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Agenas: terapie intensive al 12%, ai minimi dall'autunno

© REUTERS / Violeta Santos MouraUn ospedale covid in Portogallo
Un ospedale covid in Portogallo - Sputnik Italia, 1920, 31.05.2021
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Le terapie intensive e i reparti Covid-19 degli ospedali italiani si liberano, poiché si riducono le ospedalizzazioni. Un risultato frutto della campagna di vaccinazione.
Buone notizie sul fronte dei ricoveri ospedalieri dovuti al Covid-19, l’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) ha reso pubblico il monitoraggio del 30 maggio 2021, con cui si osserva una discesa a quota 12%, a livello nazionale, della percentuale di posti letto occupati nelle terapie intensive degli ospedali italiani.
Nessuna Regione italiana, inoltre risulta superare la soglia di allerta del 30%.
E calano all'11% anche i posti letto occupati in reparto. Anche in questo caso tutte le regioni risultano essere sotto la soglia d'allerta, che è pari al 40%.
I dati dell’Agenas del 30 maggio si basano su una rielaborazione di quelli forniti dalla Protezione Civile su dati del Ministero della Salute. Essi mostrano i valori più bassi mai raggiunti dall'inizio del monitoraggio Agenas, ovvero da novembre 2020.
I dati, inoltre, non tengono conto delle differenze nella composizione della popolazione (sesso, età, fattori di rischio) e non tengono conto della gravità dei sintomi e/o delle condizioni cliniche dei pazienti. Fattori che possono determinare una diversa propensione alla ospedalizzazione e/o ricovero in terapia intensiva.
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Rimozione restrizioni ai vaccinati

E mentre gli ospedali si liberano e possono tornare alla normale attività di assistenza medica di pazienti con altre patologie, la Commissione europea valuta la proposta di rimuovere le restrizioni ai cittadini vaccinati.
La proposta prevede che a 14 giorni dalla somministrazione della seconda dose, non sia più necessario essere sottoposti a quarantene o a test di verifica.
Il Commissario alla Giustizia dell’UE, Didier Reynerds, ha spiegato che tale pratica viene già applicata in alcuni Stati UE, ma si vuole che sia una norma comune a tutti gli Stati membri per uniformare le leggi e consentire una maggiore libertà ai cittadini vaccinati.
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