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Non è un Paese per laureati: aumenta di oltre il 40% la fuga di cervelli all'estero

© Foto : Darya Postnova - RANEPAGli studenti e studentesse della Facoltà di Studi Internazionali e Gestione Regionale
Gli studenti e studentesse della Facoltà di Studi Internazionali e Gestione Regionale  - Sputnik Italia, 1920, 28.05.2021
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La laurea non aiuta ad entrare nel mondo del lavoro né a fare carriera. Questa la ragione per cui sempre giovani scelgono di lavorare all'estero dopo essersi formati in Italia.
Sempre più cervelli fuggono dall'Italia per trovare lavoro e fare carriera all'estero. Dal 2013 il numero di giovani andati via dopo aver conseguito una laurea nelle università italiane è aumentato del 41,8%. Un dato preoccupante che indica l'incapacità del mercato del lavoro di assorbire e valorizzare personale qualificato formato negli atenei del Paese.
A differenza degli altri Stati dell'Ocse, in Italia la laurea non spalanca le porte del mondo del lavoro né consente maggiore possibilità di far carriera rispetto a chi ha un titolo di istruzione inferiore.
Lo scrivono nero su bianco i giudici contabili nel Referto sul Sistema Universitario 2021 approvato dalle Sezioni riunite della Corte dei Conti.
"Le limitate prospettive occupazionali, con adeguata remunerazione, spingono sempre più laureati a lasciare il Paese (+41,8% rispetto al 2013)", si legge nel dossier.
La Corte, inoltre, puntualizza che la “fuga di cervelli” non è compensata da un analogo afflusso di persone altamente qualificate dall’estero, rilevando un saldo netto negativo.
Oltre a spingere i cervelli all'emigrazione le basse prospettive degli studi universitari incidono sulla quota di adulti laureati, inferiore rispetto agli altri Paesi Ocse, anche se nell'ultimo decennio il numero di laureati più giovani è aumentato.
Nell'anno 2019 in Italia solo il 68% dei laureati risultava occupato, contro una media dell'85% dei Paesi Ocse. In media in Italia le donne sono più formate rispetto agli uomini. Nello stesso anno, infatti, il 34% delle donne e il 22% degli uomini tra i 25 e i 34 anni erano laureati. Tuttavia l'emigrazione riguarda maggiormente le laureate rispetto ai colleghi maschi.
Secondo i dati Istat nel 2018 hanno lasciato il Paese 117 mila italiani, tra cui 30 mila laureati. Rispetto a dieci anni prima è andato via il 10% in più delle donne e il 7% in più degli uomini.
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