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Il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi in Italia: a metà 2022 si conoscerà il sito

© AFP 2021 / JOCHEN LUEBKEMateriale radioattivo
Materiale radioattivo - Sputnik Italia, 1920, 26.05.2021
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Poi ci vorranno altri otto anni per l’operatività. Intanto prosegue la procedura che va verso la consultazione pubblica e sono stati individuati 67 possibili luoghi
Per sapere dove sorgerà il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi in Italia bisognerà aspettare la metà del 2022. Lo ha annunciato l’amministratore delegato di Sogin, Emanuele Fontani, in commissione Ecomafie parlando degli sviluppi del sito di stoccaggio che diventerà poi operativo nel 2030.
Attualmente nessun territorio si è autocandidato a ospitare il deposito, che deve essere individuato pena sanzioni europee, e quindi la scelta potrebbe essere imposta dall’alto.
“Al momento ci troviamo nella fase di consultazione pubblica. Dopo ci sarà il seminario nazionale previsto per i primi di settembre; che dovrebbe durare tra i 30 e i 60 giorni, con sessioni di 3-4 giorni insieme con le 7 Regioni interessate”, ha detto Fontani.
Attualmente in Italia esistono 20 depositi di rifiuti radioattivi e al deposito nazionale saranno destinati “95mila metri cubi di rifiuti radioattivi, di cui 78mila a bassa attività, e 17mila a media e alta attività”, ha spiegato l’Ad di Sogin.
La maggior parte, il 60%, proviene dallo smantellamento degli impianti nucleari dismessi in Italia e il 40% “in progress da medicina nucleare, attività di ricerca, e dall’industria”.

La mappa dei candidati

Nella lunga fase di decisione per il deposito nazionale, descritta passo per passo sul sito dedicato, sono stati individuati 67 possibili siti.
La ricerca è stata redatta in base principalmente alla soglia dei 300 anni di contenimento: questa è la chiave per la scelta dei papabili.
Poi ci sono anche altri 25 criteri da seguire per scegliere luoghi sicuri per almeno tre secoli. Sono escluse le aree soggette a eventi naturali, inondazioni, zone sismiche o nei pressi di vulcani.
Le aree individuate sono state 67: nel Nord si registra il Piemonte con aree idonee concentrate soprattutto ad Alessandria e in provincia di Torino.
Nel Centro-Italia ci sono due grandi aree concentrate nella provincia di Viterbo: Montalto di Castro, Ischia di Castro, Tuscania e Tarquinia, e poi Corchiano, Vignanello e Soriano nel Cimino.
Altre due zone sono state individuate in Toscana: a Campagnatico (Grosseto) e Pienza e Trequanda (Siena).
Nella zona meridionale dello Stivale ci sono poi aree in Basilicata e in Puglia: Genzano di Lucania, Gravina di Puglia, Matera, Bernalda e Montalbano Jonico.
Aree adatte anche in Sicilia, a Segesta, Trapani nella parte occidentale, Petralia Sottana (centrale provincia di Palermo) e Butera (Caltanissetta). E in Sardegna un totale di14 aree tra Siapiccia (Oristano) e Ortacesus (Sud Sardegna).

La scelta finale

Mancando una zona che si è autocandidata per accogliere il deposito, la scelta verrà presa tramite una consultazione pubblica e il seminario nazionale. E infine, se necessario dall'alto.
In questo periodo di consultazione verrà avviato un “dibattito pubblico vero e proprio che vedrà la partecipazione di enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca”, secondo il ministero dell’Ambiente.
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