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Scaramuzzi, riforma penale del Vaticano: “Passo avanti ma per le vittime non è sufficiente”

© REUTERS / Filippo Monteforte/PoolPapa Francesco
Papa Francesco - Sputnik Italia, 1920, 04.06.2021
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Papa Francesco ha varato una vera e propria riforma del Diritto Canonico, aggiornando il Libro VI, che ora prevede pene più severe per gli abusi sessuali e le malversazioni finanziarie.
Un punto è fondamentale: nel Codice è stato introdotto il delitto di abuso sui minori commesso non solo da chierici, ma anche da membri di istituti di vita consacrata e da altri fedeli laici che ricoprono incarichi nella Chiesa. E tale abuso è ora inquadrato non all'interno dei reati contro gli obblighi speciali dei chierici, bensì come reato commesso contro la dignità della persona.
Che valore hanno le misure approvate? E che cosa cambia nel caso di abusi su minori e per i reati di natura patrimoniale? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Iacopo Scaramuzzi, giornalista vaticanista, autore di numerosi libri fra cui “Tango vaticano. La Chiesa al tempo di Francesco”.
© Foto : Iacopo ScaramuzziIacopo Scaramuzzi
Iacopo Scaramuzzi - Sputnik Italia, 1920, 04.06.2021
Iacopo Scaramuzzi
— Iacopo, Papa Francesco porta a termine una revisione già iniziata da Benedetto XVI nel 2007 e aggiorna il codice di Diritto Canonico, quello che riguarda le sanzioni e le pene. Lo consideri come un passo rivoluzionario? Ora le persone che criticavano il Pontefice per la mancanza delle riforme saranno finalmente soddisfatte?
— La riforma del libro VI del codice del diritto canonico relativo alle "sanzioni penali" è un passo significativo nel governo della Chiesa. Una serie di norme già in vigore vengono finalmente "consacrate" nel principale documento legislativo della Chiesa latina. Per le vittime di abuso sessuale non è sufficiente. Marie Collins, ad esempio, una donna irlandese che fu vittima di un prete pedofilo quando era bambina, ha messo in luce due carenze: non c'è "tolleranza zero" nei confronti degli abusi, per via di una serie di attenuanti nel giudicare l'autore di una violazione (perché qualcuno lo ha "gravemente e ingiustamente provocato", perché è preda di "impeto passionale" o "ubriachezza"…); e manca, ancora, l’obbligo di denunciare il reato non solo alle autorità ecclesiali ma anche alle autorità civili, una richiesta storica, e dal mio punto di vista condivisibile, delle associazioni delle vittime.
Sotto il profilo canonico, però, mi sembra un notevole passo avanti. Sbagliava chi non si attendeva severità da un papa che insiste tanto sul concetto di "misericordia". Nel codice riformato, peraltro, è stata codificata, e anche questa è una novità, la presunzione di innocenza. Ma ben prima di essere eletto pontefice Jorge Mario Bergoglio aveva chiarito la distinzione, fondamentale, tra peccato e corruzione. "Peccatore, sì. Corrotto, no!", spiegava in un testo intitolato "Guarire dalla corruzione" (in Italia pubblicato dalla Editrice missionaria italiana a marzo del 2013): per il peccato c'è sempre il perdono, per la corruzione, no, perché il corrotto è un peccatore che non riconosce di essere peccatore, e si allontana, così, da Dio, nonché dalla possibilità di guarire.
Ci volevano addirittura 14 anni per arrivare a questa revisione tanta attesa. Perché non si poteva approvarla prima? E soprattutto cosa ha spinto la Santa Sede, citando le parole del Papa, a “raddrizzare ciò che talvolta diventa storto”?
— Quattordici anni di elaborazione legislativa e trent'anni di scandali! Il primo lavoro serio e sistematico sugli abusi sessuali del clero sui minori sono i reportage del giornalista Jason Berry negli Stati Uniti a inizio degli anni Novanta.
Effettivamente ogni volta che la Chiesa adotta una nuova normativa in materia di abusi, l'effetto è duplice: per un verso si può dire: finalmente! Ma per un altro verso ci si domanda: com'è possibile che ancora non ci fosse questa norma? Nel caso specifico, colpisce che all’istituzione ecclesiale siano stati necessari 30 anni di tempo per emendare il codice di diritto canonico.
E’ vero, però, che molte delle norme ora codificate erano già in vigore sotto forma di leggi specifiche, adottate in particolare da papa Francesco dopo il vertice con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo (febbraio 2019); è vero che il codice canonico si applica alla Chiesa in tutto il mondo, e prima di modificarlo è necessario un lavorio di rifinitura e armonizzazione di notevole complessità giuridica; ed è vero, infine, che il Vaticano non è l’unico Stato a modificare con una certa lentezza il proprio diritto. Basti pensare all’Italia: solo nel 1981 venne abrogato il "matrimonio riparatore" con il quale uno stupratore evitava l’incriminazione sposando la donna che aveva stuprato, e solo nel 1996 la violenza sessuale, sino ad allora annoverata tra i "delitti contro la morale pubblica e il buon costume", venne codificato come crimine contro la persona. Ecco, ora la Santa Sede ha opportunamente fatto qualcosa di analogo, annoverando l’abuso sessuale con minori tra i "delitti contro la vita, la dignità e la libertà dell’uomo" e non relegandolo, come era sinora, tra gli "obblighi speciali" del sacerdote, infilato sinteticamente tra il concubinato e la violazione dell’obbligo di residenza.
Papa Francesco  - Sputnik Italia, 1920, 05.06.2021
Scaramuzzi: “I reati patrimoniali sono la novità più netta di questo intervento legislativo”
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