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Brusca, la sorella del giudice Falcone: "Ora impegno reale per la riforma del carcere ostativo"

© Foto : WikipediaMagistrato italiano Giovanni Falcone
Magistrato italiano Giovanni Falcone - Sputnik Italia, 1920, 03.06.2021
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All'indomani dalla scarcerazione di Giovanni Brusca, Maria Falcone lancia un appello ala politica per "dimostrare che la lotta alla mafia resta una priorità del Paese".
Maria Falcone, la sorella del magistrato ucciso in un attentato da Cosa Nostra, chiede alla politica una svolta sulla lotta alla mafia, chiede una riforma del carcere ostativo, chiede di evitare la concessione di benefici ai boss che non hanno neppure "dato un contributo alla giustizia".
"Voglio lanciare un appello alla politica affinché traduca lo sdegno espresso per la liberazione di Giovanni Brusca in un impegno reale per un'approvazione veloce della riforma della legge sull'ergastolo ostativo sollecitata dalla Corte Costituzionale", ha dichiarato.
Queste parole arrivano all'indomani della scarcerazione del boss che quel 23 maggio 1993, premendo il bottone di un telecomando, uccise Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.
"Ho ascoltato moltissime dichiarazioni di politici e assistito a un'ondata di indignazione dell'opinione pubblica che dimostra quanto la coscienza dei nostri concittadini sia mutata e maturata in questi 29 anni", ha osservato la Falcone, precisando che "nessuno può essere più addolorato e indignato di noi davanti alla scarcerazione di uno degli individui peggiori che la storia del Paese abbia conosciuto".
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Per sua stessa ammissione, Brusca si è reso responsabile della morte di centinaia di persone, "forse 200", ha detto il boss che si è macchiato le mani della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, il cui cadavere venne poi sciolto nell'acido.
Maria Falcone si rivolge a tutti i "parlamentari e a tutte le forze" per dimostrare che oggi "la lotta alla mafia resta una priorità del Paese e che possono, al di là delle parole, attraverso una normativa giusta, evitare scarcerazioni e permessi a boss che mai hanno interrotto il loro perverso legame con l'associazione mafiosa", afferma.
In particolare "concedere benefici a chi neppure ha dato un contributo alla giustizia sarebbe inammissibile e determinerebbe una reazione della società civile ancora più forte di quella causata dalla liberazione, purtroppo inevitabile, del 'macellaio' di Capaci", ha proseguito.
Ricordando che il prossimo 23 maggio saranno trascorsi 30 anni dalla strage di Capaci, Maria Falcone chiede di "tirare le somme sull'azione della politica nella lotta alla mafia e capire chi alle parole ha fatto seguire i fatti".
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