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Funivia Mottarone, operai si difendono: noi prendevamo ordini e non potevamo sapere

© AP Photo / Italian PolicePiemonte, precipita cabina della funivia Stresa-Mottarone
Piemonte, precipita cabina della funivia Stresa-Mottarone - Sputnik Italia, 1920, 01.06.2021
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Gli inquirenti valutano di inserire nel registro degli indagati anche altre persone tra operai e personale delle ditte esterne di manutenzione per la tragedia del Mottarone.
Gli operai della funivia del Mottarone che ha ucciso 14 persone e lasciato orfano un bambino di 5 anni, Eitan, si difendono dall’ipotesi che potrebbero finire nel registro degli indagati.
“Noi operai siamo convinti che non c’entriamo nulla, dicono che ci dovevamo rifiutare di mettere i ceppi, ma noi prendiamo ordini dal caposervizio e nessuno si aspettava un pericolo del genere”, si difende Emanuele Rossi, uno degli operai che ha reso testimonianza davanti al giudice raccontando gli eventi tragici di quella mattina e non solo.
A Il Fatto Quotidiano l’operaio dice che “i ceppi, come ho spiegato agli inquirenti, erano su da 3 settimane”, i fermi che hanno bloccato i freni di emergenza della cabina tre poi precipitata.
Della strage sono accusati il caposervizio della funivia del Mottarone, Gabriele Tadini, finito agli arresti domiciliari e il direttore tecnico Enrico Perocchio e il gestore Luigi Nerini. Questi ultimi due sono stati rilasciati su decisione del giudice per le indagini preliminari.

L’operatore poteva rifiutarsi

Secondo la Procura di Verbania, l’operatore che mise i fermi su ordine di Tadini avrebbe potuto rifiutarsi e per questo motivo potrebbe finire anch’egli nel registro degli indagati.
L’operaio ha anche affermato che lui non poteva sapere se Tadini avesse informato o meno Perocchio e Nerini: “io facevo il mio, io e i miei colleghi non possiamo addossarci la colpa, erano loro i responsabili non noi”.
Però poi dice, sempre come riportato da Il Fatto Quotidiano, “tutti sapevano non si può scaricare la colpa sugli operai”.

Come sta il piccolo Eitan

L’Ansa ha scritto che per il piccolo Eitan oggi è stata sciolta la prognosi rimasta riservata nei giorni più critici. Il bambino non è più in pericolo di vita ma resta in ospedale e verrà trasferito al reparto di degenza dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino.
Trauma toracico e addominale migliorano hanno riferito i medici. Accanto a lui resta la zia, sorella del padre e da Israele è giunto anche un altro fratello.
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