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In Europa è stallo sulla riforma della Politica agricola comune

© Sputnik . Alexei Nasirov  / Vai alla galleria fotograficaAgricoltura
Agricoltura - Sputnik Italia, 1920, 29.05.2021
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Non c'è accordo tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulla riforma della Pac. I negoziati riprenderanno a giugno. Filiera Italia: “L'Ue non sembra avere consapevolezza del ruolo centrale della produzione agricola e degli agricoltori”.
I negoziati sulla Politica agricola comune (Pac) “riprenderanno a giugno”. Lo ha annunciato ieri in un tweet il ministro dell’Agricoltura finlandese Jari Leppa. Niente accordo, quindi, per ora, tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulla riforma del settore.
L’auspicio del presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Norbert Lins, del Ppe, citato da Euronews, è quello di arrivare ad una "soluzione costruttiva" entro il mese prossimo. Tra le questioni che hanno fatto saltare l’accordo c’è quella, ricorda Il Fatto Quotidiano, della distribuzione dei sussidi che vengono erogati in base agli ettari di produzione, premiando le grandi imprese. Il Parlamento spinge per modificare questo approccio, che invece il Consiglio Ue vorrebbe mantenere.
Poi c’è il nodo dei finanziamenti ai progetti basati sulla sostenibilità ambientale, che l’Europarlamento vorrebbe portare al 30 per cento, mentre il Consiglio vorrebbe mantenere al 20. Percentuali comunque basse secondo i Verdi. Infine, il tema della “condizionalità sociale” e cioè della riduzione dei finanziamenti per chi viola i diritti dei lavoratori. Favorevoli Italia, Francia e Spagna, contrari Germania e Paesi del Nord Europa.
L’esito del negoziato suscita preoccupazione tra gli addetti ai lavori, visto che con la Pac vengono messi in campo per le aziende 50 miliardi di euro da qui al 2027. “Un indispensabile supporto per milioni di agricoltori che garantiscono quella food security sempre più centrale e strategica a livello globale per assicurare nel contempo indipendenza strategica e sostenibilità dei nostri territori”, commenta Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.
Per questo, sottolinea, è “essenziale che gli sforzi importanti ed i maggiori requisiti ambientali che vengono richiesti agli agricoltori europei siano accompagnati da un adeguato livello di sostegno concreto alla produzione europea basata da sempre sugli standard più alti al mondo affinché i costi più elevati di tali standard non ricadano solo su cittadini creando una situazione in cui produzioni di qualità diventino a causa dei costi elevati appannaggio solo di un’élite di consumatori privilegiati”.
“La Pac – conclude – deve garantire una transizione verde dentro la filiera produttiva e non contro di essa”. Il rischio, altrimenti, è quello di “un crollo inaccettabile della produzione agricola europea a vantaggio solo dei paesi terzi che così sarebbero messi in condizione di esportare di più in Europa producendo con standard più bassi”.
Un accordo sulla riforma della Pac “è possibile e auspicabile, ma non a tutti i costi”, ragiona il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. “Perché – aggiunge - la politica agricola dell’Unione deve continuare a sostenere un processo economico finalizzato a fornire ai consumatori cibo in quantità adeguate, sicuro e di altissima qualità”.
Per affrontare la “sfida” della sostenibilità ambientale, va avanti, “non servono, però, nuovi e complessi adempimenti burocratici; mentre risulta fondamentale un’efficace tutela dei redditi di tutte le imprese, senza penalità in funzione della dimensione”. “Ci auguriamo – conclude Giansanti – che la ripresa delle trattative tra le istituzioni dell’Unione sia caratterizzata da una maggiore attenzione nei confronti delle esigenze economiche delle imprese”.
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