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Per Crisanti le prime riaperture "un rischio inutile"

Andrea Crisanti - Sputnik Italia, 1920, 31.05.2021
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Per il noto virologo non bastano i dati diffusi quotidianamente dal ministero della Salute: "Non abbiamo certezza sulla situazione dei contagi".
In un'intervista concessa a La Stampa, il professore Andrea Crisanti ha commentato i risultati dell'ultimo bollettino del ministero della Salute sulla situazione epidemiologica del Covid in Italia, invitando a non lasciarsi andare a facili entusiasmi e a tenere alta la guardia, in base al rischio delle varianti e all'incognita della durata dell'immunità.
"I 2.949 contagi e i 44 morti di ieri, il dato più basso dal 14 ottobre, sono certamente una buona notizia, ma ci sono ancora incognite come la durata dell’immunità e le varianti da non sottovalutare", le parole di Crisanti.
Per il virologo, il maggior rischio proviene al momento dalla variante indiana del coronavirus.
"Molto più contagiosa di quella inglese e destinata a spostare ancora più in alto l'asticella dell'immunità di gregge. La pandemia non è finita e dobbiamo saperlo tutti. In Inghilterra dove si pensava alle riaperture, con il doppio dei vaccinati rispetto all'Italia, c'è una battuta d'arresto".
Crisanti invita a prendere con le pinze i dati, innegabilmente positivi, sul numero delle vittime, ai minimi dallo scorso ottobre.
"Sta succedendo in Italia quello che è accaduto in altri Paesi, dall'Inghilterra a Israele. Serve però cautela, perché il dato di ieri riguarda una domenica legata a un ponte. È sempre meglio guardare i numeri su base settimanale".
Crisanti esprime dubbi e scetticismo sul monitoraggio delle varianti, così come sul numero dei nuovi contagi, su cui "non abbiamo la certezza".
"Mi pare ci sia un'evidente sottostima dei contagi. La settimana scorsa abbiamo avuto una media di 150 morti al giorno per poco meno di 5mila casi. Anche se i decessi si riferissero a contagiati di venti giorni prima i conti non tornerebbero".
In precedenza Crisanti aveva criticato la fretta per le riaperture ed aveva sostenuto la necessità di non revocare il coprifuoco.

Oggi dice: "Penso che abbiamo corso un rischio inutile. Se vado in ospedale per un problema vitale e il medico mi propone due strade, un trattamento sicuro per cui bisogna aspettare qualche settimana e uno mai sperimentato ma vantaggioso per motivi economici, scelgo il primo. Dopo 126 mila morti non esiste il rischio calcolato o ragionato, ma solo il rischio inutile".

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