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Un libro sul 'deep state': "Vi spiego cos'è e come agisce il prepotere"

© AFP 2021 / Filippo MontefortePalazzo Montecitorio
Palazzo Montecitorio  - Sputnik Italia, 1920, 31.05.2021
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Sputnik Italia ha intervistato Flaminia Camilletti, giornalista e autrice de Il prepotere, le forme del deep state italiano (Eclettica Edizioni): "Dalla rete alle nomine, ecco chi sono gli attori che influenzano la politica nel nostro Paese".
Più volte tirato in ballo dall’ex presidente americano Donald Trump durante il suo mandato, protagonista di serie tv e di fantasiose teorie complottiste. Ma cos’è davvero il “deep state”, lo Stato profondo o governo ombra, accusato di influenzare i processi politici ed economici delle nazioni? A cercare di dare una risposta a questa ed altre domande è Flaminia Camilletti, giornalista con una laurea in Relazioni Internazionali alla Luiss e un master in giornalismo economico alla Business School de il Sole 24 Ore, che con Eclettica Edizioni ha dato alle stampe il suo primo libro, Il prepotere, le forme del deep state italiano. A curare la prefazione del volume è stata Camilla Conti, giornalista de La Verità, mentre la postfazione è stata scritta dal capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, Carlo Fidanza.
— Qual è davvero il confine tra realtà e complotto?
Penso che dipenda da come si osservano le cose. Il deep state non è un mondo oscuro e i soggetti che ne fanno parte non sono uomini brutti e cattivi che tramano alle nostre spalle, o almeno non per forza. Il deep state è composto da una fitta rete di interessi che agiscono per profitto e non per perseguire il bene comune.
— Chi è che fa parte della “rete”?
Tutti possono essere attori del deep state, dal funzionario comunale, ai dirigenti d’azienda fino ai vertici di Bruxelles. Il deep state non è un’organizzazione criminale con un apparato organizzato, ma muta continuamente. Il gioco del potere, o del prepotere, si svolge sulla scacchiera delle nomine. Solo che non è la politica a condurlo. Sono i nominati - o chi per loro - a piazzare i politici per manovrarli in Parlamento e in Consiglio dei ministri. È così che opera il deep state.
— Succede anche nel nostro Paese?
Anche qui esistono fondi di investimento, banche speculative, oligarchi, ma anche dirigenti d’azienda o professionisti che agendo nel loro interesse possono danneggiare l’interesse collettivo. Faccio un esempio pratico: abbiamo un’infrastruttura affidata ad un privato tramite una concessione che viene manutenuta non nell’interesse della sicurezza ma perché possa funzionare e quindi generare profitto. Esiste poi un funzionario statale che deve controllare che la manutenzione sia fatta a dovere, ma questo funzionario sta per essere assunto presso la società privata che se ne occupa. Che interesse avrà questo funzionario a sanzionare una manutenzione fatta male? Questo è solo uno dei moltissimi esempi che potrei fare.
— C’è un deep state che influenza le scelte anche dell’attuale governo Draghi?
Beh, ad ognuno il suo turno. Draghi con Jean-Claude Trichet influenzarono le politiche del governo Berlusconi con Tremonti. Oggi gli Eurobond proposti dal professore vengono riproposti da Draghi. È tutto in continua mutazione. Vediamo se l’attuale premier sarà in grado di contrastare queste forze.
— C’è qualche esempio pratico di come il deep state agisce?
Certo, ce ne sono moltissimi. Mi viene in mente quello del taglio della spesa sanitaria di cui parlo nel capitolo sulla sanità. Dal 1980 al 2013 i posti letto in terapia intensiva in Italia sono passati da 922 a 275 ogni 100 mila abitanti. Una riduzione drastica avvenuta in tutta Europa su forte spinta della Commissione europea che, tra il 2011 e il 2018, ha emanato ben 63 raccomandazioni sui tagli alla spesa sanitaria ai Paesi membri. Naturalmente le assicurazioni sanitarie private ne hanno giovato moltissimo.
— L'obiettivo del suo libro è cercare di capire cosa non ha funzionato nel sistema Italia negli ultimi anni, qual è la risposta che si è data?
Sono molte le cose che non hanno funzionato e che tutt’ora non funzionano. Non potremo definirci una nazione seria fino a che non metteremo fine alla pratica delle porte girevoli tra pubblico, privato e politica. L’Italia deve tornare a investire sui propri asset senza cedere sovranità strategiche. E possibilmente non nel modo in cui è stato fatto, ad esempio, con Alitalia.
Edward Snowden - Sputnik Italia, 1920, 24.10.2019
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