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Mafia, arrestato figlio del boss Alleruzzo: uccise la sorella perché aveva disonorato la famiglia

© Foto : Ufficio Stampa Comando Provinciale CarabinieriOperazione dei Carabinieri contro il cartello della droga della Camorra a Roma
Operazione dei Carabinieri contro il cartello della droga della Camorra a Roma - Sputnik Italia, 1920, 04.06.2021
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Un cold case siciliano risolto dopo più di 25 anni grazie alla dichiarazioni dei pentiti in carcere. La donna era stata assassinata perché tradiva il marito con uomini dei clan rivali.
Alessandro Alleruzzo è stato arrestato per aver ucciso la sorella Nunzia nel 1995. Il suo corpo venne straziato e gettato dentro un pozzo nelle campagne di Paternò, in provincia di Catania. Un delitto d'onore, forse l'ultimo, in una Sicilia che stava uscendo dalla stagione stragista della mafia. Nunzia aveva tradito non solo il marito, ma anche la sua famiglia, con uomini del clan e dei clan rivali. Per questo il fratello, rispettando i codici mafiosi, la uccise brutalmente. Entrambi erano figli del defunto Giuseppe Alleruzzo, boss locale legato alla famiglia che comanda su Catania, i Santapaola.
L'omicidio di Nunzia è stato per oltre 25 anni un cold case siciliano. L'ultimo a vedere la donna era stato il figlio di 5 anni il 30 maggio 1995. E' uscita con lo zio, aveva detto. Da allora non si sono più avute notizie della figlia del boss Pippo Alleruzzo, fino a quando i suoi resti, compreso un cranio con i segni di due colpi di arma da fuoco, non vennero ritrovato dentro un pozzo, nel 1998.
Non si conosce la data esatta del decesso, che potrebbe essere avvenuto tra il 1995 e il 1998, ma si ipotizza che Nunzia Alleruzzo sia stata torturata prima dell'esecuzione. Il giallo è stato risolto grazie alle rivelazioni dei pentiti, che dal carcere hanno parlato.

Cosa hanno detto i pentiti

Le rivelazioni di Francesco Bonomo, Antonino Giuseppe Caliò e Orazio Farina hanno permesso di ricostruire il movente del delitto. Alessandro aveva ucciso la sorella perché aveva "avuto numerose relazioni sentimentali con componenti del clan, abbandonando il marito".
Calò inoltre ha affermato di "avere appreso direttamente da Alessandro Alleruzzo" che era stato lui ad "avere ucciso la sorella, sporcandosi di sangue e terra per averla dovuta trascinare, per riscattare l'onore della famiglia".
Dalle rivelazioni di Farina, invece, si è appreso che "tra gli amanti di Nunzia Alleruzzo c'era anche Giovanni Messina, componente del gruppo che aveva ucciso la madre della donna e che pensava di uccidere suo fratello Alessandro".
Per la famiglia questo venne considerato "uno sfregio" che, secondo la mentalità mafiosa, doveva essere pagato con il sangue. I due lutti sono avvenuti in ritorsione con la decisione del boss Alleruzzo di collaborare con la giustizia. Prima venne ucciso il figlio Santo, poi, a distanza di un mese e infrangendo i codici d'onore della mafia, secondo cui donne e bambini non dovevano essere toccati, la moglie Lucia Anastasi, allora 55enne.
Alcune intercettazioni disposte dalla Dda di Catania alla riapertura dell'inchiesta nei primi mesi del 2021, confermano le dichiarazioni rivelate dai pentiti. Lo stesso Messina e Salvatore Assinnata sono state intercettati nella cella del carcere di Asti, mentre commentavano gli articoli che riportavano la notizia affermando: "Alessandro è il mandante, l'ha uccisa".

Il ritrovamento del corpo di Nunzia

I resti di Nunzia Alleruzzo sono stati rinvenuti il 25 marzo 1998 in un pozzo dai carabinieri del nucleo operativo di Paternò. Sarebbe stato Santo Alleruzzo ad intimare il cugino Alessandro di "fare ritrovare il corpo della sorella per darle sepoltura".
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