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“Elezioni: vergogna del Paese”: l’Occidente e la vittoria di Assad alle elezioni in Siria

© Sputnik . Mikhail Voskresensky / Vai alla galleria fotograficaLa gente celebra la vittoria di Assad, Siria
La gente celebra la vittoria di Assad, Siria - Sputnik Italia, 1920, 29.05.2021
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Alle presidenziali siriane ha vinto, come previsto, Bashar Assad. Gli USA, l’UE e la Turchia non hanno riconosciuto l’esito delle elezioni le quali sono state equiparate a una messa in scena.
I player internazionali hanno esortato il Paese a portare a termine la riforma costituzionale. Sputnik approfondisce per voi in che modo sta prendendo avvio il settennio di Assad al potere.

Dieci anni alla presidenza

La Siria è uno dei pochi Paesi del Medio Oriente in cui le strade delle città vengono decorate con i ritratti del presidente uscente e di quello in carica. Questo avviene non soltanto per via dell’unità di pensiero dei leader, ma anche per una questione più profonda. Infatti, il predecessore di Bashar al-Assad è stato suo padre Hafiz che ha governato per 30 anni. Il figlio è al potere da una ventina d’anni, ma questa ennesima vittoria lo avvicina pienamente al traguardo di governo conseguito dal padre.
I concorrenti di Assad (il socialista Abdullah Abdullah e il socialdemocratico Mahmud Marei) hanno ammesso che non è semplice vincere sul capo di Stato in carica. Le autorità hanno il controllo sulle aree chiave della Siria dove hanno allestito 12.000 seggi elettorali.
Il fil rouge della campagna elettorale di Assad è che egli è riuscito a fermare il conflitto nel Paese e ha sconfitto i gruppi estremisti islamici. Il presidente ha scelto un seggio simbolico per recarsi alle urne. Infatti, insieme alla moglie si è recato nella città di Duma dove 10 anni partirono le prime proteste antigovernative.
I jihadisti tennero in scacco Duma per lungo tempo e la città rientrò sotto il controllo di Damasco soltanto 2 anni fa grazie all’intermediazione della Russia. I combattenti del gruppo Jaysh al-Islam si arresero e scapparono verso nord, a Idlib. Riferirono di un attacco chimico, ma non fu possibile confermare o smentire la notizia. Oggi la situazione nella regione è relativamente tranquilla.

Agitatori e provocatori

L’area meridionale del Paese è in mano alle forze governative. Tuttavia, anche in questa regione nel giorno delle elezioni vi sono state delle provocazioni. Nel Governatorato di Dar'a sono stati appesi manifesti recanti le scritte “Una Siria senza Assad”, “Elezioni: vergogna del Paese”.
Imprenditori, personalità del mondo della cultura, capi tribù hanno firmato petizioni per boicottare le elezioni. Nei seggi elettorali si sono verificate delle esplosioni a seguito delle quali fortunatamente nessuno è rimasto ferito. Nelle città di Tafas e Jasim gli attivisti hanno organizzato delle proteste.
Anche l’area nord-occidentale del Paese è stata caratterizzata da disordini organizzati dai gruppi curdi delle Forze democratiche siriane. I leader del gruppo hanno vietato la partecipazione alle elezioni. Si poteva votare invece nelle città di Al Hasakah e Qamishli. Il comitato elettorale ha ammesso che le elezioni in queste regioni non hanno potuto esprimere in maniera completa la volontà dei cittadini.
La provincia settentrionale di Idlib, le città di Ras al-Ayn e Tell Abiad rientrano nell’area di competenza della Turchia e dei gruppi contrari ad Assad. Qui i cittadini si sono rifiutati di allestire i seggi elettorali e hanno equiparato le elezioni a una messa in scena.

In contrasto con la risoluzione

Ai rifugiati siriani non è stato concesso di votare né in Turchia (dove si trovano oltre 6,5 milioni di cittadini siriani) né in Europa. Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia e USA si sono preventivamente rifiutati di riconoscere la legittimità delle elezioni siriane diramando il giorno prima del loro svolgimento un comunicato congiunto in cui esortavano a “non consentire ad Assad di mantenere il potere nel Paese”.
“Il diritto di partecipare alle elezioni deve essere garantito a tutti i siriani. Ai rifugiati, agli sfollati all’interno del Paese, ai membri della diaspora è necessario garantire pari opportunità di voto, ma in condizioni sicure. Se tali condizioni non sono soddisfatte, le elezioni non possono essere giudicate valide”, si legge nel comunicato.
In Libano sono stati aperti dei seggi, ma non tutti i siriani in loco sono riusciti a esercitare il loro diritto di voto. Sono stati ammessi alle urne quei cittadini siriani censiti dall’ambasciata o in possesso dello status ufficiale di rifugiato. I siriani che in Libano possiedono queste caratteristiche rappresentano la minoranza.
La Russia ha riconosciuto queste elezioni. “Le elezioni in Siria ottemperano alla Costituzione e alla legislazione vigenti. Non vi è alcuna violazione del diritto internazionale”, ha commentato il vice-rappresentante russo all’ONU Dmitry Polyansky. Il diplomatico ha altresì criticato i Paesi che non hanno allestito nel proprio territorio i seggi per consentire ai siriani all’estero di votare.
Ma i detrattori di Assad in Siria e all’estero sono inflessibili: finché non sarà approvata una nuova Costituzione non ha alcun senso tenere delle elezioni. Al documento lavorano ormai da 6 anni sia le autorità in carica sia l’opposizione. Ma non si riesce a trovare un punto di incontro.

Candidato unico

“Le elezioni presidenziali siriane sono un passaggio obbligato. Dal 2014 sulle schede non c’è più solo uno, ma diversi candidati. Prima c’era solo Assad”, spiega Kirill Semenov, esperto di Medio Oriente.
Tuttavia Semenov si dice scettico in merito a queste novità. “Le elezioni violano la risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza dell’ONU in merito alla riforma costituzionale e alla creazione di un organo di transizione del potere”, spiega l’esperto.
La vittoria preannunciata del leader in carica non garantisce alcuna stabilità di lungo periodo, afferma convinto il politologo. “La Siria rimane divisa tra sostenitori e detrattori di Assad. Parte del territorio siriano rimane sotto il controllo di USA e Turchia. Rimane significativa l’influenza di Russia e Iran. Tutti questi attori esterni influenzeranno i processi così come farà Assad”, osserva l’esperto.
Per l’Occidente la questione siriana non è centrale. Infatti, il Paese non è minacciato da una ripresa di alcun conflitto armato su larga scala. Per questo, l’Europa per un po’ di tempo non dovrà preoccuparsi di nuovi flussi di rifugiati siriani, aggiunge l’esperto.

Cause di forza maggiore

Il rifiuto dell’Occidente di riconoscere l’esito delle elezioni non significa che i Paesi occidentali non negozieranno con Assad, spiega Ruslan Mamedov, esperto di Medio Oriente.
“La sicurezza dell’UE dipende direttamente dalla situazione in Siria. Se ne Paese la situazione dovesse precipitare, allora Germania, Gran Bretagna e Grecia si ritroverebbero di nuovo a ricevere ingenti flussi di rifugiati. Finché Assad riuscirà a mantenere la situazione in equilibrio, Bruxelles sarà costretta ad accettarlo”, osserva Mamedov.
Secondo l’esperto, soltanto la Lega araba è in grado di alleviare le tensioni tra Damasco e l’Occidente. Nell’ambito di questa organizzazione regionale Riad, Doha e altri detrattori di Assad potrebbero perlomeno trovare dei punti di incontro. Questo garantirebbe il conseguimento di una stabilizzazione dei processi politici non solo in Siria, ma anche nell’intera regione mediorientale.
Gli esperti concordano sul fatto che le prospettive di un ennesimo settennio di Assad dipendono direttamente dalla bontà della situazione economica. Se il popolo non avrà di che guadagnarsi da vivere, allora non sono da escludere proteste nemmeno nelle leali province pro-governative.
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