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Caravane d’oro: dov’è nascosto il tesoro di re Salomone

CC0 / Dominio Pubblico / Il re Salomone
Il re Salomone - Sputnik Italia, 1920, 06.06.2021
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I leggendari tesori del re Salomone non sono soltanto un oggetto che suscitò l’invidia dei contemporanei, ma anche la causa di accese discussioni in seno alla comunità scientifica.
Di recente pare che gli esperti si siano avvicinati alla risoluzione del mistero. In questo approfondimento scopriamo in che modo si arricchì il noto re e dove si trovano i suoi tesori.

Impero commerciale

Probabilmente la Bibbia non parla in maniera così approfondita di nessun’altra persona: sia della sua personalità sia dei suoi beni materiali. Il Libro dei Re gli dedica interi capitoli: quali cibi portavano ogni giorno a palazzo, da quali calici beveva il re, quale compenso percepivano i suoi servi. Sembra paradossale ma sono in realtà pochi nelle Scritture gli episodi che testimoniano l’arcinota “saggezza di Salomone”.
Torre di Babele - Sputnik Italia, 1920, 01.06.2021
Per uno studioso ci sono prove che la torre di Babele è stata restaurata al tempo della Bibbia
Stando ai libri sacri, il re costruì una vera e propria superpotenza. Il suo regno si estendeva “dal fiume Eufrate alla terra dei Filistei fino ai confini dell’Egitto”: si tratta dei territori che corrispondono agli attuali Libano, Siria, Israele, Egitto e Arabia Saudita.
Tuttavia, nei libri di storia le informazioni sono leggermente diverse. Circa nel X secolo a.C. lungo la costa orientale del Mediterraneo i fenici erano il popolo dominante. In Mesopotamia acquistarono potere gli assiri. A sud della Palestina si estendeva il regno dei faraoni. Le croniche del periodo non fanno menzione nella maggior parte dei casi del Regno di Israele. Da qui deriva anche l’atteggiamento scettico dei ricercatori: probabilmente Salomone era a capo di una città soltanto. Non controllava nemmeno le terre intorno a Gerusalemme.
Tuttavia, gli ultimi ritrovamenti suscitano alcuni dubbi. L’archeologo britannico Sean Kingsley dopo 10 anni di ricerche sulla storia delle colonie fenicie in Spagna è giunto a una sorprendente conclusione: queste colonie appartenevano in realtà al re Salomone.
“Gli artefatti fenici si ritrovano in grandi quantità da dal Rio Tinto a Malaga. E i luoghi in cui sono stati ritrovati abbondano di toponimi menzionati nella Bibbi”, conferma Kingsley. Anzitutto si tratta della misteriosa città di Tarsis. Proprio da qui furono portati in Israele l’argento, lo stagno, il piombo, l’oro, i pavoni e le scimmie. Le Scritture non ne parlano in maniera diretta, ma è evidente che Salomone si sia arricchito proprio grazie alle forniture di queste merci. Kingsley è convinto di aver scoperto l’intero regno.
“Tutti i dati rimandano al regno di Tartasso fondato dai fenici nel territorio corrispondente all’attuale Andalusia”, ipotizza l’archeologo. “Probabilmente il re Salomone intratteneva con questo regno delle relazioni commerciali. Poi gradualmente il re avrebbe assoggettato a sé i commerci nel Mediterraneo. Di fatto lo potremmo definire il primo magnate marittimo al mondo”.

Un altro Paese

Grazie anche a queste relazioni commerciali Salomone rese possibile un grande progetto: la costruzione di un tempio a Gerusalemme. Stando alla Bibbia, il re disponeva di ingenti risorse. I 183.000 operai impegnati nel progetto ci misero 7 anni ad erigere l’edificio che era alto come una casa di 10 piani e costruito a partire da legno di cedro libanese e di cipresso e colonne in rame.
L’elemento sorprendente è che il re non avviò alcuna guerra. Sebbene di norma fosse proprio grazie ai conflitti che a quel tempo si arricchivano i popoli. La Bibbia sottolinea continuamente che il re riuscì ad acquisire potere soltanto grazie alla sua saggezza. E chiaramente anche grazie al commercio.
CC0 / Dominio Pubblico / Riproduzione dell'opera Idolatria di Salomone di Luca Giordano
Riproduzione dell'opera Idolatria di Salomone di Luca Giordano - Sputnik Italia, 1920, 06.06.2021
Riproduzione dell'opera Idolatria di Salomone di Luca Giordano
A testimoniare quanto il Regno di Israele fosso estremamente ricco vi sono i numerosi lingotti d’argento rinvenuti dagli archeologi. Questi provengono effettivamente dalla Spagna, il che è in linea con le conclusioni di Kingsley.
Tuttavia, i ricercatori osservano che questo metallo prezioso fu importato dalla penisola dei Pirenei ben più tardi dell’epoca di Salomone. “Al momento non sono state trovate testimonianze convincenti della presenza israeliana sulla costa occidentale del Mediterraneo”, sostiene lo storico Steven Weitzman.
Secondo l’esperto, il re intratteneva effettivamente relazioni commerciali con i fenici. Ma non è corretto parlare di creazione di un “impero marittimo”: è improbabile, infatti, che il popolo confinante volesse arricchire un potenziale avversario militare. Inoltre, nella Bibbia si legge chiaramente che le navi recanti le forniture di materiali preziosi provenivano da Oriente.
“Il porto si trovava sulle rive del Mar Rosso presso Ezion-Geber”, spiega Weitzman. “Lì arrivavano metalli preziosi da un Paese chiamato Ofir. Pertanto, le navi al tempo non avrebbero potuto fisicamente raggiungere le coste della Spagna”.
Nella storia di Salomone Ofir viene citato molto più spesso di Tarsis. Alcuni ricercatori sono convinti che l’Antico Regno d’Israele si arricchì proprio grazie a questo Paese. Rimane da capire dove si trovasse questo misterioso Ofir.

Tracce indiane

Un suggerimento è stato rintracciato nelle croniche fenicie. Pare che 3.000 anni fa Gerusalemme non fosse la città più importante del Mediterraneo orientale. Era infatti seconda a Tiro, città governata da Hiram I, contemporaneo di Salomone. Anch’egli commerciava con Ofir. Da lì giungevano al cospetto di Hiram non soltanto oro e avorio, ma anche qualcosa di più prezioso per i tempi, ossia il legno di sandalo.
E questo legno cresce soltanto in un’area del pianeta, ossia l’India meridionale. Questo ha cambiato le prospettive degli scienziati i quali credevano che le relazioni commerciali con l’Indostan fossero state avviate soltanto dopo le conquiste di Alessandro il Macedone nel III secolo a.C.
“Ultimamente ci stiamo sempre più convincendo del fatto che i popoli africani e mediorientali commerciavano attivamente con l’India sin da tempi immemori. Nel 2008, infatti, artefatti indiani sono stati rinvenuti nell’Etiopia settentrionale dove era dislocato il Regno di Axum. Si tratta di oggetti che hanno 3.000 anni”, spiega lo storico etiope Enar.
L’arteria commerciale scorreva lungo il Mar Rosso e si chiamava Via dell’incenso. Era controllata da Axum. Alcuni scienziati ritengono che fosse governata dalla celebre regina di Saba la quale, secondo la Bibbia, si recò al cospetto del re Salomone per “vedere la sua saggezza e la sua ricchezza”.
“In sostanza, entrambi i regni si arricchivano a vicenda”, spiega Enar. “Secondo le cronache etiopi la regina di Saba diede anche alla vita un figlio di Salomone. Fu chiamato Menelik, considerato capostipite della dinastia che resse il Paese fino al 1974”.
Secondo la leggenda, all’età di 20 anni Menelik visitò Gerusalemme. Giunse in Etiopia con delle caravane cariche d’oro. C’era così tanta ricchezza che parte di essa venne sotterrata. Gli etiopi credono che gli scrigni contenenti il tesoro di Salomone aspettino ancor’oggi di essere trovati.
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