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Pregi, ma anche limiti e rischi: Vaccini Pfizer e AstraZeneca sotto analisi dai ricercatori

© REUTERS / Jon NazcaIniezione del vaccino
Iniezione del vaccino - Sputnik Italia, 1920, 26.05.2021
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Due recenti studi, uno che prende in esame il vaccino Pfizer, l’altro che studia il vaccino AstraZeneca, hanno analizzato alcune ricorrenze statistiche per valutare limiti e rischi degli inoculi. Per lo Pfizer è risultata una sospetta resistenza alla risposta immunitaria in specifici casi, per l’AstraZeneca una correlazione con rari casi di ictus.
Alcuni farmaci possono soffocare la piena risposta immunitaria ai vaccini a mRNA, come quello della Pfizer / BioNTech, secondo lo studio pubblicato ieri sulla rivista Annals of Rheumatic Diseases.
I pazienti che assumono metotrexato soprattutto, un farmaco comunemente prescritto a chi soffre di artrite reumatoide, psoriasi e altre malattie autoimmuni, potrebbero non avere una risposta immunitaria completa al vaccino, stando alle conclusioni dei ricercatori della Langone Health della New York University e della FAU Erlangen-Nuremberg e dell'Universitätsklinikum Erlangen in Germania.
La conclusione è stata evinta esaminato i pazienti con malattie infiammatorie immunomediate (IMID). Alcuni di questi soggetti assumevano metotrexato, altri no. Come campione di controllo sono stati considerati soggetti sani. Tutti e tre i gruppi sono stati vaccinati con BNT 162b2, il vaccino mRNA Covid-19 della Pfizer / BioNTech con due iniezioni.

I risultati sono stati i seguenti

Soggetti sani: 204 su 208, pari al 98,1%, hanno raggiunto un'adeguata immunogenicità dopo la doppia somministrazione del vaccino Pfizer
Pazienti affetti da IMID non trattati con metotrexato: 34 su 37, pari al 91,9%, hanno mostrato adeguata immunogenicità dopo il vaccino
Pazienti affetti da IMID trattati con metotrexato: 28 casi su 45, pari solo al 62,2%, avevano maturato adeguata difesa immunitaria dopo la vaccinazione.

Solidità e limiti della ricerca

È vero che:
sia i pazienti che stavano assumendo metotrexato presi in esame a New York che quelli in Germania, erano in media più anziani degli altri pazienti;
la dimensione del campione è troppo piccola per giungere a conclusioni definitive;
è stato testato solo il vaccino mRNA Pfizer / BioNTech
la ricerca non includeva partecipanti con precedenti infezioni asintomatiche Covid-19.
Tuttavia, va anche detto che la varianza statistica salta all’occhio e qualcosa dovrà pur dire. Saranno senz’altro necessari approfondimenti ma sembra plausibile che una relazione diretta tra uso di determinati farmaci contro malattie autoimmuni possano inibire l’azione dei vaccini a mRNA.

Lo studio sugli ictus collegati all’AstraZeneca

Un altro studio, anch’esso uscito ieri ma in questo caso britannico, ha voluto analizzare nel dettaglio tre rari casi di ictus che si ritiene essere direttamente correlati alla somministrazione del vaccino AstraZeneca.
Il professor Hugh Markus, dell'Università di Cambridge che ha contribuito alla ricerca pubblicata sul Journal of Neurology Neurosurgery & Psychiatry, ha osservato che “è importante ricordare che questi effetti collaterali sono rari e molto meno comuni sia della trombosi venosa cerebrale che dell'ictus ischemico associato alla stessa infezione da Covid-19", aggiungendo tuttavia che tali casi vadano comunque analizzati nel dettaglio per poter capire le esatte relazioni causa-effetto e prevenirli in futuro.

3 casi analizzati

La prima paziente, una donna asiatica di 35 anni, aveva sviluppato cefalea episodica temporale destra e periorbitale 6 giorni dopo aver ricevuto il vaccino ChAdOx1 nCoV-19 dell’AstraZeneca. Cinque giorni dopo, si è svegliata con debolezza su tutta la parte sinistra del viso, su braccia e gambe, preferenza per lo sguardo destro e sonnolenza. È stata rilevata una trombosi. La paziente è stata sottoposta a intervento chirurgico di urgenza ma quattordici giorni dopo il suo livello di coscienza è improvvisamente calato per poi morire.
La seconda paziente, una donna bianca di 37 anni, si è presentata 12 giorni dopo aver ricevuto il vaccino con cefalea diffusa, perdita del campo visivo sinistro, debolezza del braccio sinistro e stato confusionale. La paziente è stata trattata con fondaparinux ed è lentamente migliorata.
Il terzo paziente, un uomo asiatico di 43 anni, si è presentato 21 giorni dopo il vaccino con disfasia. La TC e la risonanza magnetica hanno mostrato un ictus frontale e insulare sinistro acuto. È stato trattato con trasfusione di piastrine, immunoglobuline per via endovenosa e fondaparinux. Attualmente è stabile ma ancora ricoverato.

Sindrome da trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino

Lo studio conclude che, oltre alla trombosi venosa, lo spettro neurologico di questi casi possa includere l'occlusione arteriosa e che la sindrome debba essere definita ‘sindrome da trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino (VITT), con tanto di proprio protocollo di intervento, che, appunto questa ricerca, dovrebbe contribuire a definire.
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