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Inaugurato il primo corso scolastico norvegese in ‘Drag Queen’ - Reazioni nel Paese

Una drag queen - Sputnik Italia, 1920, 02.06.2021
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Un liceo norvegese ha attirato su di sé l’attenzione dell’intero Paese con il suo particolare programma di studi, presentato dagli ideatori come un "passo importante" nella lotta per la "parità dei diritti", ma che ha provocato anche forti critiche, non solo da parte dei più conservatori.
Al liceo popolare del Movimento Laburista a Ringsaker, una classe di circa 10 studenti imparerà a recitare sul palco, travestirsi e truccarsi, e a sviluppare un personaggio drag, nonché conoscere la storia del fenomeno drag.
Secondo il 29enne Jens Martin Hartvedt Arvesen, l'uomo dietro il programmam ed egli stesso artista drag, l'idea è che i giovani giochino con i ruoli di genere, oltre a "battere un colpo per l'apertura e la tolleranza", ha detto all'emittente nazionale NRK.

Drag Queen

Drag queen è un termine inglese per definire artisti che si esibiscono indossando abiti femminili, spesso accentuando ed esasperando trucco e acconciature. Le donne che recitano in abiti maschili sono invece dette drag king.
Nel fenomeno possono essere ricercate ‘radici storiche’, dato che in epoca elisabettiana era fatto divieto alle donne di recitare in teatro e anche i ruoli femminili venivano interpretati dagli uomini (Il film Shakespeare in Love spiega bene la questione). Tuttavia l’accezione moderna di drag va al di là di questo e mira più ad esaltare la libertà di espressione LBGT.

Reazioni positive

La sessuologa Esben Esther Pirelli Benestad ha sostenuto che un programma di drag in una scuola norvegese è importante per mostrare la diversità nella società.
“Ora ci sarà un posto migliore in Norvegia. Ci sarà più spazio per i colori. E renderà la Norvegia più ricca", ha detto la dottoressa.
La deputata del partito laburista Anette Trettebergstuen ha definito significativo il corso drag.
“È bello che il drag abbia il suo programma. È molto più che travestirsi. È politico", ha detto, sottolineando il ruolo della comunità drag nella lotta per l'uguaglianza di genere e i diritti dei gay. "Il drag è una vecchia cultura ed è stato l'ambiente che a suo tempo ha dato il via alle grandi proteste del Pride negli Stati Uniti che hanno portato alla depenalizzazione delle persone LGBT e a condizioni di vita e diritti migliori", ha affermato.

Reazioni negative

L’autore Arvesen aveva tuttavia ammesso di aspettarsi forti reazioni al suo programma, prevedendo che molti lo avrebbero trovato controverso. A questo proposito aveva ragione, infatti, le voci entusiaste sono state una minoranza mentre molto più intense le voci critiche.
Il deputato Silje Hjemdal del Partito del Progresso nazional-conservatore ha definito "da far rizzare i capelli" il fatto che tali programmi educativi ricevano il sostegno statale.
“Credo che sia sciocco. Devono esserci dei limiti a come vengono spesi i soldi dei contribuenti”, ha detto Hjemdal a NRK. Hjemdal ha sottolineato che alle persone dovrebbe essere permesso di perseguire qualsiasi hobby vogliano, incluso il drag, ma ha sostenuto che è arrivato il tempo di puntare i piedi contro le iniziative inutili a spese dei contribuenti.
Hjemdal ha scritto al ministero dell'Istruzione.
“Il Partito del Progresso ha notato che gli stanziamenti per le scuole popolari nel corso di molti anni sono aumentati. Allo stesso tempo, vediamo che vengono offerti programmi quali 'Cosplay', 'Global Mission', 'Dragshow' e ‘Parapendio ai Caraibi’. Il ministro pensa che queste siano le giuste priorità della politica educativa?” ha chiesto Hjemdal.
Il programma ha anche suscitato una reazione da parte dell'ala giovanile dei conservatori al potere.
“Questo rientra nella serie dei programmi delle scuole superiori popolari che non hanno alcun reale beneficio per la società. Lo Stato finanzia qualcosa che in senso stretto non dovrebbe essere una sua responsabilità", ha detto a NRK il primo vice capo dei Giovani Conservatori Håkon Snortheim.
Scettico anche il teologo e filosofo Espen Ottosen dell'Associazione missionaria.
“È problematico se ci si aspetta che l'intera Norvegia applauda a questo. Credo che possa creare più caos che diversità. Non credo che questo renda la Norvegia migliore", ha detto Ottosen, affermando che "giocare con i ruoli di genere", come dicono gli organizzatori, non sia affatto un bene per la maggioranza. “Credo che il meglio che la società possa fare sia stabilire che ci sono due sessi e che la stragrande maggioranza di ragazze e ragazzi non tragga alcun beneficio da questo tipo di giochi”.
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