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Nuove tensioni al confine tra Armenia e Azerbaigian

© Sputnik . Iliya Pitalev / Vai alla galleria fotograficaCase distrutte a Nagorno-Karabakh
Case distrutte a Nagorno-Karabakh - Sputnik Italia, 1920, 28.05.2021
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Al confine tra Armenia e Azerbaigian la situazione non è delle migliori da un paio di settimane. Dopo la guerra per il Nagorno Karabakh i Paesi intendono decidere in merito alla demarcazione dei confini, ma si tratta di un compito difficile vista la conformazione montana del territorio.
Erevan ha accusato Baku di essersi impossessata di alcuni territori nella regione di Syunik e ha chiesto aiuti militari all’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva. Azerbaigian risponde dicendo di avere difficoltà tecniche al momento. Sputnik in questo articolo cerca di approfondire per voi le ragioni di questa nuova escalation.
Provocazioni su pretesto
I primi a lanciare il segnale d’allarme sono stati gli abitanti del comune frontaliero di Goris. “Il nemico ha valicato il confine e si è spinto per 3 km in direzione del comune di Verishen. Date ascolto agli abitanti di Syunik. Per noi è la fine. Non fa più differenza per noi”, scrive sui social la vice-sindaca della città Irina Yolyan.
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Il suo collega Menua Ovsepyan aggiunge: “Si tratta di un confine nazionale. Ma non ci è stato dato riscontro sulla dislocazione del confine nella regione di Syunik. Il governo deve intervenire e dare disposizioni a chi di dovere”.
Nikol Pashinyan ha reagito rapidamente: “Nelle regioni di Syunik e Gegharkunik crescono le tensioni. Oltre 200 soldati azeri hanno valicato illegalmente il nostro confine”. E si è rivolto alla ricerca di aiuti agli alleati della Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva e ha conversato più volte al telefono con Vladimir Putin. Mosca ha confermato che “continuerà a facilitare la normalizzazione della situazione sul confine armeno-azero”.
Anche Emmanuel Macron si è espresso sul tema. “L’Azerbaigian ha invaso l’Armenia. Chiediamo una ritirata tempestiva. Lo ribadisco, la Francia è solidale con il popolo armeno”, ha scritto su Facebook in lingua armena. Anche i diplomatici statunitensi ed europei hanno espresso la loro preoccupazione.
Carte sovietiche
Il punto per Baku è la demarcazione dei confini. All’inizio degli anni 2000, quando la maggior parte dei Paesi post-sovietici stava delimitando i propri confini, Armenia e Azerbaigian ancora erano in guerra. Quindi, in quel momento non si riuscì a fissare la demarcazione dei confini.
L’esito della prima guerra del Nagorno Karabakh non fece che peggiorare la situazione: finirono sotto il controllo armeno 7 regioni azere. Baku parlò di occupazione e si rifiutò di intavolare qualsivoglia discussione in merito ai confini. Dopo la seconda guerra del Nagorno Karabakh, l’Azerbaigian decise che fosse giunto il momento di avviare questa discussione. Considerato che i territori oggetto di controversie si trovano in aree montane dove abbondano fiumi e laghi, Baku non ha escluso possibili “difficoltà tecniche” nel processo di demarcazione.
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"Paradiso perduto" del Nagorno-Karabakh
L’Azerbaigian rafforza la sicurezza ai confini. E questo avviene sulla base delle mappe (sovietiche, NdR) che regolano i confini di Baku ed Erevan. Noi rispettiamo la sovranità dei confini, l’integrità territoriale e il principio di non aggressione”, comunica il Ministero azero degli Esteri.
Baku ha esortato Erevan a risolvere questioni controverse bilaterali anche senza l’intervento di intermediari. “La reazione armena è uno strumento politico da sfruttare nella campagna elettorale che si sta svolgendo nel Paese”, afferma convinto il Ministero azero degli Esteri.
Pashinyan invece insiste che i Paesi non possano risolvere le criticità esistenti su base bilaterale in quanto tra di loro non sussistono relazioni diplomatiche. “Processi quali l’avvio di relazioni e la demarcazione di confini devono essere effettuati in un contesto trilaterale”, ha spiegato.
I peacekeeper russi che si trovano nell’area transfrontaliera come da accordi a partire dal 9 novembre 2020 stanno tentando di normalizzare la situazione la quale tuttavia continua ad essere tesa.
Pashinyan quotidianamente si sente con gli alleati dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva e con i diplomatici europei. Ilham Aliev, a sua volta, ha discusso della situazione frontaliera con Jake Sullivan, consigliere del presidente USA alla sicurezza nazionale.
Inoltre, Hikmet Gadjev si è recato a Bruxelles per intavolare delle trattative con il braccio destro del segretario generale della NATO Mircea Geoană.
Accordi segreti
L’Armenia si sta preparando alle elezioni parlamentari straordinarie previste per il mese di giugno. I detrattori di Pashinyan stanno cercando di ottenere la maggioranza in parlamento facendo fuori il suo partito Contratto civile. E le loro pretese nei confronti del capo di governo non si limitano al conflitto nella regione di Syunik.
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L’opposizione è preoccupata da un certo nuovo documento siglato con l’Azerbaigian. Queste informazioni sono state diffuse dall’ex ambasciatore armeno in Vaticano Mikayel Minasyan. In un canale Telegram ha pubblicato un’immagine parzialmente oscurata in cui sono però visibili i primi due punti della presunta dichiarazione trilaterale tra Armenia, Azerbaigian e Russia. Nel testo si legge della creazione di commissioni nazionali per la demarcazione e la delimitazione dei confini. Minasyan ricorda che Pashinyan sta altresì discutendo con Aliev in merito alla cessione all’Azerbaigian di 5 comuni della provincia di Ararat. La popolazione in queste enclaves è per la maggior parte azera.
Le manifestazioni sotto il palazzo del governo chiedevano di tenere delle audizioni parlamentari. La richiesta principale a Pashinyan era quella di “cessare qualsivoglia accordo segreto” con Baku.
Anna Nagdalyan, ministra armena degli Esteri, in seguito ha dichiarato che ad oggi la repubblica azera non avrebbe ritirato i militari dalla regione di Syunik e che la presa in esame di altre questioni è di fatto impossibile.
Torna la paura
“L’Azerbaigian ha avviato il processo di demarcazione dei confini subito dopo la sottoscrizione dell’accordo trilaterale il 9 novembre. Ma solo adesso in Armenia sta divagando il panico”, afferma l’esperto azero Farhad Mamedov. “Degno di nota è il fatto che a lanciare l’allarme sia stata la regione di Syunik. Il governatore di quest’ultima si presenta alle elezioni con il partito Armenia Prospera. È uno dei partiti che rientrava nel blocco dell’ex presidente Robert Kocharyan, il principale avversario di Pashinyan. La regione sta diventando un avamposto dell’opposizione”.
Mamedov ritiene che i punti dolenti nel processo di demarcazione possano essere sciolti da una commissione impegnata sul tema. Ma per istituire una tale commissione sono necessari una certa volontà politica nel riconoscere il reciproco diritto all’integrità territoriale e l’instaurazione di relazioni diplomatiche.
“Erevan accusa Baku di aver tentato di prendere il controllo sulla regione di Syunik. Da qui parte anche il cosiddetto Corridoio di Syunik, ma non stiamo parlando della conquista di territori armeni. L’opposizione e Pashinyan stanno alimentando tensioni e paure in maniera artificiale. Ad oggi comunque permane la presenza di militari armeni in Nagorno Karabakh. Sebbene nell’accordo del 9 novembre si dice che la missione di pace debba essere effettuata parallelamente alla ritirata dei militari armeni da quelle aree. Pare dunque che Erevan stia cercando dei modi per non riconoscere l’integrità territoriale dell’Azerbaigian. Smettete di parlare del Karabakh e poi smetteremo di parlare di Syunik”, così esprime il suo pensiero in merito Mamedov.
Il politologo non esclude che a breve le parti sottoscriveranno un ulteriore documento trilaterale tra Baku, Erevan e Mosca. “Il processo di demarcazione non è facile. Dovranno essere prese in considerazione anche le 6 enclaves nell’Armenia settentrionale a maggioranza azera. Apparentemente nel nuovo documento anche questi territori saranno oggetto di attenzione”, sostiene Mamedov.
“Un’occupazione infida”
“Entrambe le repubbliche hanno tra le mani delle mappe sovietiche. In base a queste dovrebbe essere effettuata la demarcazione. Ma pare che Baku non sia interessato ad agire in questo modo”, osserva il giurista e politologo armeno Artashes Halatyan. “In base alle provocazioni di natura frontaliera, Aliev desidera mettere in discussione tutto ciò che le parti hanno realizzato nei 6 mesi dopo la sottoscrizione dell’accordo del 9 novembre. La retorica belligerante delle autorità azere conferma che le stesse non intendono dare attuazione agli accordi”.
Halatyan ricorda che Armenia e Azerbaigian sono Stati membri dell’ONU, della CSI e di altre organizzazioni internazionali. Entrando a far parte di queste istituzioni, questi Paesi hanno dichiarato l’assenza di qualsivoglia pretesa territoriale, ma Baku sta violando le obbligazioni assunte a proprio carico.
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“L’incidente frontaliero è una occupazione infida delle nuove terre armene. Ma del resto in quale altro modo possiamo interpretare le dichiarazioni di Aliev di occupare con la forza la regione di Syunik? Erevan non cederà i propri diritti sovrani su questo territorio. È difficile credere che Baku consenta anche a noi di utilizzare questi territori. Farebbero meglio a prendere i nostri territori con la forza senza prendere accordi con nessuno”, ritiene Halatyan.
Gli esperti azeri e armeni citati in questo approfondimento sono concordi sulla necessità di avviare delle consultazioni. Secondo Halatyan, Baku deve rinunciare alla sua retorica di aggressività. Mamedov, dal canto suo, invita alla risoluzione dei problemi sulla base degli accordi stipulati a novembre e a gennaio.
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