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Mistero della scomparsa spedizione di Franklin: nuovi dettagli dopo 176 anni

Sir John Franklin  - Sputnik Italia, 1920, 31.05.2021
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Nel 1845 la spedizione della flotta britannica guidata da John Franklin salpò alla ricerca del Passaggio a nord-ovest dall’Atlantico al Pacifico e sparì senza lasciare traccia. Molti anni dopo furono rinvenute le spoglie di membri dell’equipaggio in una delle isole dell’arcipelago canadese. Le ricerche continuano ancora oggi.
Recentemente sono stati rinvenuti sul fondale marino due relitti di navi affondate. E per la prima volta gli scienziati hanno identificato grazie al DNA uno dei partecipanti alla infelice traversata.
Dall’Europa all’Asia passando per il polo
Per diversi secoli i navigatori hanno cercato il passaggio più breve per andare dall’Europa in India e nel Sud-est asiatico. Pareva evidente che tale passaggio andasse ricercato nella regione artica: dalla Groenlandia lungo la costa settentrionale del Canada e poi attraverso lo stretto di Bering per raggiungere il Pacifico. All’inizio del XVII secolo l’esploratore inglese William Baffin arrivò fino all’arcipelago canadese ma a causa dei ghiacci non riuscì a spingersi oltre.
Nel 1818 l’impero britannico inviò due spedizioni polari: una capitanata da John Ross e diretta verso nord-ovest, mentre l’altra capitanata da David Buchan e John Franklin e diretta verso il Polo Nord.
Ross, attraversano la baia di Baffin, fu costretto a tornare indietro. Buchan e Fraklin (ognuno capitano di una nave della spedizione) navigarono tra la Groenlandia e le Svalbard e si scontrarono con lastre di ghiaccio impenetrabili. Le navi in legno senza macchine a vapore non ebbero alcuna possibilità contro il ghiaccio artico. Franklin tentò da solo di continuare, ma poi obbedì all’ordine del superiore e anch’egli fece marcia indietro.
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Un anno dopo l’impero britannico organizzò altre 2 spedizioni. Quella terrestre fu capitanata da Franklin. Dallo stretto di Hudson passando per laghi e fiumi doveva arrivare al Mar Glaciale Artico. I marinai passarono momenti difficili, morirono di fame e freddo, vi furono ammutinamenti. Dei 19 membri dell’equipaggio ne morirono 11, ma portarono a termine la missione. Da allora Franklin è famoso come l’uomo che mangiò i suoi scarponi.
Nel 1825 intraprese un’altra spedizione, di maggiore successo, nell’arcipelago canadese.
Scomparsa misteriosa
Nel 1845 la Gran Bretagna organizzò nuovamente una spedizione alla ricerca del Passaggio a nord-ovest. Fu capitanata dal cinquantanovenne sir John Franklin, ormai un esperto esploratore dei poli. Aveva a disposizione due navi: Erebus e Terror con un equipaggio di 129 uomini.

Superata la Groenlandia, Franklin raggiunse il mare di Baffin. Qui a inizio agosto del 1845 li videro per l’ultima volta dei balenieri. Al tempo non c’erano né la radio né il telegrafo: era la norma non avere notizia dagli esploratori per lungo tempo.

In patria cominciarono a preoccuparsi soltanto dopo 3 anni. Per trovare i dispersi furono mandati più di 50 gruppi di soccorso. In questi viaggi fu descritta nel dettaglio la geografia dell’arcipelago canadese. Il primo a solcare il Passaggio a nord-ovest fu tra il 1903 e il 1906 Roald Amundsen, esploratore polare, anche grazie alle memorie di Franklin. La scomparsa delle due navi e dei 129 uomini dell’equipaggio è ancora oggi considerata la più grande tragedia della storia artica.
Ritrovamenti terribili
Pare che gli Inuit, gli abitanti autoctoni del Canada artico, abbiano visto i membri della spedizione di Franklin. Le loro testimonianze consentirono ai gruppi di salvataggio nel 1859 di ritrovare sull’isola di Re William un accampamento con dei diari e dei corpi.
Nel 1981 sull’isola cominciarono ad effettuare scavi archeologici che continuano ad oggi. Le navi Erebus e Terror sono state oggetto di ricerche per più di 10 anni. Nel 2014 e nel 2016 sono stati ritrovati i relitti delle imbarcazioni sul fondale delle insenature a ovest dell’isola di Re William.
Gradualmente venne fatta luce sulla sorte della spedizione. Le navi superarono l’isola di Baffin. Sull’isola di Beechey seppellirono 3 membri dell’equipaggio deceduti nel gennaio del 1846. Le loro tombe furono ritrovate e i corpi furono identificati sulla base di oggetti personali. La scoperta avvenuta negli anni ’80 dimostrò che i defunti erano smunti, soffrivano di polmonite e tubercolosi.
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Le navi entrarono nell’arcipelago e nella baia di Larsen si scontrarono contro il ghiaccio e andarono alla deriva a ovest dell’isola di Re William. Rimasero in quella situazione per 2 anni. Per la fame e le malattie morirono 24 persone, compreso il capitano Franklin.
Dai diari di bordo sappiamo che il 22 aprile 1848 i restanti 105 marinai tentarono di raggiungere il fiume Back e da lì arrivare al continente. Trascinarono con sé delle scialuppe colme di oggetti. Su questo percorso sono stati identificati 35 luoghi dove erano presenti resti umani. Il luogo più lontano era a 400 km dall’accampamento, nella penisola di Adelaide.
Nel 1992 nella baia di Erebus furono raccolte circa 400 ossa appartenenti a 11 uomini. Le analisi hanno evidenziato una elevata concentrazione di piombo. Questo metallo pesante è tossico e dannoso per le facoltà cognitive. Fu avanzata l’ipotesi che l’avvelenamento da piombo abbia indotto i marinai a prendere decisioni che hanno causato la tragedia.
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Per verificare questa ipotesi, scienziati canadesi, britannici e statunitensi hanno analizzato i capelli dell’uomo identificato come Harry Goodsir, il medico della spedizione. Le sue spoglie furono rinvenute alla fine del XIX secolo e traslate in Inghilterra.
A differenza delle ossa che accumulano tossine per anni, i capelli conservano informazioni in merito all’alimentazione seguita dal soggetto e all’impatto dell’ambiente durante la crescita relative a circa un mese prima della morte. La concentrazione e il rapporto degli isotopi di piombo hanno confermato l’ipotesi dell’avvelenamento. Il pericoloso metallo potrebbe essere stato ingerito tramite il cibo in scatola saldate col piombo oppure dal sistema di desalinizzazione dell’acqua garantito da tubature in piombo.
Tra le altre cause di morte figurano il botulismo e lo scorbuto. Tuttavia, queste ragioni non spiegano fino in fondo l’elevata mortalità dell’equipaggio.
Franklin aveva riserve per 5 anni, c’erano botti con il succo di limone. Cosa sia davvero successo non lo sappiamo. Ma stando ai racconti degli Inuit i marinai sembravano smunti e cedettero al cannibalismo. Queste testimonianze furono confermate dalle ricerche: sulle ossa sono visibili pugnalate, bruciature e altre tracce di questo tipo. Non è tuttavia possibile stabilire se questi soggetti siano stati mangiati, uccisi o siano morti di morte naturale.
Identificazione del DNA
Per lungo tempo è stato proposto di analizzare il DNA delle spoglie provenienti dall’isola di Re William. Questo avrebbe risolto diversi misteri, tra cui quello di determinare il numero esatto di deceduti e di identificare l’identità delle spoglie qualora si trovassero diretti discendenti.
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Nel 2017 gli scienziati canadesi guidati da Douglas Stenton hanno pubblicato i risultati di un’analisi su 37 campioni provenienti dalla baia di Erebus.
Il DNA è stato estratto da denti e ossa, è stato analizzato il genoma mitocondriale ereditato per via materna e il cromosoma Y trasmesso per via paterna.
Si trattava delle spoglie di 24 persone: due Inuit e gli altri europei. In 4 casi si trattava di donne. E sebbene sia noto che a quel tempo nelle flotte fossero operative donne travestite da uomini, in questo caso è da escludere. Probabilmente qui c’è stato un errore.
Recentemente lo stesso team di scienziati ha ricostruito l’aspetto esteriore di uno degli ufficiali di cui sono disponibili le spoglie. La forma del suo cervello e il DNA hanno confermato la provenienza europea.
Otto anni fa Stenton e i suoi colleghi hanno cominciato a cercare i discendenti diretti dei membri della spedizione per comparare il loro DNA. Ma ad oggi non sono riusciti a trovare nessuno. Sono riusciti a ottenere un campione di saliva da Jonathan Gregory, sudafricano. Nella sua famiglia si parla di un antenato, John Gregory, che ha partecipato alla spedizione di Franklin. Ora hanno confermato questa ipotesi con l’analisi del DNA.
John Gregory era un sottufficiale sulla nave Erebus. Era la sua prima esperienza in mare. Dalla Groenlandia inviò alla moglie una lettera in cui descriveva gli iceberg e le balene.
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