Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Il nuovo rapporto dell’UNICEF su infanzia e pornografia lascia di stucco i conservatori… e non solo

© Foto : Pixabaybambina al computer
bambina al computer - Sputnik Italia, 1920, 01.06.2021
Seguici su
L’UNICEF ha pubblicato un rapporto sui rischi che corrono i bambini in questa era digitale dove le immagini sessuali sono a portata di semplice click. Ma l’agenzia delle Nazioni Unite, proprio oggi nel giorno internazionale del bambino, ha provocato non poche perplessità per una certa ‘superficialità’ con la quale avrebbe trattato il tema.
Oggi, 1.mo giugno, è la giornata internazionale del bambino, istituita nel 1925 a Ginevra durante la Conferenza Mondiale sul Benessere dei Bambini. Fa il paio con la ‘Giornata internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza’, cui però data varia da paese a paese e che per l’Italia è fissata il 20 novembre, in corrispondenza con la Dichiarazione dei diritti del fanciullo approvata durante l'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1959.
E chi più dell’UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (United Nations International Children's Emergency Fund) fondato l'11 dicembre 1946 per aiutare i bambini vittime della seconda guerra mondiale, dovrebbe proprio in questo giorno tenere il banco?

E invece proprio l’UNICEF è finito al centro della polemica

In alcuni dei passaggi del nuovo rapporto del Fondo ONU per i bambini, nel quale si affrontano i rischi dell’infanzia e della sessualità in relazione alle possibilità che offre oggi il mondo digitale, si leggono alcune cose che ai conservatori americani sono andate decisamente di traverso.
“Il rapporto dell'UNICEF afferma che la pornografia non è sempre dannosa per i bambini” è il titolo di un articolo polemico pubblicato su C-Fam, il giornale del ‘Centro per la Famiglia e i Diritti Umani che ha sedi a New York e Washington.
Va detto che il C-Fam è un gruppo fondato nel 1997 al fine di influenzare il dibattito politico presso le Nazioni Unite e altre istituzioni internazionali, nonché internamente in America, di carattere decisamente conservatore, destrorso, molto cattolico. Anti aborto, anti LGBT, casa, chiesa, famiglia, per intenderci.
È tuttavia pur vero che il lungo report dell’UNICEF, intorno alla 37ma delle 54 pagine della pubblicazione, inizia effettivamente a fare discorsi un po’ strani che, anche ad un non bacchettone e conservatore, possono lasciare più di una perplessità.
“Non vi sarebbero prove conclusive sul fatto che i bambini esposti alla pornografia possano venire danneggiati”, si legge chiaro e tondo tra le righe.
Il rapporto affronta il modo in cui la politica dei governi potrebbe e dovrebbe proteggere i bambini da contenuti online dannosi, abusivi e violenti, ma la conclusione sul capitolo pornografia pare piuttosto debole se non addirittura accondiscendente, sostiene C-Fam.
Tanto più che la conclusione dell’UNICEF viene basata su di uno studio europeo in 19 paesi dove la maggior parte dei bambini intervistati che avevano visto immagini pornografiche si erano detti "né turbati né felici".
Come faccia una istituzione delle Nazioni Unite ad arrivare alla conclusione che la pornografia non sia poi così un problema per i bambini sulla base di uno ‘studio’ così modesto e maldestro, per la verità stupisce non solo C-Fam.
Non servono scienziati della psiche per capire che la questione non è l’effetto emotivo del momento che la pornografia può fare in una giovane mente, quanto l’effetto diseducativo.
Il fatto che in maggior parte i bambini si siano dichiarati né turbati né gratificati non vuol dire che non ne abbiano subito un danno. Anzi, proprio il fatto di poter pensare che quella rappresentata nei porno possa essere una ‘normalità’, proprio quello può essere un problema nel lungo periodo.
Stimare con esattezza i rischi è difficile, di fatto la diffusione di massa della pornografia è un fenomeno che ha coinvolto solamente l’ultima generazione. Gli effetti di lungo periodo si possono osservare nei fatti solo dopo che un lungo periodo è passato. E non lo è.

Dal Postalmarket a PornHub il passo è stato breve

I nati negli anni ’70 (maschi) ricordano bene le ultime pagine dei cataloghi Postalmarket degli anni ’80. Erano le pagine in cui la storica azienda italiana leader nella vendita per corrispondenza (poi fallita appunto quando arrivò internet), vendeva la lingerie. Insomma c’erano le modelle in biancheria intima. Ecco, quello per quelli della mia generazione era più che sufficiente.
Risultato è che ci siamo arrivati per gradi alla sessualità, sviluppando la fantasia e lasciando correre l’immaginazione. Oggi invece ad un ragazzino basta un click per vedere ammucchiate delle quali non riesce neppure a dare un significato e un contesto, tanto che infatti si dichiara né turbato né gratificato e l’UNICEF poi ci scrive sopra un rapporto che non sa di nulla.
Forse sarebbe invece il caso di prendere sul serio il problema e domandarsi se non sia più opportuno impegnarsi a condurre le giovani generazioni attraverso un percorso progressivo che porti ad un corretto sviluppo della sessualità?

Teoria complottista tra le righe

“Il rilascio di questo rapporto da parte dell'UNICEF arriva pochi giorni dopo che l'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale ha annunciato il rinnovo della sua partnership di lunga data con l'UNICEF, impegnando altri 300 milioni di dollari in finanziamenti diretti al programma. Gli Stati Uniti sono il più grande donatore governativo dell'UNICEF con finanziamenti per il 2020 che hanno raggiunto quasi $ 994 milioni in programmi umanitari e di sviluppo”, scrive C-Fam.
Ma l'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale chi? La USAID (United States Agency for International Development)?
E qui i conservatori della C-Fam lanciano un amo anche a tutti coloro che hanno un minimo di esperienza di controinformazione e che conservatori non sono.

Ma la USAID chi?

Ma la USAID non è quella fondata nel 1961 da Kennedy per la lotta alla povertà globale e che oggi si dice invece che con la scusa di ‘rafforzare la democrazia’ e ‘proteggere i diritti umani’ interferisce negli affari interni dei paesi di mezzo mondo? Non è quella che Pedro Castillo ha promesso che se diventerà presidente del Perù sbatterà via dal Paese perché ha definito uno strumento dell’imperialismo americano?
Quella che il Venezuela ha accusato di finanziare i tentativi di cambio di potere? I 654 milioni di dollari che l’amministrazione Trump ha speso attraverso l’USAID in Venezuela servivano per questioni puramente umanitarie o c’entra qualcosa Guaidò?
L’USAID non è anche quella che nel 2018 si diceva fosse dietro anche al golpe in Nicaragua?
Si dice anche che in Honduras l’USAID abbia messo sul piatto 39 i milioni di dollari per rovesciare il governo non allineato di Manuel Zelaya, in Bolivia 97 milioni per destabilizzare Evo Morales, altri non meglio definiti capitali contro l'Ecuador di Rafael Correa.
Dicono anche che sempre l’USAID abbia finanziato la ricerca cinese sul coronavirus, quella incriminata dei laboratori di Whuan.
Insomma la ‘fama’ dell’USAID è piuttosto nota in tutto il mondo, se posso aggiungere una testimonianza personale riferisco che durante la Rivoluzione Arancione quando lavoravo in Ucraina si diceva che le tende e tutte le forniture per i manifestanti fossero arrivate della USAID.

Ma forse è solo questione di interpretazioni

C-Fam non può che avere il dente avvelenato contro una UNICEF che ad un certo punto dice che la pornografia "potrebbe anche rappresentare un'opportunità" per fornire risposte a domande sulla pubertà e l'identità sessuale e che sostiene che qualsiasi tentativo di impedire ai bambini di accedere alla pornografia online “potrebbe violare i loro diritti umani”.
Va anche detto che i conservatori di questo gruppo estrapolano un po’ troppo dal contesto dell’intero report che in realtà non vuole essere un manuale definitivo ma per certi aspetti sembra più una proposta di discussione e apprendimento.
Fatto male, approssimativo, non da organizzazione delle Nazioni Unite, ma senza linee guida vere e proprie e senza imperativi.
Resta però interessante notare che persino nella stessa America qualcuno abbia iniziato a ‘mangiare la foglia’ – le organizzazioni internazionali e quelle governative interne infondono sempre meno fiducia agli stessi americani, e questo a partire dagli stessi conservatori.
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала