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Covid, Abrignani: "Virus uscito da un laboratorio? Non credo e non mi importa"

© AP Photo / Mu Yu/XinhuaMedico cinese nel laboratorio
Medico cinese nel laboratorio - Sputnik Italia, 1920, 01.06.2021
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Sergio Brignani, membro del CTS, non è interessato a entrare nella diatriba sull'origine del virus e invita a focalizzarsi sugli sforzi da fare per arginarlo.
L'idea che il covid sia fuggito da un laboratorio di Wuhan prende sempre più piede ma c'è chi considera una perdita di tempo focalizzarsi sula sua origine.
"Non lo so, non penso sia probabile, per ora non ci credo, ma aspetto di vedere i dati che lo dimostrerebbero. Sinceramente però, da medico, immunologo e clinico, non me ne può importare di meno", taglia netto Sergio Abrignani, immunologo dell'università Statale di Milano e componente del CTS.
Abrignani ha spiegato ad AdnKronos Salute che non ha senso cercare risposte nel passato ma bisogna pensare al futuro perché il Covid-19 è "un virus che ci porteremo dietro per tanto, tanto tempo e che farà parte della nostra vita. Capirne l'origine non cambia nulla dal punto di vista degli sforzi che dobbiamo fare per arginarlo".
Nonostante gli endorsement a sostegno della tesi della fuga da laboratorio e i tentativi delle intelligence americana e britannica di suffragarla coi fatti, il membro del CTS si dice scettico ed elenca a sostegno della sua posizione altri episodi di spillover animale relativi a beta-coronavirus passati da un animala all'uomo attraverso un altro animale 'ponte'. Riguardo all'animale che ha funzionato da ponte, per ora ancora ignoto, Abrignani ha fatto notare che "non sempre si riesce a trovare. Non è che il fatto di non trovarlo vuol dire che il virus esce da un laboratorio".
Anche perché l'animale-ponte possiamo essere noi.
"Fra l'altro potremmo non essere noi l'ospite definitivo di Sars-CoV-2, considerando che noi umani lo abbiamo già passato ad altri animali, per esempio ai visoni: ne abbiamo fatti macellare 20 milioni, 17 dei quali in Danimarca e 3 nel resto d'Europa, di cui mezzo milione fra Veneto e Lombardia. Li abbiamo fatti macellare e ora sappiamo con certezza che i poveretti sono stati infettati dai gatti e dai cani domestici, ai quali il virus lo abbiamo passato noi", ha commentato.
Per l'immunologo inoltre questo è "un dibattito che sta ravvivando i complottisti, quelli che credono che sulla Luna non ci siamo mai andati" e - continua - "mi rendo conto che tutto ciò che sa di complotto esercita sempre un certo fascino nella maggior parte delle persone, ma io resto scettico e poco interessato".
In ogni caso, dal punto di vista sanitario, scoprire l'origine del vaccino "non cambierebbe di una virgola il nostro operato. È solo una cosa che, se dimostrata, potrebbe avere un'importanza geopolitica, perché vorrebbe dire che la Cina ha mentito in modo spudorato e questo avrebbe delle conseguenze nelle relazioni internazionali. A noi che studiamo il virus non cambia assolutamente nulla".
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