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Basta bauli, basta maschere: il governo ora intravede e ascolta lo spettacolo

© Bauli in Piazza - Pasquale ModicaLa protesta dei bauli in piazza
La protesta dei bauli in piazza - Sputnik Italia, 1920, 04.06.2021
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I Bauli in piazza sono entrati nei “palazzi”. Al tavolo interministeriale chiedono ristori fino a fine 2021 e tutele garantite al settore dello spettacolo, inattivo dal 23 febbraio 2020.
Hanno silenziosamente invaso le piazze con i loro bauli, chiusi da 500 giorni, ma vogliono il rumore della musica suonata dal palco, delle parti recitate dagli attori a teatro, delle migliaia di spettatori privati di emozioni.
Sputnik Italia intervista Maurizio Cappellini, uno dei fondatori e membro del consiglio direttivo dell’associazione di promozione sociale “Bauli in piazza” che raggruppa i lavoratori dello spettacolo di tutta Italia ed ora siede al tavolo con il governo per dare al settore il giusto riconoscimento normativo.
Com'è nato il movimento Bauli in piazza?
L'idea di fare un'associazione è nata a fine agosto del 2020. Quando abbiamo capito che il tunnel sarebbe stato ancora molto lungo. Ad agosto dell'anno scorso le cose andavano meglio a livello epidemiologico, per cui si pensava già ad una prossima ripartenza. Vedevamo le manifestazioni in Inghilterra, negli Stati Uniti, e parlando con un collega inglese, mi é stato chiesto “perché un mercato così importante per lo show business, come il mercato italiano non avesse movimenti”. Quella è stata la scintilla.
Perché in Italia c’è voluto più tempo per far partire la mobilitazione?

Gli italiani sono un po’ pigri, si sa.

Comunque, da lì in poi abbiamo cominciato a parlarne fra di noi ed abbiamo deciso di dar vita a questo movimento. Il primo passo è stata la manifestazione del 10 ottobre a piazza del Duomo a Milano , che ha cercato di raccogliere un po’ tutti gli elementi del nostro settore che erano già duramente provati da più di sei mesi di inattività. Quella manifestazione di ottobre è stata un pò “incosciente”, perché non potevamo sapere quale reazione avrebbe provocato.
Come avuto compiuto il “salto” dall’altra parte del palco, per presentare le vostre richieste alle autorità?
C’è stata una reazione molto forte sia da parte dell'opinione pubblica, sia da parte del governo, che ci ha contattato subito dopo tre giorni per avere una primissima interlocuzione e da lì abbiamo cominciato questo processo per diventare un'associazione vera e propria: un'associazione di promozione sociale senza scopo di lucro, ovviamente.
CC0 / Free-Photos / ConcertRagazzi ad un concerto. In un anno di stop le cifre date da Bauli in piazza fotografano un settore in ginocchio: -89% concerti dal vivo.
Ragazzi ad un concerto. In un anno di stop le cifre date da Bauli in piazza fotografano un settore in ginocchio: -89% concerti dal vivo. - Sputnik Italia, 1920, 03.06.2021
Ragazzi ad un concerto. In un anno di stop le cifre date da Bauli in piazza fotografano un settore in ginocchio: -89% concerti dal vivo.
Che cosa avete ottenuto finora?
Si può dire che la nostra attività sia “politica”, nel vero senso della parola, cioè occuparsi della cosa pubblica, anche se di una parte della cosa pubblica. Siamo ancora qui e abbiamo ottenuto qualcosa, poche settimane fa abbiamo visto confermare i sostegni, che comunque sono arrivati, anche se non nella maniera corretta a nostro modo di vedere: molti, troppi sono rimasti fuori, soprattutto a livello aziendale. Però insomma, dal nulla di prima qualcosa si è mosso per cui siamo decisamente contenti del nostro percorso anche se la strada ripeto, è ancora molto lunga.
Che cosa chiedete ora al governo?
Le cose fondamentali sono proseguire con i sostegni, perché nonostante le piccolissime riaperture estive, il nostro settore penso non riprenderà prima dell'anno prossimo e addirittura, per tornare alla normalità del 2019, ci vorranno ancora un paio di anni. Per cui, chiediamo il prolungamento dei sostegni almeno fino alla fine di quest'anno; vedere che cosa succede, come vanno le cose. Noi stiamo cercando di ristrutturare tutta la previdenza nel nostro settore, quindi il welfare, che prima quasi non esisteva o comunque era assolutamente inadeguato.
Pensate che vi ascoltino?
Proprio ieri abbiamo nuovamente interloquito sia con il Ministero del Lavoro, sia con il Ministero della Cultura e ci dobbiamo rivedere a breve. Abbiamo ragionato su quattro proposte aggiuntive ai disegni di legge. Non è facilissimo, e credo che la situazione sia veramente complicata anche per loro, evidentemente però noi siamo un settore troppo grande e troppo importante per questo paese e quindi ci vuole la giusta attenzione.

Sicuramente Bauli in piazza non chiuderà con l'inizio dei lavori o l'inizio della ripartenza. Continueremo, perché questa è un'occasione storica per quanto ci riguarda, nella sua bruttezza ovviamente. L'ultima occasione che abbiamo per sistemare il nostro settore e diventare grandi, diventare adulti.

© FotoMaurizio Cappellini
Maurizio Cappellini - Sputnik Italia, 1920, 03.06.2021
Maurizio Cappellini
Dopo le manifestazioni dei mesi scorsi come continua adesso la mobilitazione?
Basta manifestazioni, non ne vorremmo più fare. Nonostante l'abbiamo fatto in un modo molto coreografico, scenografico se vuoi è anche bello, drammaticamente bello, teatrale, per noi è stato solo un metodo per attirare l'attenzione. Però sappiamo benissimo che i problemi non si risolvono nelle piazze, si risolvono ai tavoli preposti, per cui l'attività deve continuare ad essere di natura politica. Speriamo non ci sia più bisogno di tornare in piazza, quindi per il momento basta bauli, basta maschere.
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