale”, per aver inveito contro gli agenti mentre procedevano al sequestro dei beni.
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