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Nazioni Unite, la pandemia getta nella povertà oltre 100milioni di lavoratori

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaLavoro in fabbrica
Lavoro in fabbrica - Sputnik Italia, 1920, 02.06.2021
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Il report annuale dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) mostra che il mondo sarà a corto di 75 milioni di posti di lavoro in più rispetto alle stime create se non ci fosse stata una pandemia.
La pandemia ha spinto oltre 100 milioni di lavoratori in più alla povertà, ha dichiarato l'ONU mercoledì. Dal report dell'OIL si evince che la crisi del mercato del lavoro creata dalla pandemia non permetterà all'occupazione di tornare ai livelli pre-pandemici prima del 2023.
Il rapporto annuale dell'OIL sull'occupazione e le prospettive sociali ha indicato che il pianeta sarà a corto di 75 milioni di posti di lavoro alla fine di quest'anno rispetto a se la pandemia non si fosse verificata.
Il Covid-19 "non ha causato solo una crisi sanitaria, ma anche una crisi umana e del mercato del lavoro" ha affermato ai giornalisti il direttore generale dell'OIL Guy Ryder.
"Senza un deliberato sforzo per accelerare la creazione di lavori dignitosi, supportare i più vulnerabili membri della società e far riprendere i settori che sono stati più colpiti, i prolungati effetti della pandemia potrebbero accompagnarci per anni sotto forma di perdita di potenziale umano e economico, un più alto tasso di povertà e disuguaglianza" ha spiegato Ryder.

Taglio delle ore lavorative anche a chi ancora ha un impiego

Secondo il rapporto si stima una disoccupazione globale di 205 milioni di persone per il 2022, molto più alta dei 187 milioni del 2019. Ma anche chi ancora possiede un impiego ha visto un drastico calo nelle ore lavorative.
Nel 2020 sono state perse l'8,8% delle ore lavorative globali, l'equivalente di 255 milioni di posti di lavoro a tempo pieno. Nonostante il miglioramento nel 2021 si possono contare ancora l'equivalente di 100 milioni di posti di lavoro a tempo pieno persi durante questo anno.
"Questo calo dell'occupazione e dell'orario di lavoro si aggiunge ai livelli di disoccupazione pre-crisi persistentemente elevati, alla sottoutilizzazione della manodopera e alle cattive condizioni di lavoro" afferma l'OIL.

Lavoratori in povertà

La limitata capacità della maggior parte delle economie in via di sviluppo ed emergenti di sostenere forti misure di stimolo fiscale avrà anche il suo pedaggio, ha detto l'OIL, avvertendo che la qualità dei posti di lavoro appena creati probabilmente si deteriorerà in quei paesi.
Rispetto al 2019, nel mondo 108 milioni di lavoratori in più sono stati classificati come poveri o estremamente poveri. Questi ultimi, secondo la stima dello studio, vivono con meno di 3,20 dollari al giorno.
"I numeri relativi alla povertà sono drammatici" ha dichiarato Ryder affermando come gli effetti dei 5 anni passati a eradicare il lavoro in povertà siano andati in fumo.

Colpite molto donne e giovani

La crisi Covid ha peggiorato ineguaglianze già esistenti prima della pandemia, ed ha colpito in maniera sproporzionata le donne che hanno perso in percentuale il lavoro in maggior numero rispetto agli uomini. Questo, afferma OIL, rischia di portare ad una "ri-tradizionalizzazione" dei ruoli di uomo e donna nel mondo del lavoro.
L'occupazione giovanile nel frattempo è scesa dell'8.7% l'anno scorso, più del doppio del 3.7% per i lavoratori più anziani.
"Le conseguenze di questo ritardo e di questa interruzione sull'accesso precoce al mercato del lavoro per i giovani potrebbe durare anni" ha concluso l'OIL.
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