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Vaccini, chip, batterie: gli USA allontanano la Corea del Sud dalla Cina

© AP Photo / Ding LinIl presidente cinese Xi Jinping e la sua controparte sudcoreana Moon Jae-in
Il presidente cinese Xi Jinping e la sua controparte sudcoreana Moon Jae-in - Sputnik Italia, 1920, 01.06.2021
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La visita del presidente sudcoreano Moon Jae-in negli USA molto probabilmente non sarà ricordata per eventuali traguardi conseguiti nella risoluzione del problema nucleare della penisola coreana, tema che solitamente ossessiona l’opinione pubblica all’estero.
Ma quest’incontro è comunque molto rilevante poiché la Corea del Sud viene inclusa negli sforzi statunitensi di contenimento della Cina. E da questo punto di vista possiamo aspettarci significativi progressi.
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Gli esperti osservano che il presidente Moon durante l’incontro con Biden potrebbe annunciare un aumento degli investimenti nello sviluppo delle catene del valore americane nel settore dei semiconduttori e delle batterie, nonché dimostrarsi pronto a partecipare più attivamente il Quad (Quadrilateral Security Dialog). Mentre prima la Corea del Sud sottolineava continuamente di non voler essere inclusa in questo formato che molti definiscono anti-cinese, ora invece sta partecipando in diversi gruppi di lavoro.
“Chiaramente le questioni relativi alla cooperazione in ambito tecnologico sono di primaria importanza. Soprattutto gli USA si interessano a quei settori in cui la Corea del Sud è leader come la produzione di semiconduttori e di batterie per le auto elettriche. Biden in passato ha disposto una rivalutazione delle catene di commercializzazione al fine di tentare di escludere la Cina e di costruire una rete con gli USA al centro. Pertanto, non sorprende che in occasione di questa visita Moon sia accompagnato da rappresentanti delle più significative società sudcoreane. È altamente probabile che saranno annunciati nuovi ingenti investimenti”, ha dichiarato a Sputnik Park Won Gon, docente dell’Università sudcoreana Handong Global.
Il professor ha ricordato che Biden parlò della necessità di instaurare collaborazioni in questo settore già quando era candidato alle presidenziali. Gli USA hanno cominciato a perdere parte del loro primato e ora sottolineano continuamente che i Paesi liberaldemocratici debbano unire gli sforzi per non perdere lo scontro tecnologico contro le nazioni autoritarie. Questo approccio è stato adottato già durante il governo Trump, ma Biden si sta muovendo verso la creazione di una comunità valoriale-tecnocratica in maniera più rapida e confidente.
“Inoltre, è fonte di interesse anche ciò che è stato discusso durante il vertice nipponico-statunitense (digital connectivity partnership), ossia gli sviluppi in ambito 5G e 6G. Tuttavia, l’adesione a questa iniziativa potrebbe diventare gradualmente una sempre più evidente partecipazione agli sforzi di contenimento della Cina, come avviene di fatto con Huawei. Pertanto, questo punto è ancora oscuro”, ritiene il docente.
A concordare è anche Lee Ji-pyeong, docente della Hanguk University of Foreign Studies. Le società sudcoreane che utilizzano chip Huawei per le reti 5G, in mancanza di certezze temono per la sicurezza dei dati e, sebbene ammicchino agli USA, non stanno dando prova di fermezza nel rompere con il gigante IT cinese.

“Anche Apple, Dell e altre società americane operano in Cina, pertanto gli USA dovrebbero dialogare commercialmente con la Cina senza però approcciare il tema in stile “guerra fredda”. Gli interessi economici degli alleati americani sono ben lontani da quelli statunitensi, pertanto gli alleati continueranno a coltivare relazioni commerciali con la Cina fintanto che non innervosiranno gli States”, spiega l’esperto.

Gli USA, avviando la cooperazione tecnologica con la Corea del Sud sul 6G, molto probabilmente faranno affidamento sul coinvolgimento di Giappone, Corea del Sud e Taiwan all’interno di una strategia univoca sui semiconduttori. Tuttavia, per Seul questo vorrebbe dire perdere competitività rispetto al Giappone (che sta sfruttando la sua posizione privilegiata nella collaborazione con gli USA) e anche perdere il mercato cinese (che si sta chiudendo alle tecnologie americane). Qui risiede la ragione degli ingenti investimenti che la Corea del Sud sta stanziando nelle proprie società per favorire lo sviluppo della produzione di chip nel Paese.
“USA e Giappone sono leader nella creazione di componentistica per la produzione di semiconduttori e gli sforzi profusi dal governo Biden per esercitare pressioni sulla Cina si fondono con l’intento di contenere la crescita dell’industria cinese di semiconduttori. Pertanto, per la Corea del Sud che viene superata dalla Cina nella corsa al progresso tecnologico ci sono evidenti lati positivi. Ma se Washington dice a Seul di non vendere determinati semiconduttori alla Cina, si verranno chiaramente a creare criticità per l’imprenditoria sudcoreana sul mercato cinese. Pertanto, sul lungo periodo la Corea del Sud tenterà di mettere in piedi una infrastruttura propria per la produzione factoryless di circuiti per conservare una base imprenditoriale nel settore con un cliente importante come la Cina, pur basandosi su tecnologie proprie e non americane”, ritiene l’esperto.
Negoziazione
Ad ogni modo la Corea del Sud non avrà vita facile a sfuggire all’abbraccio degli USA e del Giappone e ad affrancarsi come produttore indipendente. Anche se Samsung e SK Hynix, che ad oggi detengono nel complesso circa il 3% del mercato mondiale, aumentassero significativamente gli investimenti nella produzione di circuiti (nella quale, a differenza dei chip di memoria, non sono affatto leader), non riuscirebbero ad arrivare a livelli che gli consentirebbero di competere con la TSMC di Taiwan che detiene il 50% del mercato. Pertanto, la Corea del Sud dovrà sperare soltanto in una crescita graduale e continuare nel frattempo a investire negli USA.
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Anche Washington ha alcuni punti da condividere con Seul. Anzitutto, la politica da adottare nei confronti della Corea del Nord. Ci sono già state comunque delle insinuazioni a questo proposito: ad esempio, riconsiderando il proprio approccio alla risoluzione di quello che prima di chiamava “questione nucleare della Corea del Nord”, gli USA hanno applicato la formula “denuclearizzazione della penisola coreana”, il che potrebbe essere sintomo di una predisposizione al riconoscimento della Corea del Sud alla stregua di primario partecipante al processo negoziale. Questo punto è importante per Seul anche per instaurare buone relazioni intercoreane dato che dopo una serie di vertici inconcludenti con gli USA Pyongyang sta apertamente ignorando gli sforzi profusi dal governo Moon per intavolare un dialogo diretto con gli americani e non intende considerare la Corea del Sud come un partner negoziale. Ma la situazione non è affatto semplice.
“Il governo Biden non può lasciare in disparte i diritti umani che costituiscono la colonna portante della sua “diplomazia valoriale”. Pertanto nel comunicato congiunto in esito al vertice probabilmente vi saranno elementi di principio. Sebbene Cina e Corea del Nord non verranno menzionate direttamente, con una buona dose di certezza nel comunicato leggeremo dichiarazioni sulla democrazia liberale, sui diritti umani, sulla libertà di navigazione, sulla pace, sul rispetto della legislazione, ecc. Ma poi ci sarà anche una conferenza stampa e, se a Biden porranno domande sui diritti umani in Cina o in Corea del Nord, lui ne parlerà senza contenersi troppo. E la Corea del Nord risponderà protestando”, prevede l’esperto.
Dall’altro lato, Moon potrebbe annunciare il buon esito delle trattative anche nel caso in cui si raggiungesse un unico accordo, quello sugli aiuti all’ottenimento dei vaccini contro il coronavirus. Sullo sfondo dei primi successi nel contenimento della pandemia da COVID-19 che hanno consentito al Partito democratico di governo di riportare una vittoria importante alle elezioni governative dello scorso aprile, la Corea del Sud non si è affrettata a prenotare ingenti lotti di vaccini dall’estero. Infatti, si credeva che il Paese sarebbe riuscito a contenere l’incidenza dei contagi al minimo e che avrebbe prodotto rapidamente vaccini propri. Ma poi si sono presentate la seconda e la terza ondata, i vaccini coreani non hanno sortito i risultati sperati e quelli americani ed europei già prenotati non sono arrivati in Corea per via della grande domanda interna ed esterna.
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Questo ha provocato un grande scontento per l’operato delle autorità con un conseguente crollo dei sondaggi di opinione. Il governo assicura che tutto andrà come previsto e che entro novembre riusciranno a vaccinare il 70% della popolazione adulta. Ma i sondaggi di opinione mostrano che sono in pochi a credere in queste previsioni. C’è ancora molta sfiducia nei confronti del vaccino di AstraZeneca, mentre i Vaccini Pfizer a base mRNA, che si sono garantiti una migliore nome, sono ancora poco disponibili. Seul ha anche seriamente considerato la possibilità di acquistare il russo Sputnik V e la maggior parte dei sudcoreani è a favore. Ma negli ultimi mesi gli USA hanno conseguito significativi traguardi nella vaccinazione della propria popolazione e potrebbero cominciare nuovamente a prestare maggiore attenzione ai propri alleati.
“Quanto alla partnership in ambito vaccinale, il governo Trump ha anche proposto di coltivarla nell’ambito del Quad sia a livello di sviluppo sia di produzione sia di commercializzazione. Inoltre, si è parlato di “scambi vaccinali” e la fornitura a Canada e Messico è già stata avviata. A seguire anche l’invio ai Paesi meno sviluppati.
Ma gli USA hanno 67 alleati e oggettivamente la Corea del Sud è uno dei migliori nel contrasto alla pandemia, pertanto Washington faticherà a rispondere in via prioritaria alle richieste di Seul. A mio avviso, gli USA, per salvare la faccia, hanno deciso di adottare l’approccio della creazione di un hub produttivo così da consentire un approvvigionamento stabile per il Paese. Rimane da capire soltanto come conciliare questo aspetto con la “partnership vaccinale” nell’ambito del Quad”, sostiene il professore.
L’organizzazione della produzione di Moderna o Pfizer in Corea del Sud della quale scrivono incessantemente i media locali, la conclusione della campagna vaccinale e la ripresa del dialogo con la Corea del Nord sono conditio sine qua non per la vittoria del Partito democratico alle presidenziali previste tra meno di un anno. Pertanto, la flessibilità di Moon nelle trattative con Biden è più che necessaria. Probabilmente questo aspetto è chiaro anche a Washington che sta cercando di sfruttare la situazione a proprio vantaggio. Lo stesso sta facendo Pechino con Pyongyang che probabilmente non potrà contare su una relazione a proprio favore nel caso in cui a marzo vinca un candidato dell’opposizione conservatrice. Ma soltanto il tempo ci dirà se la Corea del Sud riuscirà a mantenere in equilibrio questa moltitudine di interessi.
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