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Torino, Di Cristina: una donna siciliana e rivoluzionaria alla conquista di Palazzo Civico

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Giusi Greta Di Cristina - Sputnik Italia, 1920, 05.06.2021
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Giovane, insegnante precaria, siciliana, Giusi Greta Di Cristina è una delle due donne candidate Sindaco in una competizione finora dominata da uomini. Nonostante ciò è stata bersaglio delle critiche delle femministe, ma lei tira dritto: “Torino deve tornare ad essere la Capitale del Lavoro”.
Alcune femministe hanno protestato con veemenza alle dichiarazioni dell’unica candidata donna (fino a sabato mattina) in competizione per Palazzo Civico, quando ha detto che si farà chiamare sindaco e non sindaca, in caso di vittoria.
Lei, Giusi Greta Di Cristina, siciliana di 40 anni, liquida lapidariamente la questione come una “battaglia meramente culturale” incomprensibile alle classi meno agiate che “non percepiranno il minimo guadagno in seno al miglioramento delle proprie condizioni di vita”.
Appassionata di politica internazionale, insegnante di inglese emigrata da 5 anni a Torino, Di Cristina si presenta sostenuta dal Partito Comunista di Marco Rizzo e dalla Lista Civica Torino Città Futura. Sputnik Italia l’ha raggiunta per un’intervista.
- Lei è finita su prestigiosi quotidiani come La Repubblica perché fino a sabato è stata l’unica donna candidata sindaco, ma nelle interviste le sono state rivolte per lo più domande relative a problematiche di genere, addirittura le è stato chiesto se vuole avere figli. Le scoccia essere collocata all’interno di un recinto politico?
- Quando affermo, come ho affermato altrove, che la questione di genere esiste mi riferisco anche a questo. Il riconoscimento a una donna in determinati settori non è sempre scontato e uno di questi è la politica. Riguardo alle “domande in quanto donne” me le aspetto in fondo, non ci trovo nulla di male purché non diventino un pretesto per coprire il resto. Sono una donna, sono una lavoratrice, sono una studiosa: sono tutte queste cose e tutte queste cose convivono pacificamente.
- Di recente è stata duramente criticata dalle femministe per aver detto che si farà chiamare sindaco e non sindaca. Com’è possibile?
- E’ sempre una questione di classe, sempre. Si tratta di donne provenienti da certi ambienti culturali ed economici, il che consente loro di poter lanciare una fatwa basata sull’uso di una vocale.
Al momento sono l’unica candidata alla carica di Sindaco a Torino con un programma sociale rivoluzionario riguardo alla maggioranza delle famiglie e delle donne torinesi: si guardi a quello e poi si pensi alle vocali.
- Si presenta sostenuta da una lista alternativa alla sinistra radicale. Per molti elettori questa frammentazione risulta incomprensibile: riesce a spiegare in maniera semplice le differenze sostanziali che impediscono l’unità a sinistra?
- Questa è una domanda semplice e complicatissima al contempo. Cercherò di essere chiara il più possibile. La nostra proposta di candidatura è stata resa pubblica il 15 febbraio scorso, giorno del mio compleanno, la conferenza stampa è stata fatta il 19 febbraio seguente. Ho dichiarato in quella sede, come in seguito, che siamo disponibili e lo siamo sempre stati alla costruzione di alleanze sociali. Chi si è presentato in seguito lo ha fatto due mesi dopo: direi che c’è stato tutto il tempo per poter parlare e capire.
Mi pare largamente dimostrato dove stia l’apertura e dove invece il desiderio di mantenere scollature e futili rancori che nulla hanno a che spartire coi tempi attuali e soprattutto creano solo inutile confusione all’elettore, il quale giustamente chiede altro. Le nostre due liste rappresentano davvero la classe lavoratrice a 360° e non un esercizio di pura retorica politica ed elettoralistica.
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Giusi Greta Di Cristina - Sputnik Italia, 1920, 05.06.2021
Giusi Greta Di Cristina
- Qual è la proposta concreta di cambiamento che offre alla città di Torino?
Torino deve fare due cose fondamentali: deve tornare a essere la Capitale del Lavoro e non deve lasciare indietro nessuno.
Per far questo deve avere una guida politica capace di dettare le condizioni a livello amministrativo inserendo la Città nei grandi hub di produzione internazionali più convenienti alla città stessa, anche se dovesse significare cambiare alleanze.
Torino deve uscire dalla fortezza del piccolo centro elitario, ridare dignità ai suoi quartieri, promuovere una economia cittadina che sostenga fattivamente l’economia di vicinato e smetterla con la gentrificazione una volta per tutte.
Torino deve riprendere il coraggio a due mani e non dipendere dagli umori di chi la sfrutta e basta, di un investimento estero che è spesso privo di una programmazione a lungo termine e non determinato al benessere torinese.
Per fare tutto questo ci vuole coraggio, determinazione, preparazione, impegno e una visione della politica che torni a dettare le condizioni all’economia, non viceversa.
- Come sarà la sua amministrazione, si ispira a qualche modello già esistente?
- La mia amministrazione sarà fortemente politica: non abbiamo lobbies a farci pressioni, non abbiamo padroni da ingraziarci.
Non saprei fare un esempio preciso di città alla quale mi ispiro, occupandomi di Esteri da più di dieci anni ho modo ogni giorno di confrontarmi con esperienze amministrative ben diverse dalle nostre e cerco di trarre insegnamento dai bravi amministratori di ieri e di oggi.
Quello che mi interessa è il benessere dei torinesi, a partire dalle periferie, dove ho vissuto e lavorato. Solo ottenendo la felicità e il benessere dei cittadini ottieni una città migliore, non il contrario. A me continua a interessare il popolo, nel senso più ampio del termine.
- Essere un’emigrata siciliana potrebbe costituire uno svantaggio nella corsa a sindaco di Torino?
Non l’ho mai considerato uno svantaggio. Sono l’unica candidata sindaco di Torino emigrata per scelta. Gli emigrati, italiani e non, rappresentano la stragrande maggioranza dei cittadini torinesi. Io sono una di loro. Gli altri candidati no.
- Quale obiettivo politico si pone con questa candidatura?
Ridare a chi vive in questa città dignità di cittadino e di lavoratore. Ripristinare il tessuto sociale ed economico e correggere, laddove possibile, le brutture che il sistema economico attuale ha causato alla nostra città. Dalla cultura alla scuola, dalla formazione permanente all’internazionalizzazione Torino ha bisogno di scrollarsi di dosso anni ed anni di scelte sbagliate che devono essere abbandonate prima che sia troppo tardi.

La città è in sofferenza: mentre gli altri candidati si ostinano ad offrire soluzioni a breve termine spesso legate alle volontà straniere, io propongo un cambio di sistema che metta Torino al centro delle sue decisioni e del suo guadagno.Torino lo merita. E lo meritano i suoi cittadini.

© FotoTorino, piazza Palazzo di Città
Torino, piazza Palazzo di Città - Sputnik Italia, 1920, 05.06.2021
Torino, piazza Palazzo di Città
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