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Sicilia, sabbia dell’Etna da rifiuto a risorsa: opportunità e utilizzi - Foto

© AP Photo / Salvatore AllegraDopo l'eruzione di Etna
Dopo l'eruzione di Etna - Sputnik Italia, 1920, 01.06.2021
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Il dl Semplificazioni include una modifica al trattamento delle ceneri vulcaniche che non saranno considerate più rifiuti ma materia prima di nuovi cicli produttivi. Per il senatore Cristiano Anastasi, promotore della norma, si tratta di una vera e propria “rivoluzione copernicana”.
Le nuove eruzioni dell’Etna di fine maggio hanno ricoperto di una coltre nera tetti, strade, piazze di Giarre, Riposto e degli altri paesi della fascia ionico-etnea della Sicilia. In media sono caduti 300 grammi di ceneri vulcaniche a metro quadro con picchi fino a 500 grammi. E’ la seconda volta in pochi mesi. La pioggia di materiale piroclastico prodotto dalle eruzioni dello scorso marzo aveva provocato una ricaduta media di 6 chili di sabbia a metro quadro.
Una vera e propria calamità per i sindaci dei comuni, costretti per legge a trattare le ceneri vulcaniche come rifiuti speciali da conferire in discarica, sopportando un enorme costo sia per la rimozione che per lo smaltimento. Almeno finora. Il dl Semplificazioni pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 maggio 2021 prevede un diverso trattamento delle ceneri che non saranno più assimilate ai rifiuti ma alle materie prime da utilizzare in nuovi cicli produttivi.
Sputnik Italia ha intervistato il senatore del M5S Cristiano Anastasi, promotore della norma inserita con l’art. 35 comma 1b del decreto che modifica la disciplina prevista dal Codice dell’Ambiente.
© Clara StatelloIl senatore del M5S Cristiano Anastasi
Il senatore del M5S Cristiano Anastasi - Sputnik Italia, 1920, 01.06.2021
Il senatore del M5S Cristiano Anastasi
— I comuni alle pendici dell’Etna sono di nuovo coperti di cenere, gli amministratori hanno chiesto lo stato di calamità, ma al di fuori del territorio questo fenomeno non è percepito come tale. Quali disagi provoca la ricaduta di materiale piroclastico?
Non è percepito al di fuori del territorio etneo per il semplice motivo che l’Etna è l’unico vulcano attivo d’Italia che crea questo tipo di problemi, ma è una vera e propria calamità perché comporta notevoli disagi. Quando la cenere arriva sulle strade va immediatamente rimossa perché diventa a tutti gli effetti una polvere sottile. A marzo in mezz’ora sono caduti in media 6 chili a metro quadro, l’equivalente in termini di peso a quanto un comune conferisce annualmente in discarica. E quindi è come se noi in pochi minuti avessimo raddoppiato il costo del conferimento in discarica.
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Poi crea problemi in agricoltura perché se cade nei terreni colti può intaccare gli alberi da frutto nei momenti di fioritura o la stessa frutta, dato che la composizione di questa cenere vulcanica è particolarmente aggressiva, piena di minerali come zolfo e fosforo che bruciano le piante.
Il fenomeno peraltro è focalizzato solo sul versante orientale, laddove soffiano i venti dominanti, da Taormina sino a Catania. Questo comporta il fatto che non esiste una legislazione specifica per la pietra lavica.
— Con la modifica apportata dal dl Semplificazioni cosa cambierà?
Questa norma potrebbe essere definita la rivoluzione copernicana del problema cenere vulcanica. I sindaci sono obbligati raccogliere la terra dell’Etna e portarla in discarica, perché il codice dell’ambiente la equipara ai rifiuti solidi urbani.
Al ministero per la Transizione Ecologica ho presentato una modifica alla disciplina, per far sì che la cenere non sia più considerata un rifiuto ma materia prima per ulteriori lavorazioni. Quindi da problema diventa una risorsa.
— E quali saranno gli utilizzi?
Ho chiesto l’intervento dell’università di Catania che è l’ateneo che più si è interessato, per ovvi motivi, a questa questione. In particolare due facoltà, ingegneria e agraria, hanno condotto degli studi. Per quanto riguarda gli usi in edilizia, la cenere vulcanica può essere miscelata con il cemento per prefabbricati con buone caratteristiche di isolamento termico, si può usare come sottofondo per le sedi stradali, può essere mescolata in percentuali minime anche al cemento portante, ma solo in percentuali minime perché ha caratteristiche fisiche più scarse rispetto all’azolo che serve a creare la parte strutturale del cemento. Può essere mescolata addirittura all’argilla rendendola più stabile e più resistente. Non può essere usata per il calcestruzzo armato perché le sue caratteristiche di resistenza, ma anche le sue caratteristiche chimiche, mal si legano al cemento.
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Può anche avere un utilizzo in agricoltura come ammendante per terreni argillosi o per creare delle colture fuori terra, mescolate con torba o altro terriccio.
— Da costo diventa un’opportunità?
— Sì perché questi sono solo gli utilizzi che stiamo immaginando oggi, un domani la cenere vulcanica potrebbe anche essere pulita, messa in sacchi e commercializzata. Il punto chiave è trovare delle strategie di riutilizzo che siano compatibili con il fatto che è una risorsa intermittente perché le eruzioni non sono né costanti né prevedibili, quindi non possiamo creare dei processi industriali sostenuti da un approvvigionamento continuo..
— Come mai c’è stato bisogno di una legge nazionale, nessuno ci ha mai pensato prima?
— Banalmente operazioni di questo tipo non portano voti ma solo oneri, perché bisogna studiare, bisogna impegnarsi senza avere un riscontro in termini elettorali.
— Lei ha detto di aver coinvolto l’università di Catania?
— Assolutamente sì. Intanto la facoltà di ingegneria ha già portato avanti il progetto REUCET per il riuso della cenere vulcanica. A loro serviva questa parte legislativa, senza la quale non potevano trattare la sabbia dell’Etna come materia prima. Con questa modifica legislativa si è aperta questa possibilità. Peraltro siccome serviranno per i vari usi ulteriori iniziative legislative più specifiche per il settore, abbiamo iniziato una collaborazione e a breve terremo un convegno dove si metteranno a confronto le varie esigenze per capire come si potrà creare quel tessuto legislativo in grado di favorire questa iniziativa.
© Foto : Clara StatelloStrade e piazze dei comuni etnei ricoperte dalla cenere vulcanica
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